Giardini Zumaglini, gli agronomi avvertono: «Trapiantare i ciliegi è un’operazione ad altissimo rischio»
Gli interventi di Studiopaesaggio, Adotta un ciliegio, FAI Biella e Circolo Tavo Burat-Pro Natura, insieme a professionisti del settore agronomico e architettonico
Un intervento tecnicamente complesso, costoso e dall’esito incerto. È il quadro delineato dagli agronomi durante il primo blocco dell’Assemblea aperta di Palazzo Oropa, dedicato agli aspetti ambientali e paesaggistici della riqualificazione dei Giardini Zumaglini.
Il rappresentante di Studiopaesaggio si è soffermato sul trapianto dei ciliegi ornamentali interessati dal progetto. Piante che, secondo la sua ricostruzione, hanno circa trent’anni e sono innestate su ciliegio selvatico, caratterizzato da un apparato radicale vigoroso ed esteso: "Dal punto di vista tecnico e agronomico, il trapianto è molto complicato e presenta un rischio di insuccesso altissimo", ha spiegato. Per offrire qualche possibilità di attecchimento sarebbe necessario estrarre ogni esemplare con una zolla dal diametro compreso tra tre metri e mezzo e quattro metri. L’operazione sarebbe resa ancora più difficile dall’assenza di una preparazione iniziata almeno un anno prima.
I presenti evidenziano il valore del giardino storico, risalente al 1876 e caratterizzato dalla presenza di alberi secolari, tra cui tre esemplari monumentali. L’ingresso del mercato potrebbe incidere su questo equilibrio attraverso il calpestamento, la compattazione del terreno, eventuali sversamenti e la produzione di rifiuti.
Un secondo agronomo ha illustrato la complessità delle tecniche necessarie per trasferire alberi di grandi dimensioni. Secondo la sua stima, il costo potrebbe avvicinarsi ai 20mila euro per pianta, senza eliminare l’incertezza sull’esito. Sollevato anche un problema di sicurezza: in caso di eventi meteorologici improvvisi, evacuare un’area occupata da banchi, mezzi e numerose persone sarebbe più difficile rispetto a un parco.
Adotta un ciliegio ha contestato l’impostazione del progetto, ritenuta in contrasto con gli obiettivi di rigenerazione urbana, mobilità sostenibile e miglioramento della qualità dell’aria. Tra le criticità indicate figurano l’aumento del traffico, la carenza di parcheggi e la sostituzione degli alberi esistenti con esemplari giovani, destinati a produrre una copertura significativa soltanto dopo molti anni. "Un giardino deve essere un giardino e, come tale, deve essere rispettato", hanno ribadito.

Un’apertura al confronto è arrivata dal FAI di Biella, che ha ricordato la natura apartitica dell’associazione e offerto la propria disponibilità a collaborare con il Comune. Tra le possibilità indicate, il coinvolgimento delle scuole e del Terzo settore e il ricorso a strumenti come il censimento dei Luoghi del Cuore per sostenere interventi sul patrimonio verde.
Il Circolo Tavo Burat-Pro Natura ha invece posto una questione preliminare: si tratta di una riqualificazione o di una trasformazione? Secondo l’associazione, il progetto modificherebbe la natura del giardino ottocentesco, introducendo funzioni potenzialmente in conflitto con la tutela ambientale. Contestato anche il metodo, per la mancanza di un’analisi preventiva delle alternative e di un confronto pubblico precedente alla definizione dell’intervento.
A chiudere la prima serie di interventi è stata un’architetta intervenuta a titolo professionale e personale: "I ciliegi sono stati la punta dell’iceberg - ha dichiarato - è necessario coinvolgere preventivamente ambulanti, residenti, utenti ed esperti".
Il verde, la qualità dell’aria e il contenimento delle temperature incidono direttamente sulla vivibilità e sui costi sostenuti dalla collettività. Tre le parole scelte per riassumere l’intervento: partecipazione, tutela del verde e responsabilità: "Se l’amministrazione dovesse proseguire in questa direzione, sarebbe un vero e imperdonabile peccato..."





