Ultim'ora - 14 ottobre 2026, 12:28

Emmi: "In Indice Globale Fame dati di forte gravità"

Emmi: "In Indice Globale Fame dati di forte gravità"

(Adnkronos) - “È la prima volta che registriamo dati di forte gravità rispetto al numero di persone affamate rispetto al 2018”.  

Lo afferma Valeria Emmi, commentando la 21esima edizione italiana dell’Indice Globale della Fame di CESVI, che evidenzia un’inversione di tendenza dopo quasi vent’anni di progressi nella lotta alla fame. “Negli ultimi vent’anni avevamo raggiunto dei timidi miglioramenti, che davano anche il senso di una speranza nella possibilità di raggiungere entro il 2030 l’obiettivo che la comunità internazionale si è data: quello di fame zero. Qui, invece, vediamo un’inversione di tendenza, con sacche, a livello regionale, in diversi angoli del globo, di persone che hanno sofferto la fame, soprattutto a causa delle guerre e anche per una fame imposta, in qualche modo, per mano umana”. “E tra questi – aggiunge – quelli che soffrono chiaramente sono soprattutto i bambini e le bambine. Sono oltre 35 milioni i bambini e le bambine che hanno sofferto di malnutrizione acuta nel 2025”. 

“Il 2025 ha anche un’altra specificità – prosegue Emmi –: per la prima volta si registrano e vengono dichiarate due carestie contemporaneamente, entrambe generate per mano umana, proprio a seguito delle guerre imposte sulle popolazioni. E parliamo di Gaza e del Sudan. Il rischio per il 2026 è che altri tre Paesi possano entrare in una situazione di carestia: la Somalia, il Sud Sudan e, ancora una volta, il Sudan”. Secondo Emmi, a rallentare e invertire i progressi nella lotta alla fame sono soprattutto “guerre e crisi climatiche. È la combinazione di entrambe”. “Quello che stiamo registrando è intanto un aumento dei conflitti armati, che aumentano per numerosità ma si protraggono anche nel tempo. Nel 2025 – sottolinea – sono stati registrati 65 conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale”. 

“A questo si aggiunge, come se non bastasse, l’impatto del cambiamento climatico – prosegue –. Quindi le crisi climatiche, sempre più frequenti, sempre più esasperate, soprattutto con alluvioni e periodi di siccità, e i disastri legati a eventi naturali, inclusi anche i terremoti, hanno visto milioni e milioni di persone coinvolte”. “El Niño, che è destinato a durare almeno fino a tutto il 2027, di fatto rischia di colpire i Paesi più fragili. El Niño è questa perturbazione che dal Pacifico genera poi situazioni di siccità e alluvioni consistenti. E i Paesi più colpiti sono esattamente quelli che meno hanno contribuito alle emissioni di gas serra e quindi al cambiamento climatico”.“E soprattutto – aggiunge Emmi – sono concentrati in Africa, e in Africa subsahariana, che si conferma essere la regione più colpita, dove è il più alto numero di persone affamate. Infatti, secondo l’Indice Globale della Fame, molti Paesi di questa regione registrano dei dati di fame allarmante o di fame grave, secondo la scala di gravità dell’Indice”. Il rapporto indica l’Africa e il Sud del Sahara come la regione con il livello di fame più elevato al mondo, con un punteggio GHI 2026 pari a 27,5, superiore a quello del 2018. 

“Di fatto quello che emerge in maniera chiara da questo rapporto – spiega ancora Emmi – è che la fame non è solo una conseguenza dell’instabilità, ma ne moltiplica gli effetti”. “Quindi è un circolo vizioso, per cui la sicurezza alimentare e quindi l’accesso al cibo in quantità e anche qualità sufficiente per tutte le persone, che è oltretutto un diritto umano, di fatto diventa sempre più costoso, soprattutto nei contesti insicuri, nei contesti, come abbiamo detto, appunto colpiti da guerre e colpiti anche da instabilità climatica”. 

“L’attenzione e i messaggi in questo Indice sono rivolti in particolar modo ai decisori politici e, tra tutti i decisori politici e i governi, ci si rivolge soprattutto a quei governi dei Paesi del cosiddetto Nord globale, quindi a quei governi dei Paesi più ricchi, quelli che per esempio emettono più gas serra e determinano il surriscaldamento globale e quindi poi il cambiamento climatico, ma sono anche quelli che infliggono o aprono contesti di guerra e di conflitto nello scenario geopolitico globale”. “A questi governi ci si rivolge chiedendo una maggiore attenzione e investimenti, soprattutto nella sicurezza alimentare, oltre che nella costruzione di una pace duratura”. 

“Attenzione – aggiunge Emmi – che questi sembrano, diciamo, ormai siamo abituati, continuiamo a sentire giorno dopo giorno questi messaggi e questi appelli, ma in realtà qua stiamo parlando di vite umane, stiamo parlando del futuro di bambini e di bambine che è ipotecato proprio a causa di scelte politiche e di interesse nazionale che di fatto stanno generando una corrosione del diritto umanitario internazionale, stanno generando un contesto di forte, forte instabilità a livello globale”. “Quindi investimenti per garantire la sicurezza, ma anche investimenti nella raccolta dei dati. Quest’anno è la prima volta che in questo Indice Globale della Fame riusciamo, per un numero significativo di Paesi, a non avere i dati completi relativi alla fame. Attenzione che non avere i dati significa, di fatto, che una problematica non emerge, sparisce, sparisce dall’attenzione. E quindi investire anche nel monitoraggio della raccolta dei dati rispetto all’accesso al cibo in quantità e qualità sufficiente è assolutamente un imperativo per tutti i governi”. 

 

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