La Spagna non si ascolta: la si decifra.
Martedì 14, alle 21.30, la rassegna estiva "Sogno di una notte al Chiostro" apre le porte di un affascinante baule di memorie al Chiostro di San Sebastiano a Biella. L'evento offre all'uditore un trittico iberico ricreato attraverso il filtro del grande concertismo europeo. Qui risuona il tocco elegante dei salotti parigini. Qui si dipana il filo rosso del cante jondo. Qui esplode la polifonia di una nazione sospesa tra arcaismo e modernità.
Il sipario si leva sulle España, seis hojas de album Op. 165 di Isaac Albéniz. Non si tratta di una banale cartolina folcloristica, ma di un raffinato recupero di tradizioni. Le dita sulla tastiera evocano una suggestione tattile irresistibile. Sembra quasi di sfiorare il legno ruvido delle chitarre andaluse. Nel celebre Tango, l'orecchio accademico scorge subito la sincope malinconica nascosta tra le battute. È un respiro esotico che profuma di tabacco dolce e di gelsomino notturno. In questa partitura così evocativa, l'avorio piange i drammi di un popolo intero. Dalla luce abbacinante si precipita poi nei chiaroscuri madrileni di Enrique Granados. La sua suite Goyescas - Los majos enamorados op. 11 trasforma i quadri di Francisco Goya in vibrazione acustica. Si avverte sulla pelle il fruscio della seta logora indossata dai majos. Si respira l'odore acre della polvere sollevata nelle piazze affollate. Gli accordi si susseguono come pennellate dense sulla tela. Essi lasciano in bocca il sapore metallico e amaro della gelosia. È un teatro di ombre dove la morte danza celata tra le trine di una polifonia intrisa di sanguigno orgoglio castigliano.
A squarciare questo velo di struggente malinconia giungono le Danze Spagnole di Manuel de Falla. Se Albéniz sussurra e Granados dipinge, De Falla percuote. Il ritmo si fa materia solida, implacabile. L'udito viene aggredito dalla ferocia del zapateado, tradotto sulla tastiera con precisione chirurgica. Questa musica è una fornace incandescente che brucia la retina e inaridisce le labbra. La dissonanza morde, mentre il modo frigio si innalza come un lamento gutturale.
A farsi narratore di questo affascinante labirinto di suoni è il pianista Angelo Gala. Studente della classe di alto perfezionamento dell'Accademia Perosi, il musicista nato a Napoli nel 1997 unisce il rigore dello studioso a un cristallino virtuosismo. Diplomato col massimo dei voti, lode e menzione speciale al Conservatorio “Cimarosa” di Avellino con L. Tufano, ha arricchito la sua ricerca musicale con B. Canino e Lilya Zilberstein all'Accademia Chigiana.
Non resta dunque che prendere posto: sollevando il coperchio del pianoforte e ogni indugio, Gala servirà una serata in cui l'inchiostro, il genio e una provvidenziale dose di fuoco andaluso si fondono in un invito che sarebbe un vero delitto declinare.
Per maggiori informazioni: https://www.accademiaperosi.org/










