"Da circa sei mesi, le famiglie degli alunni che frequentano la scuola primaria "Edmondo De Amicis" sono state informate della decisione assunta dall'Istituto Comprensivo Biella II: a partire dal prossimo anno scolastico non sarà più garantito il modello organizzativo di 31,5 ore settimanali, ma solamente quello di 28 ore.
Questa scelta comporta la perdita di 3,5 ore di attività didattica ogni settimana e l'eliminazione di un rientro pomeridiano, per un totale di circa 121 ore annue in meno di offerta formativa.
Si tratta di una decisione che genera un doppio problema. Da un lato, crea notevoli difficoltà organizzative alle famiglie, che dovranno trovare soluzioni alternative per la gestione dei figli durante il pomeriggio. Dall'altro, impoverisce l'offerta educativa di una scuola che molte famiglie avevano scelto proprio in virtù del tempo scuola proposto.
La situazione appare ancora più difficile da comprendere se si considera che la scuola "E. De Amicis" è stata recentemente interessata da importanti interventi di riqualificazione strutturale ed energetica finanziati con fondi del PNRR. Investimenti significativi che hanno migliorato gli spazi e le strutture, ma che rischiano di perdere parte del loro valore se, parallelamente, viene ridotta l'offerta didattica.
Comprendo la necessità di contenere i costi e di affrontare le difficoltà organizzative che il sistema scolastico sta vivendo. Tuttavia, ritengo che non sia corretto far ricadere il peso di queste scelte sulle famiglie che hanno iscritto i propri figli sulla base di un'offerta formativa ben precisa.
A tutto questo si aggiunge un ulteriore aggravio economico. Il Comune di Biella ha infatti comunicato che, dal prossimo settembre, il costo del buono pasto passerà da 6 a 7 euro, con un aumento di oltre il 16% rispetto all'anno precedente.
Come spiegato dall'Assessore all'Istruzione, l'incremento è finalizzato a reperire risorse per alleggerire il costo del servizio a favore delle famiglie con ISEE più basso. Un obiettivo certamente condivisibile, ma che di fatto trasferisce il maggiore onere economico sulle famiglie che già sostengono la tariffa massima. Si tratta spesso di nuclei in cui entrambi i genitori lavorano e che, proprio per esigenze lavorative, non hanno la possibilità di riportare i figli a casa per il pranzo, trovandosi quindi a dover assorbire integralmente l'aumento dei costi.
E non possiamo ignorare un'altra criticità: la mancanza di contributi comunali per i centri estivi. In molti comuni limitrofi vengono stanziate risorse che consentono di ridurre i costi per le famiglie e di garantire l'accesso alle attività estive a TUTTI i bambini. A Biella, invece, il sostegno risulta limitato e spesso legato esclusivamente all'ISEE, lasciando escluse numerose famiglie che, pur non rientrando nelle fasce agevolate, faticano comunque a sostenere costi sempre più elevati.
Se vogliamo davvero parlare di sostegno alla natalità, conciliazione tra lavoro e famiglia e attrattività del territorio, occorre mettere le famiglie al centro delle politiche pubbliche. Oggi, purtroppo, le decisioni assunte sembrano andare nella direzione opposta.
cordialmente, una mamma





