Nel Biellese l’estate 2026 non ha concesso il tempo di archiviare un’emergenza prima che ne arrivasse un’altra. Alla lunga scarsità di piogge è seguito l’incendio del Monte Barone e, prima ancora che il rogo fosse definitivamente estinto, sono arrivati temporali violenti e improvvisi innalzamenti dei corsi d’acqua. Il passaggio dalla sete all’acqua in eccesso si è consumato in pochi giorni, tanto da cambiare la natura dell'allerta meteo, ma non per tirare il fiato.
Le crisi non hanno la cortesia di mettersi in fila: si sovrappongono, sfruttano le fragilità lasciate da quelle precedenti e impegnano uomini, mezzi e risorse già sotto pressione. Nel frattempo, i problemi della sicurezza e le altre difficoltà quotidiane non vengono sospesi per maltempo. Ogni nuova urgenza si aggiunge alle precedenti, senza sostituirle.
Definire questa sequenza una serie di “sfortunati eventi” conserva una sua consolante utilità. La sorte è il funzionario perfetto e ogni amministrazione dovrebbe dotarsene per puntare il dito nei momenti di crisi. Anche il termine "emergenza" comincia a incrinarsi... dovrebbe indicare un fatto eccezionale, ma ha occupato stabilmente il suo posto sul calendario.
E domani? Si gira la ruota e... chissà chi (e cosa) vincerà.
Nessuno può scegliere dove si fermerà. Nel Biellese, però, si continua a giocare senza l’unica casella che potrebbe cambiare la partita: la prevenzione. Al prossimo giro, è quasi certo, toccherà all'ennesima emergenza.





