Ci sono occasioni che si esauriscono nel momento in cui finiscono. E ce ne sono altre che, invece, continuano a produrre effetti molto tempo dopo.
La storia che parte da Biella appartiene a questa seconda categoria.
Tutto è partito dall’incontro tra alcuni professionisti dell’orientamento che hanno scelto di fare una cosa apparentemente semplice: incontrarsi, conoscersi e condividere non soltanto le proprie esperienze, ma soprattutto le proprie domande.
Non cercare subito le risposte, dunque, ma mettere in comune interrogativi, dubbi, punti di vista e competenze.
È proprio da lì che ha cominciato a prendere forma qualcosa di inatteso.
Una connessione ha generato un’idea. L’idea ha portato a un progetto. Il progetto ha creato nuove occasioni di incontro. E da quegli incontri sono emerse possibilità che, prima, semplicemente non erano ancora visibili.
È questo il cuore dell’esperienza che il Gruppo Orientatori ASNOR di Biella ha portato alla Rome Future Week, la manifestazione dedicata al futuro che si è svolta a Roma il 24 e 25 settembre 2026.
All’interno del programma curato da ASNOR, l’Associazione Nazionale Orientatori, il gruppo biellese è stato chiamato a confrontarsi con una domanda particolarmente significativa: “Quando è davvero troppo tardi per reinventarsi?”. Nel pomeriggio, la riflessione è uscita dalla dimensione del talk ed è diventata laboratorio, con la “Mappa generativa delle possibilità”, uno strumento sviluppato a partire dall’esperienza maturata dal gruppo sul territorio.
Ma il vero tema, in fondo, non era soltanto parlare di orientamento.
Era capire che cosa può accadere quando chi si occupa professionalmente di orientamento decide di non lavorare in isolamento.
Il “caso Biella”
ASNOR ha definito questa esperienza “il caso Biella”.
Una definizione che non nasce dalla semplice collocazione geografica del gruppo, ma dal modo in cui una rete professionale locale ha scelto di trasformare il confronto in azione.
Come ha sottolineato la stessa ASNOR, il valore dell’esperienza sta nell’aver costruito una community che non si è fermata al confronto, ma ha scelto di sperimentare, collaborare e costruire insieme nuove possibilità per l’orientamento.
Il punto è particolarmente interessante per un territorio come quello biellese.
L’orientamento, infatti, non può essere pensato soltanto come una relazione tra un professionista e una persona che deve compiere una scelta. Le decisioni formative e professionali sono influenzate dai contesti, dalle reti, dalle informazioni accessibili e dalle opportunità concrete che una persona riesce a vedere.
Per questo diventa importante anche interrogarsi su chi costruisce quelle opportunità e su come un territorio possa contribuire a renderle visibili.
La rete nata a Biella ha iniziato a muoversi proprio in questa direzione: non limitarsi a leggere le possibilità già esistenti, ma provare a generarne di nuove.
Dallo scambio al metodo
Un passaggio particolarmente significativo è arrivato quando l’esperienza di networking ha smesso di essere soltanto un’esperienza e ha cominciato a trasformarsi in un metodo.
A dare forma a questo passaggio è stata Selena Minuzzo, orientatrice, pedagogista e formatrice, che ha trasformato il lavoro sviluppato dal gruppo in un vero e proprio workshop.
L'idea è semplice nella sua formulazione, ma tutt’altro che banale nella pratica: aiutare altri professionisti dell’orientamento a leggere il proprio territorio non soltanto per individuare ciò che già esiste, ma per comprendere dove possano aprirsi nuove possibilità.
Nel laboratorio entrano così in gioco due strumenti: le “5 soglie delle possibilità” e la “Mappa generativa delle possibilità”, pensati per accompagnare i partecipanti dall’analisi alla progettazione.
È il passaggio dalla rete come semplice luogo di relazioni alla rete come infrastruttura progettuale.
A Roma, orientatori provenienti da esperienze e territori differenti hanno potuto sperimentare questo approccio lavorando insieme ai tavoli del laboratorio. La stessa Minuzzo ha raccontato quell’esperienza come un momento nel quale storie, territori e competenze differenti si sono fuse in un unico cantiere di idee.
E qui torna il significato del “caso Biella”.
Perché un’esperienza locale diventa interessante anche fuori dal territorio quando può essere raccontata, sperimentata e potenzialmente adattata ad altri contesti.
Nasce La Fabbrica dei Talenti
Il percorso non sembra quindi destinato a concludersi con la Rome Future Week.
Dall’esperienza condivisa è nata infatti una nuova comunità di professionisti dell’orientamento che ha scelto di dare continuità al lavoro avviato: La Fabbrica dei Talenti.
Un nome che racconta già una visione.
Non una fabbrica di persone tutte uguali e nemmeno un luogo nel quale i talenti vengono semplicemente “scoperti”.
Piuttosto, uno spazio nel quale competenze, esperienze, relazioni e territori possano incontrarsi per costruire nuove possibilità.
La comunità nasce dall’esperienza di professionisti che hanno scelto di mettere in comune competenze e prospettive diverse: Silvana Macrì, Selena Minuzzo, Roberta Cortese e Girolamo Ciancimino, protagonisti del percorso che ASNOR ha indicato come “caso Biella”.
È un passaggio importante anche per il territorio.
Perché parlare di orientamento significa spesso parlare di singole persone chiamate a scegliere: un ragazzo davanti a una scelta scolastica, una persona che deve rimettersi in gioco, un lavoratore che attraversa una transizione, qualcuno che deve capire come valorizzare ciò che ha imparato nel corso della propria storia professionale.
Ma prima ancora delle scelte individuali esiste una domanda collettiva: quanto è capace un territorio di costruire le condizioni perché quelle possibilità possano essere viste?
Forse è proprio questa la lezione che arriva da Biella.
Le possibilità non sono sempre tutte già lì, pronte per essere individuate.
A volte devono essere costruite.
E possono nascere da qualcosa di molto concreto: persone diverse che decidono di incontrarsi, fare domande e mettere in comune ciò che sanno.
Una domanda può generare una connessione.
Una connessione può generare un’idea.
Un’idea può diventare un progetto.
E un progetto può aprire una possibilità che, fino a quel momento, semplicemente non si vedeva.
È da questa intuizione che La Fabbrica dei Talenti vuole ripartire: dall’idea che fare orientamento non significhi soltanto accompagnare le persone verso possibilità già esistenti, ma contribuire, insieme al territorio, a farne emergere di nuove.
Per Biella, il “caso” potrebbe essere appena iniziato.






