ATTUALITÀ - 15 giugno 2026, 08:50

Donne vittime di violenza, un percorso di accoglienza e autodeterminazione FOTO

"Proteggere ciò che è prezioso richiede discrezione. Mantenere il segreto è un atto di responsabilità, perché la libertà degli altri è la cosa più preziosa"

Donne vittime di violenza, un percorso di accoglienza e autodeterminazione

Donne vittime di violenza, un percorso di accoglienza e autodeterminazione

Ci sono idee che non nascono nel fragore delle assemblee né sotto i riflettori delle cerimonie ufficiali. Nascono nel silenzio, un silenzio operoso come certi semi che germogliano sotto la neve, invisibili e tenaci, finché la stagione giusta non li chiama alla luce. È in questo spazio sottratto al rumore del mondo che, nella primavera del 2025, ha preso forma un progetto destinato a lasciare un'impronta duratura nel tessuto sociale della comunità biellese.

Il Rotary Club Biella, che conosce la grammatica delle cose concrete, sa che tra l'intenzione e la realtà si estende un territorio fatto di misure e normative, di calcoli e permessi, di sopralluoghi e verifiche: un terreno che occorre attraversare con pazienza, tecnica e visione. Ed è precisamente in questo territorio che il dottor Stefano Amosso, Presidente del Rotary Club Biella per l'anno rotariano 2025-2026, ha scelto di piantare la propria determinazione. Con la fermezza di chi crede che le parole debbano trasformarsi in azioni misurabili ha individuato come obiettivo la creazione di uno spazio abitativo destinato all'accoglienza di donne vittime di violenza: un luogo sicuro, il cui indirizzo resta riservato per evidenti ragioni di protezione, nel quale ciascuna di esse possa intraprendere un cammino verso una nuova autonomia.

La ricerca dell'immobile idoneo ha proceduto attraverso sopralluoghi, attraverso l'esame paziente di soluzioni diverse, private e pubbliche, come chi sfoglia un catalogo di possibilità cercando quella che risponde a un bisogno preciso. È grazie al dialogo instauratosi tra il Presidente Amosso e l'Assessore comunale Isabella Scaramuzzi che il perimetro della ricerca si è ristretto e si è affinato: l'istituzione pubblica e l'associazionismo civile si sono riconosciuti, decidendo di camminare nella stessa direzione. Un alloggio comunale è stato infine individuato come idoneo, per dimensioni, posizione, accessibilità e potenzialità di recupero, e attorno ad esso si è cominciato a costruire, a restaurare, a condividerne l’architettura e il progetto mattone dopo mattone.

Quella architettura ha volti precisi. Ha le mani dell'architetto Emanuela Baietto, socia del Rotary Club Biella, che ha messo a disposizione la propria competenza professionale nella progettazione, nella gestione tecnico-amministrativa e nella direzione dei lavori. Ha la voce discreta del Segretario Michele Ferrerati, che ha seguito con continuità gli aspetti amministrativi, economici e procedurali, tessendo nell'ombra quella rete di adempimenti senza la quale ogni visione rimane tale. Ha lo sguardo tecnico dell'architetto Simona Maria Anglesio, Dirigente del Settore competente del Comune di Biella, che ha portato al tavolo il sapere istituzionale necessario a rendere realizzabile ciò che altrimenti resterebbe desiderio.

Come in certi meccanismi di orologeria, dove ogni ingranaggio, per quanto piccolo, è indispensabile al movimento dell'insieme, ogni contributo si è rivelato essenziale. Nessun gesto decorativo, nessuna presenza accessoria. Il progetto è cresciuto proprio perché il Rotary Club Biella e il suo Presidente l'hanno trasformato in un disegno comune, un reticolo di solidarietà attiva di cui la comunità biellese può beneficiare, toccare, abitare.

Il valore di questo service non risiede nell'intervento edilizio in sé, per quanto necessario e meticoloso. Uniti per fare del Bene: il motto del Rotary non è uno slogan da appendere alle pareti. È un patto che si stringe in silenzio e si onora nei fatti. Risiede nella possibilità di consegnare alla comunità uno strumento concreto, un alloggio di sostegno, per persone che attraversano situazioni di fragilità estrema: donne che hanno conosciuto la violenza nella sua forma più intima e devastante, e che cercano la possibilità di ricominciare a costruire sé stesse.

Ed è forse proprio questo il segreto più prezioso di cui parlava Victor Hugo: proteggere ciò che è prezioso richiede discrezione. Mantenere il segreto è un atto di responsabilità, perché la libertà degli altri è la cosa più preziosa.

c.s.Rotary club di Biella, s.zo.

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