ATTUALITÀ - 25 ottobre 2013, 16:29

Coca Cola: la chiusura è una "doccia fredda" per i dipendenti

Si sono presentati al lavoro come sempre, ma hanno indetto un presidio il 30 ottobre e promettono: "Faremo di tutto perché la produzione resti a Gaglianico"

Coca Cola: la chiusura è una "doccia fredda" per i dipendenti

Anche questa mattina sono andati al lavoro, come fanno da anni. Come se niente fosse accaduto; perché quello, almeno per ora e fino a prova contraria, è ancora il loro posto, l’attività che non sono disposti a mollare. A prima vista, allo stabilimento della Coca Cola di Gaglianico si sembra seguire la stessa routine. I dipendenti che si alternano di turno in turno, la produzione a pieno regime. Ma basta parlare con uno di questi lavoratori per rendersi conto di quanto la notizia della chiusura della loro sede di lavoro, comunicata in queste ore, sia stata una vera -così la definiscono- “doccia fredda”.

Una decisione inaspettata, quella di smantellare lo stabilimento Coca Cola di Gaglianico, che non era stata preceduta da nessuna avvisaglia. Ci vuole forza, a presentarsi sul posto di lavoro all’indomani della comunicazione che, quel posto, l’ha volatizzato. Eppure, si continua a produrre per la multinazionale della bibita più famosa al mondo, ma non a capo chino: è, infatti, previsto per il 30 ottobre un presidio di lavoratori della Coca Cola Hbc Italia, che manifesteranno e inviteranno al dialogo l’azienda, davanti all’Unione Industriale alle 14.30. Partirà da lì la loro battaglia, che non promette sconti perché quello che chiedono è tassativo: mantenere la produzione e l’occupazione a Gaglianico.

Enrico Cavalli è uno dei 90 dipendenti che, dopo la prima tranche di tagli che ha coinvolto decine e decine di unità dopo l'esternalizzazione della logistica, rischiano di perdere il loro posto. Rappresenta anche uno dei sindacati, Cgil Flai. “Sono stato assunto nel 1995 -racconta, deluso e arrabbiato-. Ma già dal ’96 sentivo dire che la Coca Cola avrebbe chiuso. Eppure non è mai stato così. Men che meno oggi, che la produzione continua in pieno e che non c’erano stati motivi per pensare a uno stop, se non alcune manutenzioni rimandate o pezzi di ricambio che mancavano. L’azienda ha sempre potuto contare su un personale che ha dato il massimo di disponibilità sul lavoro, che ancora sta lavorando nonostante il posto non l’abbia più. In tutta risposta abbiamo davanti una multinazionale, persone che pensano al profitto”. Se gli si chiede di descrivere lo stato d’animo in cui si trova lui come i suoi colleghi, Enrico Cavalli sospira e risponde: “Umiliazione. L’azienda si vantava del nostro territorio e ha potuto godere di trattamenti di favore, come la disponibilità di acqua a prezzi stracciati quasi regalati. E noi, noi non smetteremo di lavorare perché siamo biellesi, e i biellesi hanno sempre lavorato sodo”.

Sul loro destino l’azienda non si è ancora pronunciata. Le chiusure in altre sedi non mancano. “Il presidio sarà il momento per conoscere cosa sarà di noi. Pretendiamo di sapere. La chiusura, ci è stato ipotizzato, avverrà nel corso del 2014. Di preciso non posso che azzardare entro il primo trimestre”. Fino ad allora, allo stabilimento Coca Cola di via Cavour a Gaglianico, probabilmente il via vai di dipendenti continuerà, come è sempre stato in questi anni. Ma fino alla fine, è la promessa dei dipendenti, nessun passo sarà mosso a capo chino.   

(25 ottobre 2013)

Giovanna Boglietti

SU