E’ arrivata quasi inaspettata la candidatura di Simone Coletta a sindaco di Biella. Il Nuovo CentroDestra ha infatti trattato a lungo con l’attuale primo cittadino Dino Gentile, ma poi: “Le nostre priorità sono diverse dalle sue e allora abbiamo scelto di andare da soli, anche per verificare quanto valiamo in termini di voti reali” spiega lo stesso Coletta. 35 anni, laureato in lettere, insegnante precario di scuola media è assessore a Gaglianico e vicepresidente Iris. Iscritto a Forza Italia dopo lo strappo degli alfaniani ha deciso di seguirli.
Quale tra le sue caratteristiche le sarà più utile se dovesse venire eletto sindaco?
“Non credo di avere infinite qualità ma di sicuro equilibrio e moderazione sono quelle che ho usato fino a ora per amministrare. Non uso toni aspri e non do in escandescenze, preferisco prendermi un po’ di tempi e poi esprimermi con il giusto equilibrio”.
Cosa invece prevede di trovare particolarmente faticoso?
“Le difficoltà sono tante, diffido di chi immagina un ruolo di sola rappresentanza. Sotto c’è l'impegno più concreto di far funzionare una macchina complessa come il comune di Biella. Sono sicuro che quotidianamente si incontrano situazioni difficili, poi ci si abitua a tutto ma ci vuole un tempo minimo di rodaggio”.
Se venisse eletto quale sarà il suo primo atto da primo cittadino?
“Posso sembrare banale ma andrei a prendere un caffè nel bar più vicino al comune, in modo da riuscire a parlare con la gente, di un bagno di realtà ce n’è subito bisogno”.
Ha intenzione di tenere per se qualche delega?
“Se una squadra è bene assortita si possono distribuire tutte le deleghe con un certo buonsenso. Quella a cui sono più affezionato sono i servizi sociali, al momento il settore più sotto pressione. Credo però, anzi spero, che la squadra comprenda persone con tutte le caratteristiche che servono e ci sia quindi bisogno soltanto di un allenatore".
La preoccupa di più il confronto con l‘opposizione in consiglio o con la macchina burocratica del Comune?
“Le opposizioni se sono serie devono lavorare in modo costruttivo ed essere a disposizione della comunità, spererei nella disponibilità di tutti. La macchina è sicuramente complessa ma comprende grande professionisti”.
Quale tra i suoi avversari la preoccupa di più in vista delle elezioni?
“Credo che il sindaco uscente abbia svolto il suo lavoro nel modo migliore possibile pur con qualche difficoltà. Per il resto non c’è timore per nessuno, piuttosto rispetto verso tutti".
Come imposterà la campagna elettorale?
“Con un’immersione tra la gente, cercando di parlare con chi vive una crisi vera, in modo da poter offrire risposte concrete in tempi brevi”.
Quali saranno i suoi criteri nella scelta dei futuri assessori?
“In primo luogo le competenze e quindi le capacità generali di saper gestire un settore. Un assessore deve coordinare delle risorse umane e dare attuazione a un piano di governo, il che richiede capacità manageriali e una visione molto lucida”.
Preferirebbe una giunta con sei oppure otto assessori?
“Il legislatore ci vuole dire: state attenti, cercate di risparmiare. Certo, qualcuno dovrà fare un po’ di più, ma quando ci sono imprese che licenziano il comune deve saper risparmiare anche in questo. Sei possono bastare”.
Nell’assessorato chiave, il Bilancio, meglio un tecnico o un politico?
“Ricordo la frase che dice: i tecnici vanno forte quando la politica è debole. Un tecnico deve saper fare il suo mestiere e ne voglio uno bravo a dare una mano ma la gestione deve farla un politico”.
Un sogno da portare a termine nei cinque anni di mandato?
“Da amante degli animali vorrei rendere Biella una città all’avanguardia nel benessere e nella tutela di quelli d’affezione”.
Invece un progetto per la città?
“Il lavoro è il fulcro attorno a cui far girare l’amministrazione, ad esempio cercando di intervenire nel settore edile, permettendo ai residenti di apportare piccole migliorie alle loro abitazioni, detassando il possibile, come l’occupazione del suolo pubblico, l’eliminazione dei diritti di segreteria sulle pratiche edilizie. Si tratta di piccole cosa da cui però si può ripartire. L’importante è far uscire Biella dal torpore in cui è finita”.





