Riceviamo e pubblichiamo:
“Continua ad aumentare in Nepal il numero delle vittime e dei dispersi. Ogni giorno arrivano nuove notizie di intere famiglie che hanno perso tutto nelle zone fortemente colpite dalla improvvisa caduta di una enorme massa di rocce e ghiaccio proveniente dal monte Langtang Lirung in Tibet.
Nel luogo del disastro non ci sono più le strade, tutti i ponti sono crollati ed è pertanto difficile muoversi in sicurezza, mentre il rischio di frane e cedimenti, insieme al pericolo di improvvise ondate di acqua, impedisce di portare aiuto a chi è rimasto isolato sulle montagne.
La paura è ancora grande. Le Organizzazioni Internazionali che prontamente si sono attivate sono ferme nella capitale Kathmandu e non hanno il premesso di raggiungere con qualsiasi mezzo le zone provate dal drammatico evento. Centinaia sono i bambini che hanno perso i genitori e stanno ancora sperando di rivederli. Abbiamo notizia di 41 bambini che si trovavano in una scuola posta sulle alture e che si sono salvati, ma non hanno casa dove tornare poiché tutti i loro parenti sono stati inghiottiti dalle acque.
Trasportati in elicottero nella capitale questi piccoli non dispongono che degli abiti che indossano e sono ora temporaneamente affidati ai Monasteri Buddhisti. In una grande confusione si stanno alacremente allestendo intorno alla capitale delle tendopoli dove ospitare i sopravvissuti e fornire loro cibo e cure mediche: per queste persone si preannuncia un rigido inverno e almeno un anno di permanenza in tenda prima di ricevere una destinazione definitiva. Molti di essi cercheranno il contatto con amici e famigliari che vivono lontano per sapere se possono ospitarli. Altri dovranno usufruire dell’assistenza pubblica e forse diventeranno dei barboni.
Fino a ieri questi poveri contadini vivevano dei miseri proventi derivanti dalla coltivazione dei loro campi, ma ora in pochi minuti la loro esistenza è cambiata e anche queste piccole fonti di sussistenza sono definitivamente scomparse inghiottite da una coltre di fango e roccia. E sotto questa enorme distesa di detriti si teme che i cadaveri di migliaia di uomini e animali possano inquinare il territorio con un grande rischio di epidemie derivanti dalla contaminazione delle falde acquifere e dei terreni.
Si calcola che la devastazione abbia prodotto un danno di almeno sei miliardi di dollari: troppi per rimettere in sesto un Paese che nel 2027 pensava di migliorare la propria economia grazie alla crescita della occupazione, all’aumento del gettito fiscale e all’ampliamento dei servizi pubblici.
E che aveva pronto un programma di trasformazione digitale basato sul primo centro di calcolo sull’intelligenza artificiale, la cui realizzazione dovrà essere procrastinata con una pesante ricaduta sulle attività delle imprese e sull’istruzione. Al momento non è possibile fare altro che pregare e mandare energia a questo Paese che ancora una volta è stato sconvolto dalla furia degli elementi e non si è ancora risollevato dal disastroso terremoto del 2015.
Invitiamo tutti coloro che hanno amore per il Nepal e per le sue genti a rivolgere un pensiero di luce a chi vive oggi nel buio della disperazione”.





