Il cuore spirituale della Festa Sarda 2026, nel quarantaseiesimo anniversario di fondazione del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” tornerà a battere domenica 21 giugno, alle ore 9 del mattino, nella Basilica di San Sebastiano, tempio civico della città di Biella dove, da oltre un secolo, si intrecciano le vicende del Piemonte e della Sardegna.
Tra le solenni architetture della basilica rinascimentale riposano i quattro fratelli La Marmora – Carlo Emanuele, Alessandro, Alfonso e Alberto – protagonisti del Risorgimento italiano e figure centrali nella storia dei rapporti tra il Regno di Sardegna e i territori che ne condivisero il destino. Ad Alberto La Marmora, militare, naturalista, geografo ed esploratore dell'Isola, la Sardegna continua a rendere omaggio dedicandogli vie, piazze e luoghi simbolici: dalla vetta più elevata del Gennargentu alla caserma comando della Brigata “Sassari”, custode di una memoria che ancora oggi unisce generazioni diverse.
Di melafiro, antica roccia vulcanica delle montagne biellesi, è ornato il monumento funebre che ne custodisce le spoglie, voluto nel 1863 da Quintino Sella. La stessa pietra che, a distanza di oltre un secolo, è stata scelta per dare forma al complesso monumentale di Nuraghe Chervu, dedicato ai Caduti sardi e ai Caduti biellesi, simbolo della fraternità costruita nel sacrificio.
Ad accompagnare la liturgia saranno le antiche melodie eseguite a tonu sardu, una delle più affascinanti espressioni della spiritualità isolana. Canti che nascono dalla fede del popolo e che, attraversando i secoli, hanno saputo conservare una straordinaria autenticità.
L'appellativo di “gregoriano sardo”, attribuito a questa peculiare forma di canto liturgico, deriva dagli studi condotti negli anni Cinquanta dall'etnomusicologo tedesco Felix Josef Karlinger. Durante le sue ricerche sull'Isola, lo studioso documentò la sopravvivenza di una tradizione musicale unica nel panorama europeo, in grado di custodire elementi dell'antico repertorio gregoriano reinterpretandoli attraverso la sensibilità delle comunità locali.
Analizzando i frammenti musicali raccolti nei paesi della Sardegna interna, Karlinger individuò una straordinaria ricchezza espressiva fatta di melismi, modulazioni e ornamentazioni vocali che amplificano la forza contemplativa del canto. Una tradizione che non rappresenta una semplice reliquia del passato, ma un patrimonio vivo, ancora oggi capace di parlare al cuore dei fedeli.
Gli studi di Karlinger e degli altri ricercatori che hanno dedicato attenzione al gregoriano sardo, ci aiutano a comprendere il valore universale di una tradizione che la Sardegna ha custodito gelosamente nei secoli. Non si tratta soltanto di musica sacra: è una testimonianza di fede e un ponte tra culture diverse. Portare questi canti a Biella significa offrire l'opportunità di ascoltare una delle espressioni più autentiche dell'anima dell'Isola, là dove il canto diventa preghiera e la preghiera diventa patrimonio dell'umanità.
A dare voce a questo straordinario tesoro saranno i cantori del “Cuncordu Sant'Antonio Abate – Sant'Antoni de su Fogu” di Villa Sant'Antonio, nell'Oristanese. La loro presenza testimonia l'impegno costante delle comunità sarde nel custodire e tramandare le proprie radici, mantenendo vive tradizioni che continuano a esprimere il loro significato più profondo all'interno della dimensione liturgica.
Non una rappresentazione folkloristica, dunque, ma una autentica esperienza spirituale. Una scelta che preserva il carattere sacro di questi repertori e ne salvaguarda la funzione originaria: accompagnare la preghiera della comunità e favorire l'incontro tra l'umano e il divino.
In questo intreccio di storia, fede e musica, la basilica di San Sebastiano si conferma ancora una volta luogo privilegiato d'incontro tra Sardegna e Piemonte. Qui le pietre raccontano il passato, le voci custodiscono la tradizione e la preghiera continua a costruire ponti tra popoli, generazioni e culture, nel segno di una fraternità, che il tempo non ha mai interrotto.






