BIELLA – Giovedì 18 giugno 2026, col sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, si è aperta nel segno dell’incontro e della condivisione la nuova edizione del Festival delle Identità – Paesaggi sonori tra Piemonte e Sardegna, manifestazione inserita nel progetto “Cultur Hub che da anni costruisce ponti culturali tra le due terre, valorizzandone storia, tradizioni, creatività e prospettive di sviluppo.
La serata inaugurale ha proposto un ideale percorso tra esperienza imprenditoriale e narrazione letteraria. Alla presentazione della realtà avviata dall’imprenditore biellese Alberto Savio a Palau con il progetto “Nuali”, esempio concreto di dialogo economico tra Piemonte e Sardegna, è seguita, in una naturale continuità di significati, la presentazione del romanzo Ritorno al nuovo dello scrittore biellese Alessandro Quattrone.
Non è sfuggita ai presenti la sottile trama simbolica che ha unito i due momenti della serata. Se il titolo del romanzo richiama esplicitamente il tema del ritorno, il termine “nuovo” ne rappresenta il naturale approdo. Lo stesso concetto risuonava nell’esperienza imprenditoriale raccontata poco prima da Alberto Savio: “Nuali”, infatti, richiama linguisticamente e idealmente l’idea del nuovo, della rinascita e della capacità di guardare al futuro senza recidere il legame con le proprie origini. Due percorsi differenti – quello dell’impresa e quello della letteratura – accomunati dalla stessa tensione verso il rinnovamento, inteso non come negazione del passato, ma come sua evoluzione consapevole.
Dalle sfide dell’impresa alla ricerca di senso affidata alla scrittura, il filo conduttore dell’incontro è stato dunque il dialogo tra memoria e innovazione, tra ciò che ritorna e ciò che nasce. Un percorso che ben si inserisce nello spirito della manifestazione promossa dal Circolo Culturale Sardo di Biella, impegnato da decenni nel rafforzare il legame storico tra la comunità biellese e la Sardegna.
Moderata da Giovanni Carta, Dino Gentile e Roberto Perinu, la seconda parte della serata ha avuto come protagonista Alessandro Quattrone. Sul grande schermo scorrevano immagini di coste, rocce modellate dal vento, orizzonti mediterranei e paesaggi dell’isola, mentre l’autore accompagnava il pubblico all’interno dell’universo narrativo del suo romanzo. Attraverso il dialogo con i relatori sono emersi i temi portanti dell’opera: il tempo che trasforma, il valore dei ricordi, il confronto con il cambiamento e la continua ricerca di un equilibrio tra ciò che siamo stati e ciò che scegliamo di diventare.
Particolarmente coinvolgente l’intervento del professor Roberto Perinu, che ha intrecciato la riflessione letteraria con una memoria personale. Rievocando gli anni della giovinezza e il periodo successivo alla maturità, ha raccontato un viaggio compiuto con alcuni amici proprio nei luoghi evocati dal romanzo. Il ricordo si è trasformato in testimonianza viva, dimostrando come la letteratura sappia riaccendere emozioni sopite e restituire nuovi significati a paesaggi già attraversati dall’esperienza umana.
Il professor Dino Gentile ha invece approfondito la dimensione simbolica del viaggio narrato da Quattrone, sottolineando come il protagonista sia chiamato a confrontarsi con un itinerario non soltanto geografico ma profondamente interiore. Un cammino che interroga il rapporto tra abitudine e mutamento, appartenenza e scoperta, offrendo al lettore una riflessione universale sulla condizione umana. Gentile ha inoltre evidenziato come il titolo stesso dell’opera racchiuda una tensione feconda: il ritorno non è mai semplice ripetizione del passato, ma occasione per approdare a un “nuovo” sguardo sulle cose, sugli affetti e sui luoghi della memoria.
A Giovanni Carta, bibliotecario del Circolo Sardo, è spettato il compito di richiamare alcuni passaggi significativi dell’opera e di invitare i presenti a visitare la biblioteca dell’associazione, dove il romanzo sarà disponibile insieme a un vasto patrimonio librario dedicato alla storia, alla cultura, alla lingua e alle tradizioni dell’isola. Un patrimonio accessibile gratuitamente attraverso il prestito e la consultazione, autentico presidio di conoscenza e dialogo interculturale.
L’appuntamento inaugurale si è così trasformato in qualcosa di più di una semplice presentazione editoriale. È stato un momento di riflessione collettiva sul valore della memoria, sulle radici che alimentano il presente e sulla capacità della cultura di creare relazioni tra persone, territori ed esperienze differenti. In filigrana è emerso un messaggio condiviso: non esiste futuro senza memoria, ma neppure memoria capace di vivere senza aprirsi al nuovo.
Un esordio intenso e significativo per una manifestazione destinata a proseguire nei giorni successivi tra incontri, concerti, danze tradizionali, laboratori, esposizioni e percorsi enogastronomici. Un racconto corale delle molteplici identità che compongono il ponte ideale tra Biella e Sardegna, coinvolgendo tutti i sensi: i colori dell’estate, le note della musica, le parole degli autori, i sapori della tradizione e i profumi delle conifere dei giardini adiacenti, mescolati agli aromi delle cucine e delle grigliate che si diffondevano nell’aria, avvolgendo Piazza Vittorio Veneto in un’atmosfera capace di evocare, insieme, il Mediterraneo e le Alpi.





