AL DIRETTORE - 01 ottobre 2026, 17:03

Carcere di Biella, SiNAPPe: "La situazione è arrivata al capolinea"

Tuttolomondo: "L’istituto biellese, con una capienza di circa 600 detenuti, non può continuare a funzionare con una pianta organica di circa 175 unità di Polizia Penitenziaria"

Carcere di Biella, emergenza senza fine: la Polizia Penitenziaria è allo stremo. Il SiNAPPe chiede interventi urgenti

Carcere di Biella, emergenza senza fine: la Polizia Penitenziaria è allo stremo. Il SiNAPPe chiede interventi urgenti

Riceviamo e pubblichiamo: 

"La situazione della Polizia Penitenziaria presso la Casa Circondariale di Biella ha raggiunto livelli preoccupanti e non più sostenibili.

Le condizioni di lavoro del personale sono ormai al limite e rischiano di compromettere non soltanto la sicurezza degli operatori, ma l’intero sistema penitenziario dell’istituto.

Basti pensare che, nel nuovo padiglione detentivo, tre soli poliziotti penitenziari devono gestire quattro piani detentivi e 264 detenuti, con turni che possono protrarsi dalle 08:00 alle 21:00, arrivando in alcuni casi a essere seguiti anche dal turno notturno.

Gli stessi tre operatori devono garantire contemporaneamente l’immissione ai passeggi, accompagnare i detenuti alle visite mediche, gestire le attività interne e assicurare tutti gli altri compiti di istituto. Una situazione che espone il personale a un carico di lavoro e a condizioni operative difficilmente sostenibili.

Un istituto di primo livello superiore con una struttura di comando ridotta all’osso

La Casa Circondariale di Biella è classificata come istituto di primo livello superiore e, proprio per le sue dimensioni e caratteristiche, dovrebbe poter contare su una struttura dirigenziale e di comando adeguata.

La realtà, invece, è ben diversa.

A fronte di una previsione che contempla un direttore, almeno un vicedirettore, un comandante e due vicecomandanti, oltre a 34 funzionari e 37 ispettori, l’istituto si trova attualmente a operare con un direttore del penultimo corso, in missione, un comandante, appena 3 ispettori e un solo sovrintendente effettivamente impiegato nei servizi operativi.

Nel frattempo, la stessa Amministrazione ha disposto l’impiego presso altri istituti di personale proveniente da Biella: 2 commissari capo, 4 ispettori e 4 sovrintendenti.

Il risultato è che, troppo spesso, sono gli stessi agenti a dover svolgere compiti che dovrebbero essere garantiti dai ruoli intermedi e di coordinamento, anche nell’ambito della sorveglianza generale. 

600 detenuti e soltanto circa 175 unità di Polizia Penitenziaria previste

L’istituto biellese, con una capienza di circa 600 detenuti, non può continuare a funzionare con una pianta organica di circa 175 unità di Polizia Penitenziaria, tanto più in presenza di un contesto operativo caratterizzato da continue criticità e da frequenti episodi di violenza ai danni del personale.

Sono ormai numerose le aggressioni subite dai poliziotti penitenziari e gli infortuni conseguenti. Il numero degli episodi è diventato talmente elevato da rendere difficile persino tenere il conto degli operatori coinvolti.

Non si può chiedere al personale di continuare a garantire sicurezza e funzionalità dell’istituto in queste condizioni.

Turni massacranti e straordinari: alcuni colleghi hanno lavorato 36 giorni consecutivi

Il dato più preoccupante riguarda anche l’organizzazione del lavoro.

Sono stati registrati casi di poliziotti penitenziari che hanno lavorato 36 giorni consecutivi senza usufruire di una giornata di riposo settimanale, con punte di quasi 100 ore di lavoro straordinario.

È una condizione che non può essere considerata fisiologica.

Non è accettabile che un poliziotto penitenziario possa arrivare a trascorrere più tempo all’interno del carcere che nella propria abitazione. Dietro questi numeri ci sono uomini e donne che hanno diritto alla salute, al riposo e alla dignità professionale.

Biella come una Ferrari senza uomini e senza mezzi

L’istituto biellese si trova, in buona sostanza, a dover guidare una Ferrari senza uomini e senza mezzi.

A fronte di una capienza di circa 600 detenuti, sono soltanto circa 70 gli operatori effettivamente impiegati quotidianamente nei servizi articolati sulle 24 ore.

Una sproporzione evidente che deve essere affrontata con urgenza dall’Amministrazione penitenziaria.

Una situazione analoga, per alcuni aspetti, interessa anche la Casa Circondariale di Genova Marassi, a dimostrazione di una problematica che non può più essere affrontata come una semplice emergenza locale.

La distribuzione dei nuovi agenti non risolve l’emergenza

Nell’ultimo incontro presso il Dipartimento, relativo alla distribuzione dei neo-agenti, è stato rappresentato che nel distretto comprendente Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta sono stati assegnati complessivamente 99 nuovi agenti.

Di questi, circa 75 dovrebbero essere destinati agli istituti di Cuneo e Novara, in relazione all’apertura di due padiglioni precedentemente destinati ai detenuti sottoposti al regime del 41-bis.

Resterebbero quindi soltanto una parte residuale dei nuovi agenti, circa 12 unità, da distribuire tra gli istituti piemontesi, liguri e di Brissogne.

Di fronte a una situazione come quella di Biella, riteniamo che tale distribuzione debba essere attentamente rivalutata.

E dal 1° ottobre iniziano anche i lavori per aumentare la capienza

Come se non bastasse, dal 1° ottobre sono previsti i lavori presso il carcere di Biella per l’ampliamento della capienza detentiva.

La domanda è inevitabile: come si pensa di aumentare il numero dei detenuti se non vengono contestualmente aumentate le risorse umane e professionali necessarie a garantirne la gestione in sicurezza?

Aumentare la capienza senza adeguare in maniera significativa gli organici della Polizia Penitenziaria significherebbe aggravare ulteriormente una situazione che è già arrivata al limite.

Il SiNAPPe chiede una revisione urgente della pianta organica

Il segretario nazionale del SiNAPPe, Raffaele Tuttolomondo, nella giornata di ieri ha chiesto ai vertici del Dipartimento di rivedere con la massima urgenza la pianta organica della Casa Circondariale di Biella, adeguandola alle reali esigenze operative dell’istituto.

Biella, pur essendo classificata come struttura di primo livello superiore, si trova a gestire un numero di detenuti superiore a quello di istituti di dimensioni molto maggiori, come quello di Firenze, disponendo però di una dotazione di personale fortemente inferiore.

Non è più possibile continuare a colmare le carenze attraverso lo straordinario, il sacrificio individuale e la disponibilità dei poliziotti penitenziari.

La Polizia Penitenziaria non può essere considerata una risorsa infinita.

Il personale ha già dato tutto quello che poteva dare.

Garantire sicurezza, dignità e salute dei poliziotti penitenziari

Il SiNAPPe continuerà a utilizzare tutti gli strumenti previsti dalla legge e dalle prerogative sindacali affinché vengano garantite la sicurezza, la dignità professionale e la salute delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria.

La situazione è arrivata al capolinea da diversi mesi e non può essere ulteriormente ignorata.

Chiediamo pertanto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di intervenire con la massima urgenza attraverso:

* una revisione immediata della pianta organica dell’istituto di Biella;
* il potenziamento dei ruoli direttivi e intermedi;
* l’assegnazione di un numero adeguato di nuovi agenti;
* il riequilibrio delle risorse sottratte all’istituto e destinate ad altre sedi;
* misure concrete per ridurre il ricorso sistematico allo straordinario;
* il rispetto dei riposi e dei diritti del personale;
* un piano straordinario per affrontare le aggressioni e gli eventi critici;
* l’adeguamento degli organici in previsione dell’aumento della popolazione detenuta conseguente ai lavori di ampliamento.

Non si può chiedere alla Polizia Penitenziaria di garantire la sicurezza di un carcere sempre più grande con un numero di uomini e donne sempre più ridotto.

La sicurezza dell’istituto passa inevitabilmente dalla sicurezza e dalla dignità di chi ogni giorno, con enorme sacrificio, lavora al suo interno".
 

Segretario Nazionale Raffaele Tuttolomondo SiNAPPe – Sindacato Nazionale Auton

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