COSTUME E SOCIETÀ - 24 giugno 2026, 10:20

Il Circolo “Su Nuraghe” di Biella ricorda Bachisio Bandinu, voce autorevole della cultura sarda

Ritratto di Bachisio Bandinu, tratto dalla chat “Pregainsardu”

Ritratto di Bachisio Bandinu, tratto dalla chat “Pregainsardu”

La comunità del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella partecipa con profonda commozione al lutto per la scomparsa di Bachisio Bandinu, spentosi a Olbia all’età di 87 anni. Antropologo, giornalista, scrittore e saggista, Bandinu è stato tra i più autorevoli interpreti della società sarda contemporanea, osservatore lucido dei cambiamenti che hanno attraversato l’Isola tra tradizione e modernità.

Originario di Bitti, collaboratore del Corriere della Sera e direttore de L’Unione Sarda dal 1999 al 2001, dedicò gran parte della sua attività di studio alla Sardegna e alle sue trasformazioni culturali, sociali ed economiche. Tra le sue opere più note figurano Il re è un feticcio, scritto con Gaspare Barbiellini Amidei, Costa Smeralda. Come nasce una favola turistica e Narciso in vacanza. Il turismo in Sardegna tra mito e storia. Accanto all’analisi della società e dei suoi mutamenti, coltivò sempre una profonda attenzione alla formazione umana e civile delle nuove generazioni. Ne sono testimonianza le opere Lettera a un giovane sardo (1996) e Lettera a un giovane sardo sempre connesso (2017), due lavori idealmente collegati tra loro, nei quali il dialogo con i giovani diventa occasione per riflettere sull'identità, sulla responsabilità personale, sul rapporto tra radici e contemporaneità, tra appartenenza e apertura al mondo.

Il suo legame con Biella e con il Circolo “Su Nuraghe” si consolidò a partire dall’Anno Giubilare del 2000, quando seguì con interesse il percorso di inculturazione promosso dall’associazione attraverso la valorizzazione della lingua sarda, della religiosità popolare e delle tradizioni dell’Isola. Particolare attenzione riservò all’esperienza di Su Rosariu cantadu, cantigos et pregadorias, riconoscendone il valore culturale, linguistico e identitario all’interno delle comunità dell’emigrazione.

Nel 2003 fu ospite al Teatro Sociale "Villani" di Biella in occasione del venticinquesimo anniversario di fondazione del Circolo, partecipando allo spettacolo Sinnos con la compagnia “Boche Teatro”. In qualità di voce narrante interpretò i testi di Michelangelo Pira, altro grande intellettuale bittese del Novecento. Fu una serata di intensa partecipazione, capace di accompagnare il pubblico in un viaggio tra memoria, linguaggio e appartenenza, temi che hanno caratterizzato anche la riflessione antropologica di Bandinu.

Particolarmente significativo fu anche il suo contributo nel 2014, quando presiedette la sezione Limbas de minoria: testimonias e istùdios / Lingue minoritarie: testimonianze e studi” nell’ambito del convegno nazionale sulla lingua madre Deus cumprendet su sardu: faedda·ddu” / Dio capisce il sardo: parlalo, parlagli. Pregare in sardu in Sardigna e foras dae s’Ìnsula / Pregare in sardo in Sardegna e fuori dall’Isola”. L’iniziativa, promossa dal Circolo “Su Nuraghe” di Biella, fu organizzata a Oristano in collaborazione con la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Oristano, la Provincia di Oristano e la Fondazione “Sardinia” di Cagliari, con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna e il patrocinio dell’Arcidiocesi di Oristano, della Diocesi di Biella, della Città di Biella e della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia.

In quell’occasione Bandinu offrì un contributo di grande spessore sul valore della lingua materna come luogo della memoria, strumento di trasmissione culturale e veicolo di identità collettiva. Una riflessione che si inseriva nel più ampio rapporto tra cultura, fede e appartenenza, tema che negli ultimi anni aveva approfondito con crescente intensità.

Non a caso, la sua ultima pubblicazione, Per una Chiesa sarda (2025), rappresenta il punto di approdo di un lungo percorso di ricerca dedicato al rapporto tra evangelizzazione e cultura, tra fede vissuta e processi di inculturazione. In quelle pagine emerge la convinzione che il Vangelo possa incarnarsi pienamente nella storia e nelle espressioni culturali di un popolo senza perdere la propria universalità. Una prospettiva che trovava significative consonanze con l’esperienza maturata dal Circolo “Su Nuraghe” nel custodire e valorizzare la lingua sarda anche nella preghiera, nella liturgia e nella devozione popolare.

Tra i progetti che più gli stavano a cuore vi era quello di elaborare una sintesi organica delle conseguenze culturali, antropologiche e pastorali degli insegnamenti di Papa Francesco sul tema dell’inculturazione. Un lavoro che avrebbe voluto consegnare alle comunità ecclesiali e culturali della Sardegna come ulteriore strumento di riflessione e di dialogo tra tradizione e contemporaneità. La morte gli ha impedito di portare a compimento questo desiderio, che resta tuttavia come una preziosa eredità ideale affidata a quanti ne hanno condiviso il cammino.

La sua presenza nelle iniziative promosse dal Circolo “Su Nuraghe” resta viva nel ricordo di quanti ebbero modo di apprezzarne la profondità di pensiero, la sensibilità umana e la costante attenzione verso il ruolo delle comunità sarde fuori dall’Isola, considerate non periferie della Sardegna, ma parte integrante della sua storia e della sua proiezione nel mondo.

Le esequie saranno celebrate giovedì 25 giugno 2026 a Bitti, nel santuario di Nostra Signora del Miracolo. La celebrazione sarà presieduta da mons. Antonello Mura, vescovo delle diocesi di Nuoro e Lanusei.

C.S. Battista Saiu, Su Nuraghe

SU