ATTUALITÀ - 23 ottobre 2026, 06:50

Giovani e violenza, lo psichiatra Blanco: "La piazza diventa un palcoscenico social"

"Il reale diventa la finzione di un'ulteriore gamification digitale, in cui l'obiettivo prioritario è mettersi in mostra e conquistare la scena. In questo modo, la violenza perde il suo significato drammatico: filtrata da reel e bolle di filtraggio, appare ordinaria, giustificata o persino "necessaria"”.

Giovani e violenza, lo psichiatra Blanco: "La piazza diventa un palcoscenico social"

Giovani e violenza, lo psichiatra Blanco: "La piazza diventa un palcoscenico social"

Disordini in piazza nelle grandi città come Torino e Milano, ma che ora fanno eco anche nel biellese. In questi giorni anche in provincia circolano messaggi tra i gruppi di giovani delle superiori che parlano di ritrovi alla stazione, piuttosto che in luoghi molto frequentati per creare scompiglio, e in alcuni casi hanno come tema anche violenze su ragazzine. Non parliamo di adulti, i protagonisti sono giovani, in particolare minorenni, alcuni dei quali anche dodicenni. Noi abbiamo chiesto di affrontare il tema al Dott. Manuel Dario Blanco Dirigente Medico Psichiatra S.C. Di Neuropsichiatria Infantile ASL Biella, con Incarico Di Alta Specialità Organizzazione E Coordinamento Delle Attività Di Prevenzione, Captazione E Cura Del Disagio Psichico In Adolescenza Per Minori Dai (14 Ai 18 Anni).

Dottor Blanco, cosa c'è dietro a quello che sta accadendo? Difficile che immaginare che si tratti solamente di ragazzini che vivono situazioni di disagio.

“Ci troviamo di fronte a una profonda trasformazione culturale e valoriale, diretta espressione del contesto globale e locale che ci circonda. A questo quadro complesso si aggiungono i fenomeni della globalizzazione, dei flussi migratori e delle dinamiche di inclusione: processi ancora troppo recenti e in evoluzione, per poter valutare appieno il loro effettivo impatto e le loro correlazioni con l'aumento o la ridefinizione della violenza giovanile”.

Le accuse sono pesanti: petardi contro la polizia, negozi saccheggiati e danneggiamenti vari? Si rendono conto questi ragazzini di cosa stanno facendo? Quanto incidono i social in questi fatti?

“I principali portatori di questo cambiamento sono i giovani e, in modo ancora più evidente, i giovanissimi. Come sappiamo, l'età evolutiva e adolescenziale è caratterizzata da una complessa ristrutturazione cerebrale e strutturale: una fase della vita in cui la componente emotiva ed impulsiva prevale nettamente su quella logica. Bambini e adolescenti (come confermato dai recenti e drammatici fatti di cronaca) sono ancora privi di quel senso critico maturo e di quell'inibizione razionale che contraddistinguono l'età adulta. Vivendo e agendo in risposta a stimoli prevalentemente emotivi, i ragazzi costituiscono il target ideale dei social media, proprio per la loro spiccata vulnerabilità alla manipolazione. Quando vengono immersi in un ecosistema di algoritmi che funge da cassa di risonanza, bombardandoli di contenuti ad alto impatto emotivo, spesso impregnati di violenza ed esaltati dalle dinamiche di gruppo, la diluizione della responsabilità individuale diventa quasi inevitabile”

Qualcuno dice che «Si muovono come se si trovassero dentro a un videogioco». Forse è difficile per loro distinguere la realtà dalla finzione? La maggior parte di loro ha il volto coperto....cosa significa? Vergogna, paura, forse rabbia?

“L'agire di gruppo assume una connotazione precisa: l'uso del volto coperto diventa uno strumento per annullare l'identità singola e omologarsi alla massa. All'interno del gruppo così schermato, le differenze individuali di genere, sesso ed etnia perdono rilevanza e si dissolvono in un'azione collettiva e spersonalizzata. La conseguenza è una vera e propria derivazione sistemica: la piazza e lo spazio pubblico si trasformano in un palcoscenico performativo da esibire su TikTok o Instagram. Il reale diventa la finzione di un'ulteriore gamification digitale, in cui l'obiettivo prioritario è mettersi in mostra e conquistare la scena. In questo modo, la violenza perde il suo significato drammatico: filtrata da reel e bolle di filtraggio, appare ordinaria, giustificata o persino "necessaria"”.

La famiglia: che ruolo ha in questa situazione?

“Di fronte a questo scenario, la famiglia e le istituzioni educative si scoprono spesso impreparate. Il loro fondamentale ruolo di "corteccia prefrontale esterna" — ovvero di argine razionale e guida emotiva — fallisce sotto la pressione di ritmi di vita frenetici e di una crescente difficoltà nell'ascolto attivo. Uno spazio di dialogo vuoto che i giovanissimi riempiono con le risposte immediate ed edulcorate dello smartphone”

Secondo lei ci sono delle azioni che potrebbero invertire questa rotta?

“Prima di tutto l’Educazione Digitale strutturata nelle scuole: per sviluppare un reale spirito critico digitale e insegnare a distinguere i fatti dalla manipolazione.

Alfabetizzazione emotiva: per allenare l'empatia e fare comprendere la distanza tra un evento mediato dallo schermo e il suo impatto concreto sulla vita delle persone.

Responsabilizzazione delle piattaforme: esigere, a tutela dell'intera collettività, normative più severe e strumenti di protezione realmente efficaci da parte dei colossi del web”.

s.zo.

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