“Sono molto tranquillo, l’unica preoccupazione è riuscire a far stare tutto l’occorrente dentro lo zaino da viaggio”. Ostenta sicurezza Massimo Coda ma manca poco più di una settimana alla spedizione che lo terrà impegnato per tre settimane sul continente africano. In sua compagnia, l’amico Andrea Lanfri, noto per i progetti di “Due uomini una gamba”, con il quale scalerà prima il Kilimangiaro, poi il Monte Kenya.
La partenza, come già preannunciato in un precedente articolo (leggi qui), sarà il 15 agosto, con rientro previsto il prossimo 4 settembre. “Ho ancora svolto un piccolo allenamento nei giorni scorsi ma ora mi dedico al riposo assoluto – spiega il climber paralimpico – Non ha senso rischiare prima della partenza. Al momento, sto preparando il borsone con molta cura e attenzione, affinché non manchi nulla quando saremo in scalata”.
Oltre ai cambi per la gamba e all’attrezzatura necessaria, c’è molto altro da portare, che si adatti il più possibile all’ambiente circostante. “Si tratta della mia prima arrampicata in Africa e non so a cosa andremo incontro – spiega - Mi aspetto un ambiente e un clima variegato e insidioso. Si partirà con un abbigliamento leggero ma in cima le temperature si abbasseranno, e di molto, quasi prossime allo zero; in quelle condizioni, sarà meglio avere con sé un piumino efficace. Poi, non può mancare il sacco a pelo, qualcosa di veloce da mangiare e i due gagliardetti del Panathlon (che sostiene quest’iniziativa insieme al Cai Biella e nazionale ndr) da lasciare in cima”.
Saranno circa 7 i giorni utili per scalare, ciascuna, le montagne africane. “Il resto dei giorni – afferma - verrà impiegato per i trasferimenti tra una zona e l’altra ma a livello burocratico e sanitario siamo a posto”. Ma resta il timore, celato da qualche parte dentro il suo animo, di non farcela. “Non tanto per me ma per chi è in cordata col sottoscritto – ammette Coda – Ho molto rispetto per la montagna e finora siamo sempre riusciti a raggiungere l’obiettivo prefissato. Ma, qualche volta, emerge la paura di non essere all’altezza: si fa strada e, in quel momento, bisogna saper reagire mentalmente e scacciare quei pensieri”.
Sicuramente l’arrivo in vetta sarà gratificante come la prima volta, anche se sono altri i sentimenti che contano. “Sicuramente la cima è il culmine della scalata – confida - ma ciò che conta è il viaggio che porta ad essa legando tra loro i compagni di cordata. Nel nostro caso, saremo di certo i primi amputati a salire con le protesi in cima ai monti dell’Africa. Per la gran parte delle persone, io e Andrea non dovremmo proprio essere lì, su di una montagna. E, invece, proveremo a compiere insieme questa impresa”.





