Giovedì 22 ottobre, nelle sale di Palazzo Gromo Losa, nel cuore storico di Biella Piazzo, la grande scrittrice sarda Grazia Deledda è tornata a parlare al pubblico attraverso la musica, la narrazione e le immagini. A cento anni dal conferimento del Premio Nobel per la Letteratura, la città ha reso omaggio alla donna che seppe trasformare la sua terra d’origine in una fonte inesauribile di ispirazione, elevando le vicende della Sardegna a racconto universale dell’animo umano.
Protagonista della serata la Compagnia Tra parola e musica, con il concerto narrativo Canne al vento. L’amore non conosce povertà, un percorso artistico che ha restituito attualità alla scrittura deleddiana, facendo dialogare letteratura e linguaggi contemporanei.
La drammaturgia di Andrea Congia ha guidato questo viaggio fra parole e suoni. La voce e i giocattoli sonori di Elisa Zedda si sono intrecciati con la chitarra classica e il synth dello stesso Congia, mentre le videoscenografie di William Lenti hanno dischiuso ulteriori orizzonti d’immaginazione. Ne è nato un intreccio espressivo capace di accompagnare gli spettatori oltre la memoria letteraria, verso un incontro vivo con l’autrice nuorese: una donna che, ancora oggi, interroga le coscienze, attraversa le inquietudini dell’esistenza e suscita emozioni profonde.
La serata, segnata da una significativa partecipazione femminile, è stata promossa dall’associazione Voci di Donne, con il contributo del Centro Territoriale per il Volontariato ETS, nell’ambito del progetto CulturHub della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. Hanno collaborato il Comune di Occhieppo Inferiore, l’ANPI – Sezione Biella Centro Staffette Garibaldine, Art Space BIBOX, Donne Nuove e il Circolo Culturale Sardo «Su Nuraghe» di Biella.
La partecipazione del sodalizio sardo si inserisce in una più ampia azione di valorizzazione delle figure femminili che hanno lasciato un segno nella storia e nella cultura, anche quando il loro contributo è stato a lungo trascurato. In sinergia con Voci di Donne, nell’ambito del progetto “le invisibili”, percorso dedicato alle donne dimenticate, l’iniziativa ha accolto l’invito dell’Assessorato del Lavoro della Regione Autonoma della Sardegna, attraverso il PAE – Piano Annuale/Triennale dell’Emigrazione, previsto dalla legge regionale n. 7 del 1991.
Ricordare Grazia Deledda significa riconoscere il valore di una donna che, partendo da una realtà periferica rispetto ai grandi centri culturali del suo tempo, seppe conquistare una dimensione internazionale senza rinnegare le proprie radici. Nata a Nuoro nel 1871, fu insignita nel 1926 del Premio Nobel per la Letteratura, conferito e celebrato ufficialmente nel 1927. Rimane la prima e unica donna italiana ad aver ricevuto questo prestigioso riconoscimento letterario.
Nelle pagine di Canne al vento, uno dei suoi romanzi più celebri, la Sardegna non è soltanto uno scenario geografico: è un mondo interiore, fatto di coscienze, colpe, desideri, legami familiari e destini che si intrecciano sotto il peso di forze più grandi degli individui. Le canne, piegate dalle raffiche ma capaci di rialzarsi, diventano così un’immagine potente della fragilità umana e della sua ostinata resistenza. Una metafora che, a distanza di un secolo dal Nobel, conserva intatta la propria forza evocativa.
C’è un filo che il tempo non riesce a spezzare: quello che unisce una terra alla sua lingua, alla memoria e alle persone che continuano a riconoscersi nelle proprie origini, anche quando il mare le ha condotte lontano. È lungo questo filo che la presenza del Circolo «Su Nuraghe» rinnova il legame fra la comunità sarda e Biella, città di accoglienza e di vita, dove le radici isolane hanno trovato nuove possibilità di crescita e di condivisione.
La cultura diventa così un ponte fra territori e generazioni, capace di mettere in dialogo la Sardegna e il Piemonte, la terra natale e quella d’adozione. La voce di Deledda, nata fra i paesaggi e le consuetudini della Barbagia, risuona anche qui, in un luogo che riconosce nella sua opera un patrimonio comune, aperto a sensibilità diverse e non confinato entro i limiti di un’identità geografica.
In questo orizzonte si colloca anche l’impegno di Voci di Donne, gruppo composto da donne di età differenti che hanno scelto di incontrarsi per dare spazio, dignità e ascolto ai pensieri, alle parole e alle storie. Un luogo di condivisione nel quale possono trovare espressione la rabbia e il dolore, la gioia e la determinazione, il desiderio di lottare e la volontà di non arrendersi. Un impegno collettivo per la giustizia, per sé stesse e per le altre donne, affinché nessuna voce venga lasciata sola e nessuna vicenda sia condannata al silenzio.
È proprio in questo incontro fra memoria e presente, fra letteratura e impegno civile, che il ricordo di Grazia Deledda acquista un significato ulteriore. La sua vicenda testimonia come la scrittura possa oltrepassare le barriere culturali e sociali, aprire sentieri inattesi e lasciare alle generazioni successive un’eredità di libertà, consapevolezza e coraggio.
Come le canne mosse dal vento, anche le donne possono essere esposte alle intemperie della storia. Ma piegarsi non significa spezzarsi. Quando le singole voci si incontrano, si sostengono e si riconoscono, la fragilità può trasformarsi in forza condivisa: una voce diventa coro, una storia individuale si fa patrimonio collettivo, una memoria lontana torna a vivere nel presente.
A cento anni dal Nobel, Grazia Deledda continua a parlarci proprio così: dalla sua Sardegna al mondo, attraverso il tempo, ricordandoci che nessuna radice impedisce di andare lontano e che nessuna voce, quando trova ascolto, è destinata a perdersi nel vento.





