(Adnkronos) - “La mostra Inventare la natura affronta e risponde alla domanda: cos'era la natura nel Cinquecento, nell'epoca in cui il palazzo che la ospita è stato costruito? E affronta il tema da due punti di vista. Da un lato mostra ciò che si pensava della natura come potenza incontrollabile, una forza sia creatrice sia distruttrice, esaminandola attraverso grandi concetti. Dall'altro, approfondisce specifici approcci che caratterizzano la cultura e l'arte del Cinquecento, cercando di far capire come gli uomini di quell'epoca si siano appropriati della natura, cercando di comprenderne i meccanismi e i segreti più riposti”.
Sono le parole di Guido Rebecchini, curatore della mostra Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio’, a Mantova dal 26 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 nelle sale monumentali di Palazzo Te. Rebecchini riprende: “Questo percorso si sviluppa attraverso sezioni tematiche che affrontano, ad esempio, il tema del riprodurre, ponendolo all'origine della conoscenza e dell'osservazione. Gli artisti - continua - osservavano la realtà con un interesse sempre maggiore per riprodurre la natura nel modo più esatto possibile, sviluppando anche nuove tecniche artistiche. In particolare quella del calco dal naturale, a cui abbiamo dedicato un'intera sezione della mostra con oggetti molto curiosi e particolari, che lasciano intravedere questo forte desiderio di ricreare la natura”. “La sezione successiva - illustra - è dedicata al conoscere e all'interazione tra naturalisti, artisti, mercanti e collezionisti di opere, oggetti e immagini naturali, raccontata attraverso libri, disegni e soprattutto dipinti”. La penultima sezione è stata invece intitolata ‘Stupire’, “perché insieme al crescente desiderio di conoscere - approfondisce Rebecchini - emergeva la volontà di appropriarsi fisicamente di elementi naturali e di manipolarli per farne qualcosa di speciale, di unico e sorprendente”.
Ma come si riesce a mettere in piedi un percorso di così alto valore? “Lo si fa manipolando la natura e trasformandola in oggetti preziosi grazie all'apporto degli orefici - spiega il curatore - Anche i pittori, in fondo, come Arcimboldo, combinavano gli stessi elementi naturali per formare dei volti, come le sue celebri teste dedicate a divertire i signori delle corti. Allo stesso tempo, però, Arcimboldo fondava queste sue invenzioni straordinarie su una profonda conoscenza della natura: era infatti un illustratore naturalista, così come molti altri artisti della fine del Cinquecento”, afferma. L'ultima sezione della mostra conclude poi il percorso “attraverso una prima indagine sull'apporto della tecnologia a questo tema. In particolare - approfondisce - esponiamo degli automi, ovvero oggetti che riproducevano movimenti, suoni ed effetti tipici del mondo naturale, realizzati da artefici sempre più sofisticati, capaci di imitare, riprodurre e persino dare vita agli oggetti, quasi come se gli artisti fossero una seconda natura”, conclude.





