“Guardavo per aria” rischia di diventare la spiegazione più credibile, se non altro perché le altre arrivano sempre troppo in fretta... Sui social si legge spesso: "Andava troppo forte", "Aveva il telefono in mano", “Tanto si sa come guidano”, "A tutto gas!", "Se non rispetti le regole è inevitabile..."
Social a parte, sulle strade biellesi gli incidenti si susseguono in gran numero, spesso con auto e moto coinvolte, mezzi ribaltati, diversi feriti e l'intervento dei soccorsi. Il fine settimana scorso, nel complesso, sarebbero stati una quindicina gli incidenti stradali noti alle forze dell’ordine o nei quali si è reso necessario l’intervento dei sanitari. Un numero che, da solo, basta a raccontare una criticità difficile da liquidare come una semplice coincidenza.
Sarà il caldo, il clima afoso o la spensieratezza di chi alla guida nel weekend pensa già alla meta, ma il trend settimanale non conferma le rosee aspettative della domenica sera.
Le cause, nei singoli episodi, spettano a chi effettua gli accertamenti. Resta però una sensazione sempre più evidente: sulle strade serve più attenzione. Agli incroci, nelle rotonde, prima di una svolta, durante un sorpasso, nei momenti in cui basta un’occhiata mancata per trasformare una manovra ordinaria in un incidente. Una moto può comparire in un attimo, un’auto può non essere vista, e una svista, per quanto innocua, può trasformarsi in qualcosa di più.
Poi c’è l’altra carreggiata, quella digitale. Ogni sinistro si trasforma in un processo popolare: diagnosi, colpe, lezioni di guida e battute da officina, nonostante i coinvolti siano persone e non sagome da crash test. "Guardavo per aria", forse una scusa ridicola o una mezza verità. Guardiamo per aria quando quando trasformiamo la cronaca in un'attrazione, un'occasione per sentirci più svegli degli altri. Guardiamo per aria quando scriviamo i commenti e ci dimentichiamo che parliamo di persone. Guardiamo per aria quando ci sentiamo infallibili, proprio mentre dimostriamo di non aver capito nulla.





