Al via, davanti alla Corte d'Assise di Milano, il processo a Gianluca Soncin, l'imprenditore di 53 anni in carcere per l’omicidio pluriaggravato della compagna Pamela Genini uccisa con 76 coltellate la sera del 14 ottobre 2025. L’uomo, entrato di nascosto nell’appartamento della vittima in via Iglesias era riuscito a ucciderla, nonostante la polizia fosse alla porta. La prossima udienza è stata fissata il 13 luglio prossimo quando verranno sentiti i primi testimoni dell'accusa.
All’ingresso in aula dell’imputato, la mamma della vittima, Una Smirnova, ha urlato “bastardo” prima di scoppiare in lacrime e allontanarsi. La donna, assistita dall’avvocato Nicodemo Gentile, insieme al padre, al fratello e alla sorella della vittima, sono stati ammessi dalla Corte d’Assise di Milano presieduta dalla giudice Antonella Bertoja come parte civile. Escluse due associazioni che lottano contro la violenza sulle donne, così come Francesco Dolci, amico della vittima e “importante” testimone del processo al quale la ventinovenne si rivolse la sera dell’aggressione per far chiamare le forze dell’ordine. “L’esistenza di un rapporto sentimentale di pochi mesi, non connotato da una stabile e continuativa convivenza e interessato da un rapporto sentimentale parallelo della vittima, non consente di riconoscere la legittimazione alla costituzione di parte civile di Dolci” la decisione dei giudici.
La mamma: "Devastante vedere suo assassino, freddo e non pentito"
Una Smirnova ha definito l'incontro con Soncin "devastante" e "terribile". "Devastante con la sua freddezza, la sua lucidità, con la sua totale mancanza di rispetto e comprensione, mancanza di pentimento. Una persona veramente che faccio fatica descrivere" dice la donna al termine della prima udienza del processo iniziato a Milano. Dopo il primo momento di sfogo rivolto alla sbarra, la donna è rientrata in aula e alle telecamere ammette che "sì" è terribile guardare l'assassino di sua figlia. "Mi aspetto giustizia, giustizia per mia figlia". “Siamo qui con grande forza e coraggio per chiedere l’ergastolo” le parole del patrigno Pier Giuseppe Rota, prima di entrare in aula.
No a Dolci parte civile
Assente, invece, Francesco Dolci che ora è indagato dalla Procura di Bergamo per vilipendio di cadavere e furto nell'inchiesta sulla profanazione al cimitero di Strozza.
“Siamo in un caso in cui la realtà supera la fantasia: stalker in vita e dopo la morte, senza alcun rispetto per la famiglia di Pamela e per questo processo”, afferma l’avvocato Gentile. Nell'intervenuto in aula, il legale si è opposto alla costituzione di parte civile del 29enne. “La loro era una frequentazione superficiale, frivola, lei lo chiamava ‘stalker’, la Procura di Bergamo parla di un ‘incessante atteggiamento asfittico” spiega. Un’opposizione a cui si associano anche gli altri legali della famiglia della vittima e la Procura di Milano, mentre l’avvocata Eleonora Prandi ricorda che tra Genini e Dolci “c’era un rapporto stabile, continuativo dal maggio 2025. E’ lui l’ultima persona con cui ha parlato Pamela, è a lui che ha chiesto aiuto e questo dovrebbe far riflettere, è lui che si è precipitato e ha collaborato con i pubblici ministeri. Avevano un progetto in essere che era quello di sposarsi e per questo ha legittimità per chiedere di entrare come parte civile”.
“Io di fronte a queste cose sono totalmente allibito. Mi hanno riferito che sembrava il processo a me e non a Soncin”, replica Dolci che poi all’Adnkronos commenta: “Peccato perché come parte civile avrei potuto combattere con il mio avvocato contro Soncin. Bisogna sempre affidarsi nelle mani della giustizia, ma io ero la persona più vicina a Pamela e infatti quando aveva bisogno mi veniva sempre a cercare. Di certo non lo facevo per soldi di costituirmi parte civile, ma per combattere fino alla fine questa guerra. I giudici hanno scelto questo e va bene”.
No telecamere in aula
Nel processo le telecamere non entrano in aula. La pm Letizia Mannella, affiancata dalla collega Alessia Menegazzo, si è spesa contro la diffusione mediatica del processo, allo stesso modo l'avvocata Simona Luceri, che difende l'imputato, ha sottolineato come il processo "deve essere svolto nelle aule di un tribunale, senza alcun condizionamente esterno, senza processi nei salotti televisivi" con rischi collaterali "per l'imputato ma anche per la parte offesa". Elementi su cui converge la presidente del collegio che ammette le telecamere in aula solo per la lettura del dispositivo.
E se le responsabilità di Soncin sembrano piuttosto chiare nel delitto della ventinovenne, il difensore Pietro Sartori chiede che si possa procedere a una perizia medico legale per "due ferite al collo" dell'imputato, subito dopo l'aggressione nell'appartamento in via Iglesias, "anomale" rispetto a quanto accaduto la sera del femminicidio. "Per il nostro consulenze ci sono delle contraddizioni rispetto agli atti medici e riteniamo che uno dei fatti principali del processo sia appurare quanto successo. All'imputato vengono imputate diverse aggravanti (tra cui premeditazione e crudeltà, ndr) su cui la difesa è pronta a sollevare questioni". La prossima udienza è stata fissata il 13 luglio prossimo quando verranno sentiti i primi testimoni dell'accusa.





