Un accesso di pochi millimetri e una stagione di lavoro salvata. È il risultato della procedura eseguita dall’equipe di Chirurgia Vascolare, diretta da Enzo Forliti, all’Ospedale di Biella su una donna cinquantenne, gestrice di rifugio alpino e che, a causa dell’ostruzione di un bypass che porta il sangue alla gamba, stava progressivamente perdendo la possibilità di camminare: per lei, la condizione stessa del proprio lavoro.
«In Ospedale ho incontrato solo persone fantastiche, anche a livello umano. Ho ricevuto attenzione e considerazione, tanto per il mio problema di salute quanto per la mia esigenza personale e lavorativa. C’è stata un’intesa immediata – ha raccontato Claudia – Dopo l’intervento ho ripreso a camminare in montagna. Ho affrontato l’intera stagione estiva sempre in rifugio ed è andata benissimo. Ho scelto di condividere la mia testimonianza per esprimere la mia gratitudine a tutta l’equipe».
Il quadro era tutt’altro che semplice. Claudia era già portatrice di una protesi vascolare, impiantata in occasione di due precedenti interventi eseguiti in altri ospedali: quella protesi si era chiusa nuovamente e la circolazione dell’arto inferiore ne risultava compromessa. Non si trattava quindi di un primo intervento, ma di una situazione già trattata in passato, che richiedeva una soluzione capace di risolvere il problema senza ripartire da zero. A pesare, insieme alla difficoltà a camminare, erano anche i tempi: un intervento tradizionale avrebbe comportato una degenza e un recupero incompatibili con l’avvio della stagione lavorativa.
Il percorso è stato rapido e interamente programmato. Il caso di Claudia è stato valutato in ambulatorio con una visita urgente, ricoverata nel giro di pochissimi giorni e quindi è stata sottoposta a trattamento. L’intervento è stato eseguito nella Sala Ibrida dell’Ospedale, attiva da novembre del 2025 dove la Chirurgia Vascolare esegue oggi la quasi totalità della propria attività.
La realizzazione della Sala Ibrida è il frutto di un’operazione complessiva che ha visto unite, al fianco dell’Asl BI, Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Associazione Amici dell’Ospedale di Biella e che ha comportato un investimento di circa 2 milioni di euro, finanziato grazie ad una raccolta fondi coordinata dall’Associazione Amici dell’Ospedale nella figura del presidente Leo Galligani, unitamente a finanziamenti pubblici, tra cui il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.
La tecnica utilizzata è una disostruzione meccanica per via endovascolare. Il dispositivo raggiunge il punto ostruito viaggiando all’interno del vaso e funziona come una micro-fresa: frantuma il materiale che occlude il condotto e, nello stesso momento, lo aspira.
Nel caso di Claudia la procedura ha consentito di ripulire dall’interno la protesi già impiantata e di renderla nuovamente funzionante, evitando un nuovo intervento a cielo aperto. Si tratta di una tecnica riservata a casi accuratamente selezionati e non applicabile a tutte le ostruzioni: l’individuazione di pazienti candidabili è parte integrante del risultato. Claudia è tornata a casa in pochi giorni, ha ripreso la propria attività senza perdere la stagione e prosegue oggi il percorso di controlli programmati.
La metodica è di recente introduzione e sta trovando spazio nei centri che dispongono delle competenze e della dotazione tecnologica necessarie a impiegarla. L’Asl BI ha infatti aderito al registro multicentrico nazionale che raccoglie e valuta i risultati della procedura in termini di efficacia ed efficienza, coordinato dall’Università di Verona, quale centro pilota insieme ad altre chirurgie vascolari italiane: un’adesione che consente di confrontare i propri esiti con quelli dei principali centri nazionali e di contribuire alla costruzione dell’evidenza scientifica su una tecnica di recente diffusione.
In tutto il Piemonte le strutture di Chirurgia Vascolare sono nove su diciannove Aziende Sanitarie pubbliche: quella dell’Asl BI è una di queste e rappresenta, insieme a Novara, il riferimento per il quadrante nord-orientale della Regione.
L’equipe di Chirurgia Vascolare dell’Asl BI è composta da nove medici più il Direttore e nel 2025 ha registrato circa 1.000 ricoveri e oltre 10.000 prestazioni ambulatoriali. Il reparto ha registrato, in particolare, sia un aumento di circa il 15% del trattamento della patologia aortica complessa, sia un tasso di attrazione di pazienti provenienti da fuori provincia del 40%.
La sala ibrida è il luogo in cui oggi si concentra questa attività, in quanto consente di eseguire nella stessa seduta la procedura e il controllo del risultato, anche negli interventi più tradizionali, con maggiori garanzie per il paziente.
«Oggi come equipe di Chirurgia Vascolare, anche grazie all’apporto della Sala Ibrida, ci occupiamo anche di ambiti che in passato erano di competenza della cardiochirurgia, come l’aorta toracica e l’arco aortico – ha così spiegato il Direttore della Chirurgia Vascolare, Enzo Forliti – Affrontare problemi complessi con un basso impatto sul paziente ha una ricaduta sociale importante: in questo caso parliamo di una persona pienamente attiva, con un lavoro da portare avanti, e siamo riusciti a evitare che restasse ferma a lungo. La chirurgia mini-invasiva non è un termine astratto: è esattamente questo».
«La sala ibrida è il luogo in cui competenze chirurgiche, imaging e tecnologia lavorano insieme sullo stesso paziente e nello stesso momento, offrendo un risultato di altissima qualità e con una ricaduta migliore in termini di salute e di recupero per il paziente – ha dichiarato il Direttore Generale Asl BI, Mario Sanò – Questo investimento, previsto dal Piano di Rilancio e grazie all’apporto di una concreta sinergia di territorio, a Biella oggi è realtà».
«La storia di Claudia – ha commentato l’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi – dimostra che l’innovazione tecnologica in sanità si misura sulla vita concreta delle persone e che un ospedale che lavora per essere attrattivo ed efficiente, offre ai cittadini del proprio territorio risposte che non richiedono di andare altrove. È questo il volto della sanità pubblica che vogliamo continuare a portare avanti».





