AL DIRETTORE - 30 giugno 2026, 08:20

Lettera aperta di dissenso al DDL Caccia

"Chiunque abbia avuto il privilegio di fermarsi ad osservare la natura sa di cosa sto parlando"

Lettera aperta di dissenso al DDL Caccia

Lettera aperta di dissenso al DDL Caccia

A chi ha il compito di rappresentare le istituzioni e di custodire il bene comune,

scrivo questa lettera come cittadino profondamente preoccupato per l'approvazione del DDL sulla caccia da parte del Senato. Non si tratta soltanto di una questione normativa: è una scelta che racconta quale idea di futuro vogliamo costruire.

Viviamo un tempo in cui la natura ci sta presentando il conto di decenni di sfruttamento. Ondate di calore sempre più intense, alluvioni, siccità, incendi e perdita di biodiversità non sono eventi isolati, ma il segnale di un equilibrio che abbiamo compromesso. Di fronte a questa realtà, ci si aspetterebbe un impegno sempre maggiore nella tutela degli ecosistemi, della fauna selvatica e del patrimonio naturale. Invece, assistiamo a un provvedimento che, ai miei occhi, va nella direzione opposta.

Gli animali non sono un ostacolo da gestire né una risorsa da sfruttare. Sono esseri viventi che condividono con noi questo pianeta e svolgono un ruolo fondamentale negli equilibri naturali. Rispettare la loro vita significa rispettare la complessità della natura di cui anche l'essere umano fa parte.

Chiunque abbia avuto il privilegio di fermarsi ad osservare la natura sa di cosa sto parlando. La meraviglia di un nido da cui si affacciano piccoli uccelli in attesa del cibo. L'eleganza silenziosa di un airone che attraversa il cielo o si posa sull'acqua all'alba. La tenerezza di due piccoli di volpe che giocano tra l'erba, imparando a vivere. Il salto improvviso di un capriolo nel bosco. Il riccio che attraversa lentamente un sentiero nelle sere d'estate. Il canto di un merlo al mattino, il volo colorato di una farfalla, le api che impollinano i fiori da cui dipende la nostra stessa alimentazione. Sono immagini semplici, ma rappresentano una ricchezza immensa che appartiene a tutti, non a pochi.

La fauna selvatica non è un bersaglio: è parte del nostro patrimonio naturale, culturale ed emotivo. Ogni animale che vive libero racconta la salute del territorio in cui viviamo e ci ricorda che non siamo i soli abitanti di questo pianeta.

La crisi climatica ci insegna ogni giorno una lezione semplice e profonda: non possiamo continuare a considerare la Terra come qualcosa da dominare. Ogni scelta che indebolisce la tutela dell'ambiente contribuisce ad aggravare un problema che ricade su tutti noi, sulle nostre comunità e soprattutto sulle generazioni future.

Il rispetto degli animali è inseparabile dal rispetto della nostra terra. E il rispetto della nostra terra è inseparabile dal rispetto della vita umana. Non esistono compartimenti stagni: quando si impoveriscono gli ecosistemi, si impoverisce anche la qualità della nostra esistenza. Quando si perde biodiversità, perdiamo sicurezza, salute, bellezza e futuro.

È importante ricordare anche un altro aspetto: la stragrande maggioranza degli italiani non è composta da cacciatori. Milioni di persone vivono il rapporto con la natura attraverso il camminare nei boschi, il fotografare gli animali, il fare escursioni, il praticare sport all'aria aperta, il portare i propri figli a osservare un nido, un cervo, un airone o uno scoiattolo. Per molti cittadini la natura è un luogo di pace, non di spari. È quindi legittimo chiedersi se un provvedimento di questo tipo rappresenti davvero il sentire della maggioranza del Paese.

Per questo esprimo il mio più fermo dissenso verso un disegno di legge che ritengo distante dalla sensibilità ambientale che oggi dovrebbe guidare ogni scelta politica. In un'epoca in cui la scienza ci invita a proteggere la biodiversità e a ricostruire un rapporto più equilibrato con la natura, sarebbe necessario investire nella conservazione, nell'educazione ambientale, nella prevenzione dei conflitti tra uomo e fauna attraverso strumenti scientifici e non cruenti, e nella valorizzazione del patrimonio naturale come bene comune.

Una società si misura anche da come tratta chi non ha voce. Gli animali non votano, non protestano nelle piazze, non scrivono lettere. Ma la responsabilità di proteggerli appartiene a tutti noi.

La vera ricchezza di un Paese non si misura solo con il PIL, ma anche con il canto degli uccelli all'alba, con il volo delle rondini in primavera, con la presenza delle lucciole nelle notti d'estate, con i boschi vivi, con i fiumi abitati da aironi e martin pescatori, con la possibilità per un bambino di emozionarsi davanti a una famiglia di anatre o a una lepre che attraversa un prato. Se perdiamo tutto questo, perdiamo una parte della nostra umanità.

Mi auguro che questo provvedimento venga ripensato e che il confronto pubblico possa mettere al centro non interessi particolari, ma una visione più ampia del bene comune. Perché difendere la natura non significa essere contro qualcuno: significa essere a favore della vita.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di politiche che custodiscano, proteggano e guardino lontano. Abbiamo bisogno di istituzioni capaci di lasciare alle prossime generazioni un Paese più ricco di biodiversità, più consapevole e più giusto.

Il futuro non si costruisce concedendo meno tutela alla natura, ma riconoscendo che il destino degli esseri umani è indissolubilmente legato a quello degli animali, degli ecosistemi e della Terra che ci ospita.

Per questo, con rispetto ma con profonda determinazione, esprimo il mio dissenso verso il DDL Caccia e chiedo che il valore della vita, in tutte le sue forme, torni ad essere il principio guida delle scelte del nostro Paese.

Cosimo Cardinale Per una Cittadinanza Attiva, s.zo.

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