La poesia celebra una vittoria che appartiene a tutto il popolo sardo: la salvezza di Cala Finanza, nel territorio di Loiri Porto San Paolo, di fronte alla maestosa isola di Tavolara. Un tratto di costa di rara bellezza, con la sabbia dorata a grana grossa, avvolto dalla macchia mediterranea e lambito da acque trasparenti che sfumano dal turchese al verde smeraldo, sottratto alla speculazione edilizia che avrebbe voluto trasformarlo nell'ennesimo spazio esclusivo, sottraendolo alla collettività.
La conclusione positiva della vicenda non rappresenta soltanto la tutela di un luogo incantevole, ma il successo di una coscienza civile che, quando il popolo sardo ritrova unità d'intenti, sa difendere la propria terra con determinazione. È una vittoria che affonda le radici nella storia più profonda dell'Isola, nella memoria degli Shardana, nella fierezza dei minatori che lottarono per il lavoro e la dignità, nella ribellione di Pratobello del 1969, quando un intero paese seppe fermare l'occupazione militare dei propri pascoli. Da quelle pagine di resistenza nasce la forza di Cala Finanza: una forza che scaturisce dall'unione, dalla consapevolezza che solo un popolo coeso può respingere chi continua a immaginare una Sardegna divisa, disunida, perché più facile da dominare e sfruttare.
Ancora oggi nuove forme di colonizzazione economica e territoriale minacciano l'Isola: grandi speculazioni immobiliari, distese di impianti fotovoltaici a terra, giganteschi parchi eolici progettati senza il consenso delle comunità locali. Interventi che rischiano di trasformare il paesaggio e compromettere un patrimonio naturale e culturale unico, a vantaggio di interessi esterni e a danno delle popolazioni che quella terra abitano e custodiscono da millenni.
«Che lis trochet sos murros, sa colonia! – Che gli spezzi i musi, la colonia!». Così si apre l'ode del poeta Nicola Loi che, come un antico vate, trasforma in versi la forza di una mobilitazione popolare capace di affiancare il lavoro delle istituzioni e delle azioni legali fino a ottenere la revoca dell'autorizzazione al progetto del resort. Una decisione assunta dal Governo all'inizio di luglio, che ha definitivamente bloccato la realizzazione del complesso turistico, salvaguardando Cala Finanza e riaffermando il valore pubblico di un bene appartenente all'intera comunità.
Il sentimento che attraversa il componimento nasce da una memoria antichissima, spesso trascurata dalla storiografia ufficiale, ma custodita nel cuore del popolo sardo:
«Semus eredes de cuddos Shardana,
Chi ant fraigadu sa terra isolana.
Unu populu chi no est mai domadu,
E sa terra isolana an fraigadu.
E los tenimus intro sos meuddos,
Semus eredes de Shardana, cuddos.»
Vale a dire:
"Siamo eredi di quegli Shardana,
che hanno costruito la terra dell'Isola.
Un popolo che non è mai stato domato,
che ha edificato la Sardegna.
E li portiamo fin dentro il midollo:
siamo gli eredi degli Shardana."
Non è soltanto il richiamo a un passato glorioso. È l'affermazione di un'identità che attraversa i millenni e continua a manifestarsi ogni volta che la Sardegna viene chiamata a difendere se stessa. Dagli Shardana ai minatori del Sulcis e dell'Iglesiente, dalle donne e dagli uomini di Pratobello ai cittadini che hanno difeso Cala Finanza, il filo non si è mai spezzato: cambia il volto delle sfide, ma rimane immutata la volontà di custodire la terra ricevuta in eredità e di consegnarla integra alle generazioni future.
Il poeta saluta così la vittoria:
«Cala Finantzia nos at bidu a bolu,
Altzend'e bator moros su lentolu.
Da-e totue unidos sos coros.»
"Cala Finanza ci ha visto in volo,
alzando il vessillo dei Quattro Mori.
Da ogni parte uniti i cuori."
È proprio l'unità il cuore del messaggio poetico. Non una semplice protesta, ma la consapevolezza che la Sardegna diventa forte quando supera divisioni, appartenenze e interessi particolari. La storia insegna che i Sardi hanno sempre saputo prevalere quando hanno camminato insieme; al contrario, ogni tentativo di dominarli è passato attraverso la loro frammentazione. Disunidos per essere governati, uniti per essere liberi: è questa la lezione che Cala Finanza consegna al presente.
Il componimento, tradotto da Antonio Ledda e rielaborato da Roberto Perinu, confluirà nell'antologia del laboratorio linguistico "Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s'emmo e s'eya cantant". Un'iniziativa che va oltre la dimensione didattica per configurarsi come autentico presidio culturale. L'apprendimento della lingua materna diventa veicolo di trasmissione identitaria, strumento di dialogo tra generazioni e occasione per condividere le vicende che attraversano la Sardegna, mantenendo viva una memoria collettiva che continua a parlare al presente.
Inserito in un orizzonte internazionale, il progetto collega idealmente il Circolo Culturale Sardo "Su Nuraghe" di Biella con il Circolo Sardo "Antonio Segni" di La Plata, in Argentina. Attraverso gli incontri digitali, la distanza geografica si trasforma in vicinanza spirituale: la lingua, la poesia e la storia costruiscono un ponte che unisce comunità lontane ma profondamente affini, al di qua e al di là dell'oceano.
In questo spazio di fraternità, la parola poetica custodisce una fiamma antica: quella di un popolo che, pur disperso nel mondo, continua a riconoscersi nelle proprie radici, nella propria lingua e nella propria storia. Una luce che illumina senza consumare, che unisce senza omologare e che trova nella solidarietà il suo approdo più autentico. Perché Cala Finanza non è soltanto una spiaggia salvata: è il simbolo di una Sardegna che, quando ritrova se stessa, sa ancora vincere.





