Benessere e Salute - 12 luglio 2026, 19:08

Sanità, l’allarme di AISI: "Mancano professionisti, il problema non è più rinviabile"

"Occorrono investimenti, valorizzazione dei professionisti e una maggiore integrazione tra le diverse componenti del sistema".

Sanità, l’allarme di AISI: "Mancano professionisti, il problema non è più rinviabile"

Sanità, l’allarme di AISI: "Mancano professionisti, il problema non è più rinviabile"

I dati presentati dalla Fondazione GIMBE sul progressivo depauperamento del capitale umano del Servizio sanitario nazionale confermano, secondo AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, una crisi che il settore denuncia da anni. Un’emergenza che non riguarda più soltanto le risorse economiche, ma la sostenibilità dell’intero sistema sanitario italiano.

La perdita di oltre 33 miliardi di euro destinati al personale tra il 2012 e il 2024, gli oltre 90 mila medici che oggi operano fuori dal Servizio sanitario nazionale, la carenza di 5.700 medici di medicina generale, la crescente disaffezione verso Infermieristica e il ricorso ai cosiddetti gettonisti per più di un miliardo di euro nel biennio 2024-2025 dimostrano, secondo l’associazione, che il problema non è più rinviabile.

«I dati GIMBE confermano ciò che le imprese sanitarie vivono quotidianamente – dichiara Karin Saccomanno, presidente di AISI –. Il tema non è scegliere tra sanità pubblica e sanità privata. La vera sfida è costruire un sistema capace di mettere in rete tutte le competenze disponibili».

Per Saccomanno, il comparto pubblico deve essere rafforzato attraverso investimenti strutturali, poiché rappresenta il pilastro dell’universalità delle cure. Allo stesso tempo, il privato accreditato e puro non può più essere considerato un soggetto da tollerare o demonizzare, ma una componente essenziale del sistema sanitario nazionale, in grado di mettere a disposizione risorse organizzative, professionali e tecnologiche e di garantire continuità assistenziale ai cittadini.

AISI sottolinea che la crescita del settore privato non nasce da una contrapposizione con il pubblico, ma dall’aumento della domanda di salute. Nel 2024 la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie ha raggiunto 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3 per cento della spesa sanitaria complessiva. Nello stesso periodo, i 34 principali operatori sanitari privati italiani hanno sviluppato circa 12 miliardi di euro di ricavi, a conferma di una richiesta di prestazioni sempre più elevata e di un comparto chiamato a investire costantemente in personale, innovazione e tecnologie.

«Questi numeri non raccontano la vittoria del privato sul pubblico, ma il crescente bisogno di salute espresso dai cittadini – afferma Giovanni Onesti, direttore generale di AISI –. Se milioni di italiani si rivolgono alle strutture private è perché cercano risposte tempestive, qualità organizzativa e percorsi assistenziali efficienti. Questo deve spingere la politica a costruire una vera integrazione tra i due sistemi, superando contrapposizioni che appartengono al passato».

Il nodo principale resta quello delle risorse umane. La difficoltà nel reperire medici, infermieri, tecnici sanitari e personale altamente qualificato riguarda infatti sia le strutture pubbliche sia quelle private.

«La carenza di professionisti riguarda tutti – sottolinea Fabio Vivaldi, segretario generale di AISI –. Le imprese sanitarie private affrontano ogni giorno le stesse difficoltà. La competizione sul personale non produce benefici per nessuno. Occorre invece aumentare il numero degli operatori disponibili, migliorare le condizioni di lavoro, investire nella formazione continua e rendere attrattiva l’intera sanità italiana, pubblica e privata».

AISI chiede quindi di superare definitivamente una visione ideologica del settore. Il Servizio sanitario nazionale, ribadisce l’associazione, resta il cuore del modello costituzionale italiano e deve essere sostenuto attraverso investimenti adeguati, valorizzazione del personale e una programmazione seria. Parallelamente, il privato autorizzato e accreditato può contribuire a ridurre i tempi di attesa, ampliare l’offerta dei servizi, promuovere l’innovazione e assicurare continuità nelle cure.

«La sanità italiana ha diversi protagonisti ma un solo obiettivo: tutelare la salute dei cittadini – conclude Saccomanno –. Solo un sistema realmente integrato, fondato sulla collaborazione e non sulla contrapposizione, potrà affrontare il difficile passaggio che il comparto sta attraversando».

La sfida, secondo AISI, non consiste dunque nello scegliere tra pubblico e privato, ma nel costruire una governance moderna nella quale ogni componente contribuisca, con pari dignità e responsabilità, a garantire il diritto alla salute previsto dall’articolo 32 della Costituzione, mettendo al centro cittadini, professionisti e qualità delle cure.

C.S. AISI, G. Ch.

SU