Il tumore della prostata fa meno paura di una volta, se diagnosticato nei tempi giusti: il 90-95% di chi si ammala dopo cinque anni è sopravvissuto, ma soprattutto «è tornato a una vita normale» come ha detto il direttore di urologia dell’Asl di Biella Stefano Zaramella. Inoltre le nuove tecnologie che consentono interventi microinvasivi, come quelli effettuati proprio a Biella grazie al robot chirurgico, permettono di evitare i problemi che più spaventano chi guarisce ma teme le conseguenze: ridotta al minimo l’incontinenza, recuperate le funzionalità sessuali. Le buone notizie, in sintesi, hanno caratterizzato “Prenditi cura di te”, la serata dedicata alla salute degli uomini con cui il Fondo Edo Tempia ha aperto il “novembre azzurro”, il mese dedicato all’informazione e alla sensibilizzazione sui tumori maschili. A ospitarla, davanti a una platea di più di cento persone, la sala conferenze del Palazzone di Biella, sede di Banca Patrimoni Sella.
Ma, insieme a fiducia e ottimismo c’è stata un’altra parola chiave nella tavola rotonda: collaborazione. L’ha pronunciata per primo Michele Colombo, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, ricordando che il robot chirurgico che permette di curare i tumori della prostata nel miglior modo possibile è a disposizione della sanità pubblica grazie all’impegno congiunto dell’ente che presiede, del Fondo Edo Tempia e dell’associazione Amici dell’ospedale che ne hanno finanziato l’acquisto. «L’obiettivo era arrivare a 250 operazioni chirurgiche in tre anni» ha detto. «Pochi giorni fa abbiamo raggiunto quota mille». E poi ha chiesto un applauso per Roberto Polastri, il direttore del dipartimento di chirurgia dell’Asl che ha materialmente eseguito il millesimo intervento. «Ai medici spetta operare» ha aggiunto Colombo. «A noi di collaborare perché possano farlo nelle condizioni migliori». Gli ha fatto eco Pietro Presti, direttore generale della Fondazione Tempia e moderatore della serata: «Abbiamo dato una buona macchina in mano a ottimi piloti».
Da due di loro, gli urologi Stefano Zaramella e Nicolò Testino, sono arrivate le parole che hanno rassicurato gli uomini presenti, soprattutto quelli più vicini alla soglia che determina il primo fattore di rischio per il tumore della prostata, l’età. «Ma la diagnosi è semplice» ha ribadito Zaramella: «c’è l’esame del sangue per il test del PSA e poi l’eventuale visita urologica di approfondimento. Più la diagnosi è precoce, più la terapia è efficace». E tra le possibili vie di cura, come ha aggiunto Nicolò Testino, c’è anche la cosiddetta sorveglianza attiva: «La si mette in atto quando il tumore viene catalogato come a basso rischio. Prevede un esame del sangue ogni tre mesi, una visita medica ogni sei e una biopsia di controllo all’anno. La si può interrompere anche su richiesta del paziente, se l’ansia di convivere con il tumore diventasse troppo pesante».
Il concetto di collaborazione è stato al centro anche delle parole di Massimo Aglietta, coordinatore della Rete oncologica di Piemonte e Valle d’Aosta, grazie alla quale oggi le cure sono certificate e identiche in tutti gli ospedali «perché devono essere costruite per il paziente e non per la struttura» e, a dispetto della zavorra delle liste d’attesa che sono un problema in altre discipline mediche, in oncologia «il 92% dei pazienti piemontesi riceve entro cinque giorni la prima visita oncologica. E il restante 8% viene convocato entro il sesto o il settimo».
Biella, grazie a Fondo Edo Tempia e Asl, è anche centro di ricerca e di eccellenza diagnostica. Ne ha parlato Giovanna Chiorino, direttrice del laboratorio di genomica, raccontando degli studi che stanno mettendo in correlazione uno stile di vita sano e l’attività fisica con l’abbassamento della soglia di rischio di ammalarsi e della ricerca su una specie di batteri, che risultano presenti solo nei casi di tumore, con l’obiettivo di arrivare a una diagnosi accurata senza la biopsia e, prima ancora, di personalizzare i percorsi di prevenzione. Maria Scatolini che dirige il laboratorio di oncologia molecolare ha invece spiegato come un test eseguito dal suo staff possa certificare quanto il tumore sia aggressivo e aiutare sia gli specialisti a scegliere meglio le terapie, sia a individuare le mutazioni genetiche che suggeriscano di intensificare sorveglianza e prevenzione. Ha chiuso l’intervento di Patrizia Tempia, psicologa e psicoterapeuta, che ha analizzato le reazioni degli uomini davanti alla malattia: «Per anni hanno nascosto la propria fragilità, poi hanno iniziato ad aprirsi, scoprendo che chiedere aiuto è più normale di quanto si pensi».
Tenere tutto dentro è una delle trappole in cui i pazienti rischiano di rinchiudersi. Lo è anche sentirsi menomati: «Ho conosciuto uomini che non si facevano più abbracciare dalle compagne, temendo che avrebbero suscitato un desiderio che poi non avrebbero potuto appagare e creando così una doppia sofferenza». La terza trappola è fare paragoni con chi si percepisce come “normale”: «Ma si può essere buoni amanti anche con difficoltà erettili. E pessimi amanti quando si è nel pieno delle forze».
Lauretana, Menabrea, NaturalBoom e Centovigne hanno collaborato alla buona riuscita della serata che si è chiusa con un aperitivo da veri buongustai offerto da Il Circolo Bistrot, il locale dello chef pluristellato Sergio Vineis.






