ATTUALITÀ - 11 giugno 2013, 21:10

3.647 euro per 600 milioni di litri d'acqua

E' quanto paga l'impianto della Coca Cola di Gaglianico. Un prezzo di molto inferiore anche a quello corrisposto da Guizza o Lauretana. Nella sede biellese della multinazionale americana 50 lavoratori in esubero

3.647 euro per 600 milioni di litri d'acqua

Il prezzo dell'acqua pubblica non è uguale per tutti. A Gaglianico se aprite il rubinetto e riempite una caraffa da un litro vi costerà 0,0017 euro se invece è la Coca-Cola Hcb a farla sgorgare dal suo pozzo allora costa 0,00000548, cioè 310 volte di meno. Questo è ciò che sostiene sul numero di maggio di “Altreconomie” il giornalista Luca Martinelli, che fa i conti alla partecipata del colosso americano. Raggiunto al telefono ci spiega come si è mosso per costruire la sua inchiesta: “Abbiamo cercato i dati relativi alle concessione di canoni per l'uso dell'acqua pubblica in tutte le regioni dove l'azienda opera, e moltiplicando la portata media che nello stabilimento di Gaglianico è 22,20, per il canone unitario che in Piemonte è 164,28 euro, il risultato ottenuto è di un costo pari a 3.647 euro all'anno per 600 milioni di litri prelevati dalla falda acquifera sotto lo stabilimento. In Italia nel 2011 – Prosegue  Martinelli – Coca-Cola Hcb ha prelevato qualcosa come 2,4 miliardi di litri d'acqua a un costo irrisorio”.

L’abissale disparità fra i prezzi dell’acqua non riguarda soltanto i privati, anche Guizza e Lauretana pagano più di Coca Cola Hbc l’acqua che imbottigliano, anche se il prezzo resta sempre molto basso. “La domanda per ottenere il riconoscimento di un’acqua minerale naturale – indica il decreto legislativo 176 8/2011– deve essere indirizzata al ministero della Salute e deve essere corredata da una documentazione volta a fornire una completa conoscenza dell’acqua minerale naturale, che contenga, in particolare, gli elementi di valutazione richiesti. Sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute”. E qui che si gioca la partita. L'acqua usata da Coca Cola Hcb è potabile ma non minerale naturale. 

“Dopo aver avuto i permessi di sfruttamento di una sorgente attraverso la presentazione dell'analisi di un campione d'acqua – ci spiega Davide Calà, dell'ufficio regionale direzione e pianificazione idriche – Il canone per lo sfruttamento di acque minerali e termali si calcola unendo due cifre: il costo relativo alla superficie che lo stabilimento copre che è di 20,66 euro per ettaro al quale si somma il costo di 0,75 euro ogni mille litri imbottigliati”.

Il costo dell'acqua imbottigliata al litro, 0,00075, è superiore 136 volte quello che spende la Coca-Cola Hcb per lo stesso risultato. Ma è meno della metà rispetto a quello che un normale utente paga a Cordar per l’acqua potabile.

Coca Cola Hbc, di proprietà della Coca Cola Hellenic Group, a sua volta di The Coca Cola Company, che ha uffici in Atlanta ma sede fiscale nel molto liberista Delaware, con un fatturato di 48 miliardi di euro e oltre 9 miliardi di utili, alla fine del 2012 ha annunciato una riorganizzazione in tutta Italia.

“Gaglianico - Spiega Enrico Cavalli, segretario provinciale Flai Cgil - ha subito una esternalizzazione della logistica e del magazzino e la chiusura di due linee produttive su cinque. Tutto questo ha portato all’esubero di 50 lavoratori e con queste premesse abbiamo iniziato la contrattazione, che si è conclusa nel febbraio scorso. Siamo riusciti a ridurre l’impatto il più possibile, i lavoratori, a seconda della mansione, hanno potuto scegliere fra alcune opzioni oltre alla mobilità. Per la logistica, che è passata sotto una multinazionale del settore, chi ha accettato ha potuto disporre dello stesso stipendio. mentre per i magazzinieri la scelta era fra mobilità o 5 mensilità come dipendenti all’interno della cooperativa che ha preso l’appalto, per poi scegliere se rimanere come soci lavoratori o entrare in mobilità”.

“Per i lavoratori in produzione l’azienda ha proposto il trasferimento nello stabilimento di Nogate, in provincia di Verona (il più grosso in Europa) con 18 mensilità per affitto di casa già pagate, mentre i futuri contratti stagionali a Gaglianico saranno proposti ai fuoriusciti. Per chi invece ha accettato la mobilità c’è stato una buonuscita di 33.000 euro e insieme all’azienda si sta formalizzando la possibilità di usufruire di un anno di outplacement per formazione professionale. Rimane l’amarezza – conclude Cavalli – che un azienda senza problemi di bilancio applichi questi tagli feroci su un territorio già molto provato”.

Sul sito di italiano di Coca-Cola Hellenic si può leggere una frase che alla luce dei fatti appare inquietante: “Nel contempo, siamo attivi nelle comunità, organizzando e sostenendo iniziative a favore delle comunità locali”, speriamo non esagerino.

Emanuele Policante

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