L’Unione Industriale Biellese esprime forte preoccupazione per il percorso di revisione della disciplina sull’artigianato previsto dalla Legge n. 34/2026 e ribadisce il proprio sostegno alla posizione espressa da Francesco Somma, vicepresidente di Confindustria per la Cultura d’Impresa e la Certezza del Diritto e da Fausto Bianchi, presidente della Piccola Industria e Vice Presidente di Confindustria.
Per l'Uib, il valore dell’artigianato italiano non è in discussione. L’artigianato rappresenta infatti una componente essenziale del sistema produttivo nazionale, fatta di competenze, tradizione e capacità manifatturiera. Tuttavia, la proposta di estendere in modo significativo il perimetro delle imprese artigiane fino a comprendere aziende con dimensioni e strutture organizzative assimilabili a quelle industriali rischia di produrre conseguenze negative sul piano economico, occupazionale e istituzionale. Come ha sottolineato Francesco Somma, “ha ripreso vigore il tentativo di fare una riforma sbagliata e pericolosa, confondendo l’artigiano e la piccola impresa. Non mettiamo in discussione il valore dell’artigianato, che rappresenta una parte fondamentale del tessuto produttivo italiano. Il punto è un altro: non possiamo creare una zona grigia in cui un’impresa è industriale quando compete sui mercati e diventa artigiana quando deve sostenere costi e obblighi”.
"Nessuno ha mai sostenuto che le imprese artigiane siano ferme al secolo scorso – continua Bianchi - Sappiamo perfettamente che innovano, investono e partecipano alle filiere industriali. Ma proprio perché conosciamo bene il sistema produttivo italiano, sappiamo che la modernizzazione di un’impresa è anche frutto del regime normativo, contributivo e contrattuale che le viene applicato”.
Secondo le analisi elaborate da Confindustria, l’innalzamento della soglia dimensionale per la qualificazione artigiana fino a 50 dipendenti potrebbe coinvolgere tra 45.000 e 60.000 imprese manifatturiere e tra 1,3 e 1,8 milioni di lavoratori, con la possibilità di un cambiamento dei contratti collettivi applicati. Le stime indicano inoltre un impatto potenziale sulla finanza pubblica superiore a un miliardo di euro l’anno, derivante principalmente da minori entrate contributive e fiscali.
Sul tema interviene il presidente della Piccola Industria e vice presidente Uib, Christian Ferrari: “Condividiamo le preoccupazioni espresse da Confindustria. Una riforma di questa portata deve essere valutata con rigore, trasparenza e sulla base di dati oggettivi. È necessario sostenere le imprese che investono, innovano e crescono, senza introdurre elementi che possano alterare la concorrenza o indebolire la qualità del lavoro. La competitività non si costruisce pagando meno le persone, soprattutto i giovani, e la crescita delle imprese va premiata e non aggirata. Il nostro tessuto produttivo ha bisogno di politiche che favoriscano produttività, competenze e occupazione qualificata, non di scorciatoie che rischiano di penalizzare lavoratori, imprese virtuose e finanza pubblica”.
Va inoltre ribadito che qualsiasi intervento normativo debba preservare la certezza del diritto e garantire condizioni competitive eque tra imprese che operano sugli stessi mercati. L’obiettivo deve essere accompagnare le aziende verso una maggiore competitività, favorendo l’aumento della produttività, la patrimonializzazione e l’innovazione, senza creare differenze artificiali basate esclusivamente su qualificazioni formali.
"E' necessario un confronto approfondito con le parti sociali e le organizzazioni di rappresentanza, affinché ogni intervento di riforma sia fondato su valutazioni tecniche rigorose e orientato alla crescita sostenibile del sistema produttivo italiano, alla tutela dei lavoratori e alla salvaguardia delle risorse pubbliche" conclude il vicepresidente Uib.





