Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sul dibattito legato all’aumento degli alunni con disabilità nelle scuole italiane e alle criticità del sistema del sostegno, richiamando la necessità di una lettura rigorosa, lontana da semplificazioni.
Secondo il CNDDU, l’incremento delle certificazioni non va interpretato soltanto come un problema organizzativo, ma anche come il risultato di una maggiore capacità di riconoscere bisogni educativi che in passato restavano sommersi o ignorati. La scuola, oggi, accoglie studenti con fragilità diverse: disabilità certificate, vulnerabilità emotive, difficoltà relazionali, disturbi del neurosviluppo, situazioni di disagio familiare e forme di isolamento sociale.
Il rischio, sottolinea il Coordinamento, è che il confronto pubblico si concentri soprattutto sulla quantità delle risorse — docenti di sostegno, assistenti e ore assegnate — trascurando la qualità dell’esperienza scolastica e la capacità del sistema educativo di promuovere partecipazione, autonomia e senso di appartenenza.
Resta centrale anche il tema delle differenze territoriali, che dimostrano come il diritto all’inclusione non sia ancora garantito in modo uniforme in tutto il Paese. Preoccupa inoltre il frequente turnover degli insegnanti di sostegno, che interrompe percorsi educativi, indebolisce la relazione di fiducia con gli studenti e rende più difficile costruire interventi efficaci.
Per il CNDDU, l’inclusione non può essere delegata al solo docente di sostegno, ma deve diventare responsabilità condivisa dell’intera comunità scolastica: docenti curricolari, dirigenti, personale educativo, famiglie e servizi territoriali.
“L’inclusione non rappresenta un capitolo separato delle politiche scolastiche, ma il criterio attraverso cui si misura la maturità civile di una comunità nazionale”, ribadisce il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento.





