COSTUME E SOCIETÀ - 03 novembre 2026, 08:00

“Su Nuraghe”, a Biella la memoria si imbandisce

Dalle tavole dei morti al pane rituale «sas corroncias» di Pozzomaggiore: antichi riti sardi custodiscono le radici della civiltà mediterranea.

“Su Nuraghe”, a Biella la memoria si imbandisce

“Su Nuraghe”, a Biella la memoria si imbandisce

Una candela accesa, il pane, il vino, le castagne, un posto riservato a chi non c'è più. Nelle case, all'imbrunire del 1° novembre, si rinnova un gesto antico che attraversa il tempo e continua a unire i vivi ai propri defunti. Le fotografie giunte al Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella restituiscono il significato profondo di questa consuetudine: un patrimonio di affetti e credenze che sopravvive nella semplicità dei riti familiari.

In tanti hanno accolto l'invito a documentare la tavola dei morti allestita nelle proprie abitazioni. Le immagini, provenienti da diversi territori, hanno dato vita a un mosaico di testimonianze nel quale Sardegna e Biellese si incontrano, intrecciando usanze locali e comuni radici culturali.

Pane, vino, fave, castagne, frutta secca e dolci rituali compongono queste mense simboliche. Ogni preparazione conserva un significato: il cibo offerto, il lume che rischiara la penombra, il posto lasciato ai propri cari evocano l'antica credenza secondo cui, nella notte dedicata ai defunti, le anime ritornano nelle case che le hanno viste vivere. Un modo per mantenere vivo il legame con chi ci ha preceduto, affidando alla gestualità quotidiana ciò che le parole non sempre riescono a esprimere.

In Piemonte, soprattutto nelle vallate alpine e nelle zone montane, le castagne bollite, conosciute come ballotte, accompagnate dal vino, richiamano un'economia contadina nella quale il frutto del castagno costituiva una risorsa fondamentale, tanto da essere chiamato il pane dei poveri.

In Sardegna, la ricorrenza assume forme differenti secondo le consuetudini dei singoli paesi. Sulle mense compaiono pietanze, frutta secca, vino, pani e dolci preparati per l'occasione. Tra le specialità più diffuse figurano sos papassinos, con uvetta, frutta secca, miele e mosto cotto, e su pane 'e sapa: preparazioni che custodiscono antiche conoscenze alimentari e accompagnano il ricordo dei defunti.

Particolarmente significativa è l'usanza di Pozzomaggiore, nel Sassarese, dove sas corroncias (le corna), erano, fino a un passato ancora recente, prodotte esclusivamente per essere collocate sulla tavola dei morti. Non un alimento destinato al consumo ordinario, ma un pane riservato a questa precisa ricorrenza, la cui funzione rituale ne definiva la preparazione e il significato.

La sua forma, riconducibile alla protome taurina, apre uno scorcio su un immaginario ben più antico. Nelle domus de janas, le tombe preistoriche scavate nella roccia e diffuse in Sardegna, ricorrono infatti raffigurazioni di corna e teste bovine. Queste testimonianze sono ricondotte dagli studiosi a una simbologia legata alla fecondità, alla forza generatrice e alla rigenerazione della vita. Immagini che sembrano trovare una lontana eco nelle forme della panificazione tradizionale, dove sopravvivono motivi dei quali si sono in parte smarrite le origini.

Anche il nome Italia è stato messo in relazione con questo antico universo simbolico. Una delle ipotesi etimologiche lo riconduce alla forma osca Víteliú, collegata al latino vitulus, vitello, con il significato di «terra dei vitelli». Un richiamo suggestivo, che testimonia la presenza dell'immagine taurina nell'antica cultura delle popolazioni della penisola, pur senza dimostrare un rapporto diretto tra l'origine del nome e uno specifico culto religioso.

La Sardegna, sentinella della memoria mediterranea

È in questa trama di consuetudini e simboli che emerge il ruolo particolare della Sardegna. Al centro del Mediterraneo, l'Isola conserva un patrimonio che non si esaurisce nelle testimonianze archeologiche, ma continua a vivere nelle abitazioni, nelle parole, nelle ricette e nei gesti tramandati dalle famiglie.

I Sardi che abitano la propria terra e quelli che vivono al di là del mare, nelle comunità dell'emigrazione, concorrono a mantenere questa continuità. Lontani dai luoghi d'origine, ripropongono consuetudini ricevute dagli antenati, intrecciandole con quelle della terra di adozione. È così che un rito familiare diventa veicolo di trasmissione culturale e occasione d'incontro tra comunità.

Non è casuale che, al centro del mosaico formato da alcune delle più significative fotografie pervenute a Su Nuraghe, siano state collocate proprio sas corroncias di Pozzomaggiore. Quel pane, fino a un passato recente preparato esclusivamente per la mensa dei defunti, assume un valore che supera la sua funzione alimentare: nella sua forma riaffiorano simboli ancestrali, testimonianze di un patrimonio culturale le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

L'iniziativa restituisce così visibilità a consuetudini che rischierebbero di scomparire, mostrando come anche un semplice rito familiare possa conservare tracce di civiltà remote. Una candela, un bicchiere di vino, una manciata di castagne, un pane speciale diventano testimonianze di un legame che il tempo non interrompe.

La Sardegna, con i suoi abitanti dentro e al di là del mare, continua a custodire questo patrimonio, sentinella di un'antica civiltà mediterranea che ancora parla attraverso i gesti delle comunità e delle tradizioni delle famiglie.

C.S. Battista Saiu, Su Nuraghe

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