COSTUME E SOCIETÀ - 17 ottobre 2026, 08:20

Biella, nel 2025 convalidate 204 dimissioni di genitori: 128 sono madri

Genitorialità e lavoro, il confronto nel Biellese: i dati sulle dimissioni confermano le difficoltà di conciliazione tra famiglia e professione

Biella, nel 2025 convalidate 204 dimissioni di genitori: 128 sono madri

Biella, nel 2025 convalidate 204 dimissioni di genitori: 128 sono madri

Conciliare vita familiare e lavoro continua a rappresentare una sfida significativa, soprattutto per le donne. È quanto emerge dai dati sulle convalide delle dimissioni dei genitori lavoratori presentati nel corso del convegno “Genitorialità e Lavoro”, svoltosi nei giorni scorsi presso la sede della Provincia di Biella e promosso dalla Consigliera di Parità territoriale insieme all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Biella.

L’incontro ha offerto un’occasione di confronto sulle difficoltà che accompagnano la genitorialità nel mondo del lavoro, mettendo in relazione i dati del territorio con le criticità che interessano il contesto nazionale. Al centro, la necessità di interrogarsi sulle condizioni che consentono a madri e padri di rimanere nel mercato del lavoro dopo la nascita dei figli, senza che le responsabilità familiari si traducano in rinunce professionali o penalizzazioni sul lungo periodo.

Ad aprire i lavori è stata l’avvocata Erika Vallera, Consigliera di Parità territoriale, che ha sottolineato l’importanza di condividere i dati con il territorio, considerandoli uno strumento utile per comprendere la capacità del sistema locale di sostenere la conciliazione tra vita professionale e familiare.

La ricerca di flessibilità, necessaria per rispondere alle esigenze della famiglia, può infatti trasformarsi in una trappola per le lavoratrici quando la gestione dei figli ricade prevalentemente sulle donne. Il ricorso al part-time e, nei casi più difficili, l’interruzione della carriera possono avere conseguenze che vanno oltre il momento della scelta, incidendo sulle opportunità di crescita professionale, sull’autonomia economica e sulla futura pensione.

Nel Biellese sono state 204 le dimissioni convalidate nel 2025: 128 riguardano le madri.

A illustrare i dati territoriali è stata la dott.ssa Patrizia Orlandi, funzionaria dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Biella. Nel 2025 sono state convalidate 204 dimissioni volontarie di genitori lavoratori, di cui 128 presentate da madri e 76 da padri.

La fascia d’età maggiormente interessata è quella tra i 30 e i 39 anni, che rappresenta il 60% dei casi. Un dato che si inserisce in un contesto demografico caratterizzato da un progressivo spostamento in avanti dell’età in cui si sceglie di avere figli.

Anche nel territorio biellese, in linea con quanto osservato a livello nazionale, la nascita del primo figlio emerge come un passaggio particolarmente delicato per la continuità lavorativa. Delle domande presentate, 107 riguardano genitori con un figlio, una è stata presentata da una donna in gravidanza, 76 da persone con due figli e 20 da genitori con più di due figli.

I dati richiamano l’attenzione sulle difficoltà che possono manifestarsi già con il primo figlio, quando l’organizzazione familiare cambia e la disponibilità di servizi, tempi di lavoro compatibili e reti di supporto diventa determinante per la permanenza nel mondo professionale.

Tra i settori maggiormente esposti alle difficoltà di conciliazione emerge inoltre il terziario, in particolare gli ambiti del commercio, dei negozi e dei centri commerciali, dove gli orari di lavoro possono rendere più complessa la gestione dei figli e degli impegni familiari.

Il confronto con i dati degli ultimi dieci anni, illustrato dalla dott.ssa Orlandi, evidenzia una situazione sostanzialmente stabile. Accanto alle difficoltà legate alla nascita dei figli, permane anche il peso del cosiddetto ruolo sandwich: una condizione che vede molte donne impegnate contemporaneamente nella cura dei figli e nell’assistenza ai genitori anziani, con un carico di responsabilità che si somma agli obblighi professionali.

Un approfondimento specifico ha riguardato le motivazioni dichiarate al momento delle dimissioni. Poiché è possibile indicare più motivazioni per la stessa richiesta, i dati relativi alle singole cause non devono essere sommati tra loro.

Per le lavoratrici madri, tra le criticità maggiormente segnalate figura la carenza dei servizi di cura, che comprende l’assenza di familiari disponibili a offrire supporto, la mancanza di posti negli asili nido e i costi eccessivi dei servizi. Questa motivazione è stata indicata nel 95% dei casi considerati, pari a 60 dimissioni.

Rileva anche l’impossibilità di conciliare lavoro e famiglia a causa della rigidità organizzativa del datore di lavoro, indicata nel 73% dei casi considerati, pari a 22 dimissioni.

I dati restituiscono quindi un quadro nel quale la decisione di lasciare il lavoro non può essere letta esclusivamente come una scelta individuale: l’accessibilità dei servizi, la loro sostenibilità economica e l’organizzazione dei tempi professionali possono incidere concretamente sulle possibilità di proseguire l’attività lavorativa.

Tra le motivazioni rilevate compare anche il passaggio a un’altra azienda, una circostanza che, diversamente dalle dimissioni determinate dall’uscita dal mercato del lavoro, può rappresentare una transizione verso una nuova occupazione.

Nel territorio biellese, questa motivazione riguarda per il 58% dei casi i padri lavoratori e per il 42% le donne. La quota femminile risulta in crescita, ma il dato richiede ulteriori approfondimenti.

L’attuale modalità di rilevazione, infatti, non consente di verificare con certezza che al momento delle dimissioni corrisponda un’effettiva assunzione presso un nuovo datore di lavoro. Non permette inoltre di conoscere le caratteristiche della nuova eventuale occupazione: dal settore pubblico o privato alla tipologia contrattuale, fino alla distinzione tra tempo pieno e tempo parziale e tra contratto a tempo determinato e indeterminato.

Si tratta di informazioni importanti per comprendere se il cambiamento rappresenti un miglioramento delle condizioni professionali e di conciliazione oppure una soluzione dettata dalla necessità di trovare un’organizzazione del lavoro più compatibile con le esigenze familiari.

Nel corso del convegno, le dott.sse Federica Collinetti e Anna Cinguino hanno presentato i risultati del progetto “Bilanciare”, recentemente concluso.

La presentazione ha messo in luce le criticità che le donne incontrano nel mondo del lavoro e gli esiti positivi raggiunti attraverso le attività realizzate. Tra gli aspetti emersi, il rafforzamento della fiducia in sé stesse da parte di molte partecipanti, che hanno riscoperto anche l’importanza di dedicare tempo a sé e ai propri bisogni.

Un risultato che richiama l’attenzione su una dimensione spesso trascurata nel dibattito sulla conciliazione: accanto ai servizi e agli strumenti organizzativi, è importante riconoscere il valore del benessere personale, dell’autonomia e della possibilità per le donne di costruire percorsi professionali sostenibili nel tempo.

Il convegno ha rappresentato un’importante occasione di condivisione di dati ed esperienze, contribuendo ad alimentare il confronto sulle azioni necessarie per rendere più compatibili genitorialità e lavoro.

Le evidenze presentate richiamano l’importanza di servizi di cura accessibili, di una maggiore attenzione all’organizzazione dei tempi di lavoro e di strumenti capaci di sostenere concretamente madri e padri nelle responsabilità familiari. Al tempo stesso, evidenziano la necessità di evitare che la flessibilità si traduca, soprattutto per le donne, in una riduzione delle opportunità professionali e delle prospettive economiche future.

Promuovere una conciliazione effettiva significa quindi affrontare non soltanto le difficoltà che emergono nel momento della nascita di un figlio, ma anche le disuguaglianze che possono consolidarsi nel corso della vita lavorativa.

Un obiettivo che riguarda l’intera comunità e che richiede un confronto continuativo tra istituzioni, mondo del lavoro e territorio, per costruire un contesto professionale più equo e inclusivo, capace di rispondere ai bisogni delle famiglie biellesi.

c.s.Consigliera Parità, s.zo.

SU