ECONOMIA - 28 giugno 2026, 06:50

Sell in May and go away: mito di borsa o strategia ancora valida?

Cos’è il “Sell in May”: l’adagio più famoso di Wall Street

Sell in May and go away: mito di borsa o strategia ancora valida?

Sell in May and go away: mito di borsa o strategia ancora valida?

Il detto “Sell in May and go away” è uno dei più noti proverbi dei mercati finanziari, in particolare quelli USA.

La sua idea è semplice: storicamente, i mesi estivi — da maggio a ottobre — tenderebbero a offrire rendimenti inferiori rispetto al periodo novembre–aprile.

In altre parole, secondo questa stagionalità, gli investitori dovrebbero vendere a maggio, restare fuori dal mercato durante l’estate e rientrare solo in autunno.

Una strategia semplice, quasi meccanica, che però nella pratica viene spesso fraintesa.

All’interno dell’articolo approfondiremo questo comportamento del mercato azionario americano, basandoci su alcuni dati provenienti da uno studio di Carson Group.

I dati storici sull’indice americano S&P 500 mostrano infatti che il periodo maggio–ottobre ha generato in media rendimenti più bassi rispetto al resto dell’anno, ma comunque positivi in circa due terzi dei casi. Tradotto: non è un periodo “negativo”: è semplicemente meno brillante.

Performance media di periodi di 6 mesi dal 1950 ad oggi. (Fonte: Carson Group)

Un pattern statistico che non va seguito alla lettera

Uno degli errori più comuni è interpretare questo fenomeno come un segnale operativo automatico.

La realtà è più sfumata: la stagionalità esiste, ma non è abbastanza forte da giustificare una strategia di uscita sistematica dai mercati.

Negli ultimi anni, infatti, questo schema ha mostrato evidenti limiti. Diversi “Sell in May” si sono trasformati in periodi di forte rialzo, smentendo l’idea di una debolezza estiva strutturale.

In particolare, in 9 degli ultimi 10 anni, il mercato azionario statunitense ha chiuso in positivo proprio nella finestra considerata storicamente più debole.

Inoltre l’unico anno negativo – il 2022 – si è manifestato all’interno di un anno che ha realizzato un -19,4% complessivo: il peggiore dal 2008 per l’indice S&P 500.

Il messaggio è chiaro: la stagionalità può essere interessante da osservare, ma non dovrebbe mai sostituire l’analisi fondamentale e il contesto macroeconomico.

Performance media degli ultimi 10 anni del periodo Maggio-Ottobre (Fonte: Carson Group)

L’ultimo decennio: quando il mercato ha ignorato la stagionalità

Negli ultimi anni il comportamento dei mercati ha messo ulteriormente in discussione questo adagio.

Non solo il periodo maggio–ottobre non è stato negativo, ma alcuni mesi chiave hanno mostrato una forza sorprendente:

  • maggio ha chiuso in rialzo nella grande maggioranza degli ultimi anni
  • giugno ha registrato una prevalenza di mesi positivi
  • luglio ha mostrato una serie storica di rialzi consecutivi

Questo significa che la dinamica recente dei mercati è stata guidata più da fattori macroeconomici, politiche monetarie e liquidità globale che non da schemi stagionali.

In altre parole, il mercato moderno sembra sempre meno “stagionale” e sempre più “guidato dagli eventi”.

Il punto chiave: conta come arrivi a maggio, non maggio in sé

Un elemento spesso trascurato riguarda il contesto con cui si entra nel periodo estivo.

Quando l’anno borsistico è già positivo nei primi mesi, la probabilità che il mercato continui a salire nei mesi successivi aumenta sensibilmente.

Al contrario, dopo un inizio d’anno debole, il comportamento del mercato tende a essere più instabile.

Questo è un punto cruciale: non è il calendario a determinare i rendimenti, ma il punto di partenza del ciclo di mercato.

Se l’indice è già in territorio positivo, storicamente la performance media dei mesi successivi risulta significativamente migliore rispetto alla media generale del periodo.

Conclusione: nessun “Sell in May” per gli investitori disciplinati

In sintesi, il celebre detto di Borsa resta più un’osservazione statistica che una regola operativa.

Vendere automaticamente a maggio significa ignorare il contesto, i trend di mercato e soprattutto il costo opportunità di restare fuori dai rialzi.

La lezione più importante non è “uscire a maggio”, ma mantenere una strategia coerente, diversificata e disciplinata nel tempo.

I mercati non premiano chi prova a prevedere i mesi, ma chi resta investito con un piano solido.

Avete domande o curiosità? Potete scriverle alla redazione del giornale oppure tra i commenti su Facebook

Andrea Fabbris – Consulente Finanziario Indipendente

www.finanzaindipendente.it

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Andrea Fabbris – Consulente Finanziario Indipendente

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