CRONACA - 12 luglio 2026, 10:00

Incendi in Piemonte, oltre 800 ettari di bosco distrutti

Persi circa 700 mila alberi, pesanti conseguenze sulla biodiversità. La Regione: "Pronti gli interventi di ripristino"

Incendi in Piemonte, oltre 800 ettari di bosco distrutti

Incendi in Piemonte, oltre 800 ettari di bosco distrutti

È pesante il bilancio provvisorio degli incendi che stanno interessando il Piemonte: tra 800 e 900 ettari di territorio sono già stati percorsi dalle fiamme nelle province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola.

Le temperature elevate, protrattesi dalla fine di maggio ai primi giorni di luglio, e le scarse precipitazioni hanno creato condizioni favorevoli allo sviluppo dei roghi boschivi. La recente ondata di calore, iniziata nei primi giorni del mese e culminata mercoledì 8 luglio con i valori massimi, è stata inoltre accompagnata da forti venti di caduta da nord, che hanno ulteriormente aggravato il pericolo.

I bollettini sugli incendi boschivi diffusi dal Centro funzionale di Arpa Piemonte hanno evidenziato un progressivo peggioramento della situazione dall’inizio di luglio. Nella giornata dell’8 il rischio è risultato elevato e diffuso a causa delle alte temperature e dei forti venti di foehn in quota.

Secondo quanto riferito da fonti dei Vigili del Fuoco, l’origine dei diversi incendi sarebbe meteorologica. I fulmini caduti durante i violenti temporali dei giorni scorsi avrebbero innescato le fiamme, poi propagate rapidamente per effetto del vento, delle temperature torride e dell’aridità dei terreni.

I danni più rilevanti si registrano in diverse aree della regione.

In Valsesia, nel Vercellese, sono già andati in fumo circa 450 ettari di territorio, rendendo questa zona la più colpita dall’emergenza.

A Premosello Chiovenda, nel Verbano-Cusio-Ossola, l’incendio ha interessato 226 ettari. Nell’area, la superficie boschiva distrutta raggiunge il 60%, con la perdita di ecosistemi costituiti da querceti, faggete e boscaglie pioniere.

In Valle Soana, nel Torinese, un vasto rogo in quota sta coinvolgendo il territorio del Parco nazionale del Gran Paradiso, in particolare tra Valprato Soana e Ronco Canavese. Il fuoco, sviluppatosi inizialmente in zone impervie ricoperte da erba olina e rododendri, ha successivamente raggiunto anche i boschi di abeti e larici.

Nelle aree attualmente interessate dall’emergenza, la stima indica la perdita di circa 700 mila alberi.

Il danno ambientale non riguarda soltanto la vegetazione. Gli incendi stanno compromettendo gravemente la biodiversità locale: il fumo e la distruzione degli habitat colpiscono la microfauna, gli insetti impollinatori, i rettili e l’avifauna nidificante, mentre i grandi mammiferi, come caprioli e camosci, sono costretti a spostarsi verso zone antropizzate.

Secondo le valutazioni della Regione Piemonte, i tempi di recupero saranno lunghi. Nei primi due-cinque anni è previsto il ritorno delle specie vegetali pioniere, delle erbe e degli arbusti, che contribuiranno a stabilizzare parzialmente il terreno e a ridurre il rischio di erosione.

Per lo sviluppo di un bosco giovane e la graduale ricomparsa della fauna selvatica saranno invece necessari tra i 15 e i 20 anni. Oltre 50-70 anni potrebbero servire affinché gli ecosistemi più complessi, formati da querce, faggi e conifere d’alto fusto, riacquistino pienamente la propria maturità e la struttura originaria.

«Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta ed è per questo che il lavoro dei soccorritori assume un valore immenso – commenta l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Matteo Marnati –. I Vigili del Fuoco, i piloti dei mezzi aerei e i volontari AIB stanno lottando contro un inferno di fiamme per proteggere la nostra casa comune. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future. Il loro non è un semplice intervento di emergenza, ma una vera e propria missione di importanza vitale per l’umanità, per la quale saremo sempre debitori».

«I modelli di simulazione di Arpa Piemonte e Regione Piemonte sull’andamento dei roghi montani – prosegue Marnati – evidenziano lo straordinario valore dell’intervento dei soccorritori. Senza il tempestivo contenimento a terra e il massiccio dispiegamento della flotta aerea, le fiamme avrebbero consumato l’intera massa forestale continua delle valli. L’azione coordinata delle forze in campo ha evitato la distruzione di ulteriori 3.500 ettari di territorio, mettendo in sicurezza e salvando oltre tre milioni di alberi e intere frazioni abitate a fondovalle».

La Regione ha già annunciato gli interventi per il recupero delle zone danneggiate.

«La Regione Piemonte si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni al suolo lo permetteranno – dichiara l’assessore regionale alla Montagna, Marco Gallo –. Siamo già al lavoro per delineare gli interventi e attivare piani straordinari di ripristino ambientale, sul modello di quanto già sperimentato con successo dopo i grandi incendi del 2017. Sottolineiamo però l’importanza cruciale del monitoraggio post-evento: prima di procedere a qualsiasi rinnovazione artificiale con piantine da vivaio, sarà fondamentale valutare la capacità di rinnovazione naturale del bosco, in modo da capire dove sia realmente necessario e prioritario l’intervento dell’uomo».

Le misurazioni sulla qualità dell’aria effettuate da Arpa Piemonte, finalizzate a rilevare la presenza di sostanze aerodisperse prodotte dalla combustione, non hanno evidenziato concentrazioni tali da prefigurare un potenziale danno per la salute.

La centralina di Domodossola ha registrato valori massimi istantanei di circa 250 microgrammi per metro cubo nel tardo pomeriggio del 9 luglio. Già il giorno successivo, il 10 luglio, il valore medio giornaliero delle polveri sottili era sceso a 55 microgrammi per metro cubo.

C.S. Regione Piemonte, G. Ch.

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