CRONACA - 04 maggio 2020, 07:00

Coronavirus, Alice racconta dalla Francia: “Fase 2? Scuole e negozi riaprono e no autocertificazione. Ma sono scettica”

Originaria di Cossato, Alice Pistono ha 24 anni, vive a Nizza e insegna scienze, biologia e chimica in lingua inglese. E in prima persona ha vissuto i mesi dell’emergenza. “Non tutte le norme di contenimento sono rispettate”. E sul Biellese: “Ho nostalgia. Desidero riabbracciare i miei cari”.

alice pistono francia

“Ho deciso di rimanere in Francia nei giorni della quarantena per evitare di mettere in pericolo i membri della mia famiglia. Fortunatamente, non ho trascorso questo periodo da sola. Ora, siamo in attesa di capire come ci si comporterà nelle prossime settimane”. A quasi due mesi dall’inizio del lockdown, il governo francese si prepara ad allentare le rigide misure di contenimento e a ripartire in modo graduale dall’11 maggio. Prorogando, tuttavia, lo stato di emergenza sanitaria fino al prossimo 24 luglio.

Testimone di ciò che stanno avvenendo ai cugini d’Oltralpe è la biellese Alice Pistono: 24 anni e originaria di Cossato, vive da 5 anni all’estero e, dal mese di agosto, si è stabilita a Nizza, da dove si reca ogni giorno al centro accademico del Principato di Monaco per insegnare scienze, biologia e chimica in lingua inglese a ragazzi che si preparano per l’università e ai test di ammissione delle scuole internazionali. Oltre a questo, si occupa di comunicazione scientifica attraverso i suoi canali social e scrive articoli per alcuni giornali di settore. E negli ultimi mesi ha osservato, in prima persona, gli effetti del Covid-19 in entrambi i paesi europei. “La quarantena è iniziata nello stesso periodo – racconta – e purtroppo le scuole sono state le ultime a chiudere. Ma sono stata fortunata perché ho avuto l’opportunità di svolgere il telelavoro. Le giornate sono state impegnative fin da subito: le famiglie, infatti, si sono ritrovate senza alcun supporto accademico e hanno più che mai avuto bisogno di un’insegnante che le seguisse individualmente. L’educazione e l’informazione scientifica sono due dei settori che questa crisi non ha toccato in maniera negativa, ma anzi si sono rivelati ancor più indispensabili viste le misure adottate”.

Sia in Francia sia nel Principato sono state introdotte una serie di restrizioni simili a quelle italiane, come il distanziamento sociale e le uscite giustificate per il lavoro e l’acquisto di farmaci e generi alimentari. “Ma non tutte le norme sono rispettate in maniera opportuna – confida Alice – Le persone vanno spesso in giro affollando strade e ingressi dei supermercati, senza mascherine e il rispetto di alcuna distanza. Credo che il sentimento di libertà personale sia fondamentale per i francesi, che si sentono in qualche modo a disagio in una costrizione di questo tipo. Anche i tamponi sono inferiori a quelli italiani e risento molto di queste mancanze. Forse, si dovrebbe prendere ad esempio l’Italia”.

Spostandosi a Monaco la situazione pare a tratti simile. “Nel Principato, dove si è ripreso il 4 maggio, si è deciso di dare fiducia ai cittadini affidandosi al senso civico e al buon senso di tutti – aggiunge – Ma le persone non prendono ancora la faccenda seriamente. L’amministrazione locale si sta spendendo molto per garantire ad ognuno almeno due maschere riutilizzabili per le prossime settimane, ma è l’applicazione individuale a mancare”. Come altrove, la vita scorre lenta e nell’attesa di un ritorno alla normalità. “Ho condotto giornate tranquille: lavoro da casa e spesa una volta a settimana. È stato un sacrificio non poter uscire e stare all’aria aperta a causa dell’irresponsabilità di alcuni”.

Ad oggi, sono 24.594 i decessi per coronavirus, con 167.346 casi confermati e 50.212 guarigioni. E dall’11 maggio, seppur con molta prudenza e cautela, la Francia entrerà nella Fase 2 fino al 2 giugno se gli indicatori lo consentiranno.
“Non ci sarà più l’autocertificazione – sottolinea – dunque ci si potrà spostare in libertà senza limitazioni fino a un raggio di 100 km dalla propria abitazione, senza varcare la frontiera nazionale. Le spiagge saranno chiuse ma riapriranno la maggior parte delle attività commerciali del paese (tranne bar, ristoranti, cinema e teatri) e le scuole materne e elementari su base facoltativa dei ragazzi. Poi dovrebbero partire gli altri gradi superiori. Il telelavoro è consigliato fino al 2 giugno. Infine, sarà obbligatorio l’uso di mascherine sui mezzi pubblici. Personalmente, sono scettica e nutro diversi dubbi, specialmente sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Purtroppo non sono stati resi obbligatori, se non a bordo di autobus e metro. E questo mi preoccupa”.

Uno stato di agitazione avvertito anche per ciò che sta accadendo in Piemonte e nel suo Biellese. “Sono in pensiero per la mia terra d’origine – confida - vista la difficoltà di capillarizzare i controlli e tenere sott’occhio i contagi con efficienza. Ma in cuor mio credo che la situazione sia più preoccupante in altri luoghi. Penso che, imponendo anche con norme molto strette le distanze di sicurezza, il nostro Paese abbia una chance di ripartire. Ma il rispetto di queste dev’essere reso obbligatorio. Mi auguro che, tra un paio di mesi, ci sia la possibilità di varcare la frontiera e ritornare a casa. Riabbracciare i propri cari, dopo la dovuta quarantena, è ciò che più desiderano tutti coloro che risiedono all’estero”.  

Puoi leggere:
La storia di Giulia dalla Cina (clicca qui)
La storia di Elena dalla Francia (clicca qui)
La storia di Silvia e Matteo dal Regno Unito (clicca qui)
La storia di Manuela dal Giappone (clicca qui)
La storia di Andrea dalla Germania (clicca qui)
La storia di Mattia dalla Spagna (clicca qui)

g. c.

SU