"La notte prima della maturità, in collegio dai Salesiani, aveva un sapore particolare. Dopo cinque anni trascorsi tra quelle mura, non era soltanto la vigilia di un esame: sembrava un po’ l’ultima notte di militare, quando si sente suonare l’ultimo silenzio e si capisce che un capitolo della vita sta per chiudersi.
Quella sera il nostro direttore, Don Dante, ci diede l’ultima “buonanotte”, come voleva la tradizione salesiana. Non fu un semplice saluto: fu un racconto, un incoraggiamento, quasi un passaggio di consegne. Noi lo ascoltavamo in silenzio, consapevoli che il giorno dopo ci avrebbe atteso la Maturità, ma che in realtà stavamo salutando qualcosa di ancora più grande: cinque anni di amicizie, regole, fatiche, risate e crescita.
C’era però un pensiero che continuava a tornarmi in mente. Da domani il mio nome e cognome avrebbero avuto un sapore diverso. Sarebbero rimasti gli stessi, certo, ma accanto ci sarebbe stata una parola nuova, conquistata con lo studio e il sacrificio: ragioniere. Per la prima volta sentivo che quel titolo non era soltanto un diploma da ottenere, ma il segno concreto di un passaggio verso la vita adulta.
In quel momento si mescolavano emozioni diverse: la tensione per l’esame, la voglia di futuro e la malinconia di lasciare una casa che, nel bene e nel male, era stata la nostra per tanti anni. E forse il ricordo più vivo non è nemmeno quello delle prove del giorno dopo, ma proprio quell’ultima buonanotte di Don Dante, quando capimmo che stavamo diventando grandi e che il mondo, da quel momento, avrebbe iniziato a chiamarci in modo diverso."





