Riceviamo e pubblichiamo:
"A Biella c'è chi pretende, chi si lamenta e chi, quando finalmente ottiene ciò che chiedeva, si autoproclama vincitore. Peccato che, troppo spesso, dietro tanti proclami si nasconda una preoccupante carenza di iniziativa. La vicenda di Riva è l'ennesima dimostrazione di una mentalità che rischia di danneggiare il commercio e di far pagare alla città le conseguenze di richieste avanzate senza una riflessione sufficientemente ampia. La Giunta Olivero ha deciso di accogliere le richieste dei commercianti, ripristinando il transito veicolare nell'area di Riva dopo le lamentele per il calo degli incassi durante la pedonalizzazione. Una decisione che dimostra la disponibilità dell'Amministrazione al confronto con le categorie economiche. Nonostante i lavori di riqualificazione di via Italia siano stati appena effettuati, il Comune ha scelto di rimettere in discussione l'assetto dell'area per venire incontro alle richieste degli esercenti. Un segnale di apertura che merita di essere riconosciuto, soprattutto in un momento in cui le istituzioni vengono troppo spesso accusate di non ascoltare. L'Amministrazione ha dimostrato disponibilità, ora vediamo se i commercianti dimostreranno altrettanta capacità di fare la propria parte. Perché ottenere ciò che si chiede non significa aver dimostrato di avere ragione e, soprattutto, non significa aver risolto i problemi del commercio.
Se il ritorno delle automobili rappresenta davvero la soluzione al calo degli incassi, sarà il tempo a dirlo. Nel frattempo, sarebbe opportuno abbassare i toni dei festeggiamenti e cominciare a parlare di risultati concreti. C'è una contraddizione che merita di essere evidenziata. Da anni si parla di sostenibilità, riduzione dell'inquinamento, città più vivibili e necessità di limitare gli effetti del traffico nei centri urbani. Eppure, quando si tratta di difendere gli incassi, sembra che queste considerazioni passino improvvisamente in secondo piano. L'ambientalismo vale soltanto quando non rischia di incidere sui propri guadagni? Il ritorno delle automobili in un tratto di via Italia significa riportare traffico veicolare in uno spazio che era stato destinato alla fruizione pedonale. Le auto producono emissioni inquinanti e rumore, conseguenze che non scompaiono soltanto perché il passaggio dei veicoli può risultare più comodo per una parte degli operatori economici. Non si può invocare una città più sostenibile e poi ignorare le conseguenze ambientali di una scelta quando entra in gioco il proprio interesse economico. Le esigenze commerciali meritano attenzione, ma non possono diventare l'unico criterio con cui decidere il futuro degli spazi pubblici. Se la qualità della vita è un valore, deve esserlo anche quando non porta un vantaggio immediato alla propria attività.
Veniamo al punto, perché è proprio qui che si misura la differenza tra chi si limita a chiedere e chi è disposto a contribuire. Se i commercianti sono convinti che il ritorno delle automobili porterà maggiori incassi, perché non dimostrare concretamente che questa scelta può produrre benefici anche per la comunità? La mia proposta è che l'Amministrazione porti al tavolo con gli esercenti un accordo che preveda un contributo economico dei commercianti di Riva alla pulizia, al decoro e alla manutenzione del tratto di via Italia interessato dalla riapertura al traffico. Non mi riferisco a un generico invito a collaborare o a qualche iniziativa simbolica organizzata una volta all'anno. Parlo di un impegno concreto, con una quota economica da concordare con gli operatori e risorse destinate espressamente alla cura di quell'area.
Se i commercianti sostengono che il ritorno delle automobili sia indispensabile per salvaguardare le proprie attività, allora siano disposti a discutere anche di un contributo per mantenere pulito, decoroso ed efficiente lo spazio pubblico dal quale si aspettano di trarre beneficio.
Cari commercianti, se questa riapertura vi farà guadagnare di più, perché una parte di quei benefici non dovrebbe tradursi in un investimento per la città? A Biella esistono già strumenti di collaborazione con soggetti privati per la cura degli spazi pubblici, attraverso sponsorizzazioni e convenzioni. L'Amministrazione potrebbe prendere spunto da questi strumenti e valutare una soluzione specifica per Riva, coinvolgendo direttamente gli esercenti nella definizione degli impegni e delle risorse da destinare al progetto. Il principio è semplice: se una categoria economica chiede una modifica dello spazio pubblico perché ritiene che possa favorire le proprie attività, è ragionevole aprire un confronto anche sul contributo che quella categoria può offrire al mantenimento dell'area. E se con il passaggio delle automobili dovessero aumentare le esigenze di pulizia, se i cubetti della pavimentazione dovessero danneggiarsi o se fossero necessari ulteriori interventi di ripristino, non sarebbe accettabile dare per scontato che a pagare debbano essere sempre le casse comunali e, quindi, tutti i cittadini.
Il quartiere Riva ha già conosciuto periodi di incuria, quando si arrivava persino a segnalare la presenza di topi. Dopo gli interventi di riqualificazione di via Italia, sarebbe inaccettabile ritrovarsi nuovamente a fare i conti con sporcizia e degrado. Avete chiesto il ritorno delle automobili, avete rivendicato il risultato e vi aspettate che porti maggiori incassi. Bene: adesso dimostrate di essere disposti a investire anche nella città. Non potete pretendere tutti i vantaggi e lasciare sempre agli altri il conto. Il problema è più ampio e riguarda un atteggiamento che da troppo tempo caratterizza il dibattito sul commercio biellese: la tendenza ad attribuire ogni difficoltà a fattori esterni, chiedendo continuamente alle istituzioni di intervenire senza interrogarsi abbastanza sulle proprie responsabilità. A Biella si parla continuamente di crisi, di incassi insufficienti e di mancanza di clienti. Ma quanti commercianti investono davvero per far conoscere le proprie attività? Quanti promuovono i propri prodotti con iniziative pubblicitarie efficaci? Quanti collaborano con gli altri esercenti per organizzare eventi, offerte comuni e giornate capaci di attirare persone in centro? È troppo comodo lamentarsi che i clienti non arrivano, se poi non si fa abbastanza per convincerli a entrare nei propri negozi. La pubblicità non è un lusso, la promozione non è una perdita di tempo e la collaborazione tra attività non è un favore da fare al vicino. Sono strumenti fondamentali per qualsiasi impresa che voglia rimanere competitiva. Eppure, troppo spesso, nel dibattito pubblico si sente parlare delle responsabilità del Comune, mentre si discute molto meno di ciò che gli stessi operatori potrebbero fare per migliorare la propria offerta.
Un negozio non si promuove da solo, i clienti non arrivano per miracolo e il Comune non può fare il commerciante al posto dei commercianti. Ed eccoci a un'altra questione che meriterebbe ben più di qualche lamentela: le domeniche in centro. Biella rischia di presentarsi come uno di quei capoluoghi in cui, la domenica, il centro commerciale naturale sembra completamente addormentato. Non dispongo di una classifica comparativa aggiornata che consenta di affermare che Biella sia la città con più negozi chiusi, ma basta osservare la situazione del centro per capire quanto il tema meriti attenzione. La domenica tanti cittadini hanno finalmente tempo per passeggiare, fare le consuete «vasche» in via Italia e magari acquistare qualcosa che durante la settimana non riescono a cercare. È proprio in quel momento che un centro dovrebbe offrire occasioni, iniziative e negozi capaci di accogliere chi lo frequenta. E invece, troppo spesso, ci si imbatte in serrande abbassate. Poi, però, ci si lamenta perché manca la gente. Che strategia commerciale è quella di chiedere più clienti senza interrogarsi seriamente su come attirarne di nuovi e su come intercettare chi il centro lo frequenta già? Nessuno pretende che tutti i negozi siano aperti sette giorni su sette. Ma è lecito chiedersi se non si possa fare di più attraverso aperture coordinate, iniziative condivise, pubblicità e promozione commerciale. Perché una persona che scende in centro la domenica per passeggiare e fare acquisti dovrebbe trovare un'offerta capace di invogliarla a fermarsi, entrare nei negozi e tornare anche nelle settimane successive. Se invece trova un centro poco animato e molte attività chiuse, diventa più difficile costruire un'abitudine allo shopping.
Non si può pretendere che i cittadini sostengano il commercio locale se il commercio locale non si impegna abbastanza per farsi trovare, conoscere e scegliere. A Biella sembra essersi consolidata una pessima abitudine: parlare molto, lamentarsi continuamente e produrre troppo poco. È ora di abbandonare questa mentalità, perché le difficoltà economiche non si risolvono con il vittimismo permanente, ma con idee, investimenti, promozione e capacità di adattarsi. Perché le strade appartengono a tutti, i soldi pubblici appartengono ai cittadini e il commercio non si rilancia con il vittimismo. Chi oggi canta vittoria dimostri domani di meritarla: con il lavoro, con gli investimenti e con un contributo concreto alla città".





