Il nostro viaggio nel tempo all’interno della rubrica “Riascoltati per voi” taglia un traguardo importantissimo: oggi è il quarantesimo appuntamento per questo 2026. E per festeggiare questa cifra tonda, la nostra macchina del tempo compie un’altra deviazione radicale. Dopo le atmosfere oscure e taglienti dei Lacuna Coil, ci lasciamo alle spalle le schitarrate, i ritornelli da cantare a squarciagola e l’energia dei grandi palchi per entrare in un luogo molto più silenzioso e sospeso. Lo facciamo, tornando al 2016 e ci immergiamo in un capolavoro: “A Moon Shaped Pool” dei Radiohead.
Pubblicato nel maggio 2016, a diversi anni di distanza dal precedente “The King of Limbs”, il nono album in studio della band di Oxford rappresenta una delle vette più alte, mature e malinconiche della loro discografia. Senza inseguire le sonorità del passato o tentare di replicare le rivoluzioni elettroniche di “Kid A” o la potenza rock di “OK Computer”, Thom Yorke e soci scelgono la via della sottrazione: i Radiohead costruiscono un’opera fatta di pianoforti rarefatti, chitarre molto delicate, ritmi irregolari e una vena malinconica che attraversa ogni singolo secondo del disco.
Dal battito d'ali teso e incalzante dell'apertura con “Burn the Witch” alla cinematografica “Daydreaming”, l'album si snoda attraverso paesaggi sonori di rara intensità. Troviamo l’inquietudine in “Decks Dark”, l’acustica “Desert Island Disk”, la claustrofobica “Ful Stop” e la struggente “Glass Eyes”.
Ma è nella seconda metà che il disco tocca corde profondissime con “The Numbers”, l’ipnotica “Present Tense” e, soprattutto, l'arrivo tanto atteso di “True Love Waits": una versione definitiva, spoglia e devastante di un brano che i fan inseguivano dal vivo fin dal 1995, scelto per chiudere il cerchio lasciandoti addosso un'emozione indelebile.
“A Moon Shaped Pool” non è un album pensato per stordire con una forza brutale, ma è molto di più un'esperienza d'ascolto totalizzante che richiede tempo, silenzio e la giusta predisposizione d'animo. Credo sia un'opera fondamentale che dimostra come una grande band possa continuare a evolversi mantenendo intatta la propria identità.
I miei brani preferiti sono: “Burn the Witch”; “Daydreaming”; “Present Tense” e “True Love Waits”.
Voto: 9
Tracce:
1) Burn the Witch – 3:40
2) Daydreaming – 6:24
3) Decks Dark – 4:41
4) Desert Island Disk – 3:44
5) Ful Stop – 6:07
6) Glass Eyes – 2:52
7) Identikit – 4:26
8) The Numbers – 5:45
9) Present Tense – 5:06
10) Tinker Tailor Soldier Sailor Rich Man Poor Man Beggar Man Thief – 5:03
11) True Love Waits – 4:43
Durata: 52 minuti.
Formazione:
Thom Yorke – voce, chitarra, pianoforte, tastiera
Jonny Greenwood – chitarra, tastiera, sintetizzatore, pianoforte
Ed O'Brien – chitarra, cori
Colin Greenwood – basso, tastiere, sintetizzatore
Philip Selway – batteria, percussioni, cori
Dopo aver ascoltato le ultime note, ci congediamo da “A Moon Shaped Pool” dei Radiohead, il disco che per questa settimana è stato la nostra macchina del tempo. Questo nostro viaggio non è mai statico; ogni riascolto svela una nuova strada, un nuovo dettaglio nascosto che merita di essere visitato. Fatemi sapere le vostre impressioni, i vostri ricordi e le vostre riflessioni.
Grazie per aver condiviso la rotta anche questa settimana, il prossimo vinile è già sul piatto. A presto!





