COSTUME E SOCIETÀ - 12 luglio 2026, 07:30

Pettinengo rilancia il turismo culturale con musei aperti e visite guidate gratuite

La guida turistica Maria Grazia Hussain Tedde accanto alla scultura "La Madre dell'ucciso" di Francesco Ciusa, unica versione marmorea firmata dall'artista, custodita presso il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo.

La guida turistica Maria Grazia Hussain Tedde accanto alla scultura "La Madre dell'ucciso" di Francesco Ciusa, unica versione marmorea firmata dall'artista, custodita presso il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo.

Con l'arrivo dell'estate prende il via la nuova stagione della Rete Museale Biellese, che fino all'autunno apre le porte di oltre trenta realtà museali diffuse sul territorio, promuovendo un turismo di prossimità capace di valorizzare i piccoli borghi e il loro patrimonio storico, artistico e culturale.

Tra i protagonisti dell'iniziativa figura il Comune di Pettinengo, che rinnova il proprio impegno nell'accoglienza dei visitatori con un'offerta culturale di particolare interesse. Due musei, una mostra fotografica permanente all'aperto e un paesaggio che domina la pianura biellese trasformano il paese in una meta ideale per una giornata dedicata alla scoperta della memoria, delle tradizioni e del dialogo tra culture.

Punto di forza dell'offerta è il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli, inserito nella Rete Museale Biellese e aperto gratuitamente tutte le domeniche estive, dalle ore 15.00 alle 19.00, con visite guidate. Il museo rappresenta un unicum nel panorama italiano: è infatti l'unico bene extraterritoriale della Regione Autonoma della Sardegna situato fuori dall'Isola, testimonianza concreta del profondo legame costruito nel tempo tra la comunità sarda e il territorio biellese.

Ospitato nell'antica dimora della famiglia Mazzia, donata alla Regione Sardegna e affidata al Circolo Culturale Sardo "Su Nuraghe", il museo racconta le migrazioni che hanno interessato il Biellese e l'Italia attraverso oggetti, fotografie, documenti e testimonianze provenienti da numerose comunità. Il percorso espositivo restituisce le storie di uomini e donne partiti alla ricerca di nuove opportunità, valorizzando il patrimonio materiale e immateriale delle migrazioni che hanno contribuito a costruire l'identità del territorio.

Tra i tesori custoditi spicca "La Madre dell'ucciso" di Francesco Ciusa, capolavoro assoluto dell'arte italiana del Novecento. L'opera, premiata alla Biennale di Venezia del 1907 e considerata una delle immagini simbolo della cultura sarda, è conservata nella sua unica versione marmorea firmata dall'artista. Dopo essere rimasta per oltre settant'anni nel parco di Villa Malpenga, la scultura ha trovato la sua sede definitiva a Pettinengo, divenendo uno dei principali richiami culturali dell'intero Biellese.

La collezione del museo continua ad arricchirsi grazie a nuove donazioni e comprende abiti delle mondine, oggetti della vita quotidiana, strumenti musicali tradizionali come la trunfa sarda e la ribeba piemontese, manufatti artigianali, documenti, fotografie e testimonianze che raccontano il viaggio, il lavoro, l'integrazione e la memoria delle comunità migranti.

A pochi passi, in via Celestino Bellia 40, è possibile visitare anche il MuSA – Museo degli Acquasantini e della Sacralità dell'Acqua, allestito nello storico Oratorio seicentesco di San Rocco. L'esposizione raccoglie oltre 850 acquasantini provenienti da diverse regioni italiane e dall'estero, frutto della collaborazione con il DocBi – Centro Studi Biellesi e della preziosa collezione dello storico Sergio Trivero, offrendo un originale percorso dedicato alla devozione popolare e al significato simbolico dell'acqua nella tradizione religiosa.

A collegare idealmente i due musei è la mostra fotografica permanente all'aperto "Biellesi con la valigia", composta da 44 gigantografie distribuite lungo il percorso tra le frazioni Livera e Gurgo. Le immagini, donate dalle famiglie del territorio e accompagnate da significativi passaggi dell'enciclica Fratelli tutti, raccontano la trasformazione di Pettinengo: da terra di emigranti a comunità capace di accogliere persone provenienti da culture e Paesi diversi, facendo della memoria un ponte verso il futuro.

L'invito è quello di riscoprire i paesi adagiati sui primi contrafforti alpini del Biellese, dove il clima più fresco e gli ampi panorami sulla pianura rendono ancora più piacevole la visita. Non a caso Pettinengo viene definito il "balcone del Biellese": un borgo fiorito che coniuga bellezza paesaggistica, patrimonio culturale e qualità dell'accoglienza, proponendosi come destinazione ideale per un turismo lento e consapevole, nel quale Alpi e Mediterraneo si incontrano in un comune racconto di migrazioni, identità e condivisione.

C.S. Simmaco Cabiddu, Su Nuraghe

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