Ultim'ora - 05 ottobre 2026, 17:21

Farmaci, Crimi (UniCt): "Con ultra-long-acting maggiore aderenza a terapia per asma grave"

Farmaci, Crimi (UniCt): "Con ultra-long-acting maggiore aderenza a terapia per asma grave"

(Adnkronos) - Il primo farmaco biologico ultra-long-acting per il trattamento dell'asma grave, depemokimab, "offre un'opportunità in più e cambia il paradigma di trattamento. Abbiamo infatti importanti" risultati "sull'efficacia della terapia, come dimostrato dagli studi del programma Swift, che confermano la capacità di inibire l'infiammazione proprio agendo sull'interleuchina 5 (Il-5). Inoltre, ci dà l'opportunità di intervenire in modo efficace sul controllo dei sintomi, poiché permette a noi clinici di 'liberarci' dal pensiero dell'aderenza al trattamento. Questo non è un aspetto da poco, ma una variabile da tenere sempre in considerazione di fronte a un paziente con una malattia così grave. È fondamentale sia dal nostro punto di vista sia da quello del paziente, che avrà a disposizione un modo completamente diverso e molto più patient-friendly di gestire la terapia rispetto al passato". Lo ha detto Claudia Crimi, professoressa associata di Malattie dell'apparato respiratorio presso l'università di Catania, nel corso del XXVII Congresso nazionale organizzato a Roma dalla Società italiana di pneumologia (Sip).  

Approvato dalla Commissione europea nel febbraio 2026 come trattamento aggiuntivo di mantenimento per l'asma grave con infiammazione di tipo 2 e come terapia aggiuntiva per la rinosinusite cronica grave con poliposi nasale, depemokimab prevede una somministrazione ogni 6 mesi. "È una rivoluzione nella rivoluzione della terapia biologica per l'asma grave - afferma l’esperta - perché per il paziente c'è un beneficio infinito e non soltanto nella quotidianità. Non dimentichiamo che sono spesso pazienti giovani che continuano a lavorare e che devono conciliare le somministrazioni con gli accessi in ospedale per i controlli. Credo che questo aspetto cambierà completamente la gestione della terapia". Si tratta di "un cambio di paradigma per il percorso del paziente", sottolinea la pneumologa. Non doversi sottoporre a somministrazioni frequenti "libera la mente dal pensiero di essere condannato o comunque legato a una puntura". I clinici, inoltre, possono aumentare "il tempo da dedicare ai pazienti che hanno difficoltà maggiori, quelli più complessi o che presentano maggiori comorbidità. Si osserverà una vera e propria riorganizzazione del programma terapeutico per tutti i pazienti, anche per quelli che non faranno questo trattamento".  

L’esperta si sofferma anche sull'importanza di spostare l'attenzione dal semplice trattamento delle riacutizzazioni al controllo continuativo dei meccanismi che guidano la malattia. "Quando pensiamo agli eventi, quindi alle riacutizzazioni, è importante riconoscere come queste siano soltanto la punta dell'iceberg - chiarisce Crimi - La riacutizzazione, in realtà, sottende un livello più elevato di infiammazione. Avere la possibilità di una soppressione sostenuta dell'infiammazione ci permette sia di prevenire le riacutizzazioni future sia di restringere il campo su un aspetto molto importante dal nostro punto di vista", garantendo una presa in carico globale. "La possibilità di sopprimere in modo sostenuto l'infiammazione ci permette di vedere se il controllo dei sintomi non è completo, valutando eventualmente la presenza di comorbidità che in quel momento sono scompensate o un mancato controllo della malattia in sé e per sé, intesa come infiammazione. Ci dà quindi - conclude - un'opportunità in più per garantire un controllo a 360 gradi". 

 

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