Esami finiti, l’ansia che si allenta e la tanto attesa libertà finalmente a portata di mano. Ma da dove nasce l’idea che, per festeggiare un traguardo culturale, sia necessario trasformare l’ingresso della scuola in una discarica a cielo aperto?
Negli ultimi giorni, subito fuori dai cancelli di diversi istituti, si è assistito alle consuete scene, ormai tristemente rituali, di lanci di uova, farina e secchiate d’acqua tra i neodiplomati. Un insieme che, oltre a imbrattare i muri della scuola appena frequentata, ha creato un vero e proprio pericolo pubblico.
Il composto di acqua, farina e uova sull’asfalto ha trasformato l’area antistante l’ingresso in una superficie estremamente scivolosa, quasi una pista di pattinaggio. A farne le spese non sono stati i festeggianti, ma i passanti: si registrano infatti diverse cadute, tra cui quelle di alcune mamme che si trovavano lì di passaggio o ad attendere altri figli.
Un modo di fare tutt’altro che apprezzabile, che trasforma un momento di legittima gioia in un gesto di profonda inciviltà e scarsa attenzione verso il prossimo.
Proprio per questo, la dirigenza scolastica e il preside avrebbero dovuto e potuto evitare questa modalità assurda di festeggiare. La scuola ha il compito di educare fino all’ultimo momento del percorso scolastico: permettere, o anche solo ignorare, il danneggiamento del suolo pubblico e il rischio per l’incolumità dei cittadini lancia un messaggio profondamente sbagliato.
La vera maturità si dimostra rispettando la propria scuola e la propria città, non lasciandole nel caos.
Una lettrice e madre di una neodiplomata