Benessere e Salute - 04 giugno 2026, 06:50

Nasce ARBI: le RSA del Biellese chiedono più voce nelle scelte e sul futuro degli anziani FOTO

Presentata all'Oasi di Chiavazza la nuova associazione che riunisce 17 strutture non profit della provincia. Oltre mille posti letto e quasi 900 lavoratori. Garbella: "Non vogliamo essere considerati solo quando c'è da trovare un posto per una dimissione ospedaliera".

Nasce ARBI: le RSA del Biellese chiedono più voce nelle scelte e sul futuro degli anziani

Nasce ARBI: le RSA del Biellese chiedono più voce nelle scelte e sul futuro degli anziani

Le RSA del territorio biellese fanno squadra e si danno una rappresentanza unitaria. È stata presentata ieri, mercoledì 3 giugno all'Oasi di Chiavazza ARBI, l'Associazione RSA Biellesi, ente del Terzo Settore nato ufficialmente il 25 marzo con l'obiettivo di portare la voce delle strutture socioassistenziali del territorio ai tavoli in cui si decidono le politiche per gli anziani.

A illustrare il progetto è stata la presidente Paola Garbella (Fondazione Cerino Zegna Impresa Sociale), affiancata dal consiglio direttivo che rappresenta le 17 strutture aderenti distribuite in tutta la provincia composto dal vicepresidente Luca Forgnone (Pensionato per Anziani Casa del Sorriso di Andorno), Daniele Negro (Fondazione Luigi Ciarletti di Pralungo, Cooperativa Sociale di Sandigliano e Pro Casa di riposo ETS di Brusnengo), Paola Zago (Oasi di Chiavazza) segretaria di ARBI, Gianni Regis (Casa di riposo Borsetti Sella Facenda di Mosso), Stefano Morenghi (Associazione Casa di riposo impresa sociale Simonetti di Netro e Fondazione Pier Giorgio Frassati di Pollone, Fondazione Casa Ospitaliera Nostra Sognora di Oropa) tesoriere di ARBI e Sonia Messina (Fondazione Infermeria San Carlo).

"Siamo nati da una lunga storia di collaborazione – ha spiegato –. Da oltre vent'anni lavoriamo insieme in modo informale, ma negli ultimi anni abbiamo capito che era arrivato il momento di dare una forma concreta a questo percorso comune".

L'associazione riunisce 14 enti gestori e 17 strutture, tutte accomunate da una caratteristica precisa: l'assenza di finalità di lucro. "Siamo tutti enti non profit – ha sottolineato Garbella – e tutti proveniamo da una tradizione di attenzione verso le persone più fragili. Oggi rappresentiamo oltre mille posti letto autorizzati dall'ASL e quasi tutti accreditati". Numeri che fotografano una realtà tutt'altro che marginale. Le strutture associate impiegano infatti quasi 900 lavoratori tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, personale amministrativo e addetti ai servizi. A questi si aggiungono centinaia di volontari e migliaia di familiari coinvolti nella vita delle residenze. "Abbiamo fatto un conteggio molto rapido – ha raccontato la presidente – e arriviamo a coinvolgere oltre 4.000 persone tra ospiti, famiglie, lavoratori e volontari. In una provincia di 160 mila abitanti significa rappresentare una parte importante della comunità".

Ma la nascita di ARBI non è soltanto una questione organizzativa. Dietro la nuova associazione c'è la volontà di rivendicare un ruolo più attivo nella programmazione sociosanitaria.

"Negli ultimi anni ci siamo sentiti spesso esclusi – ha affermato Garbella –. Quando si parla di contratti siamo visti come datori di lavoro, quando si parla di sanità veniamo considerati un mondo separato, quando si parla di rette veniamo descritti come troppo costosi. Eppure siamo una componente fondamentale del sistema di assistenza". Un tema che assume un peso ancora maggiore in una provincia caratterizzata da uno dei più alti indici di vecchiaia del Paese. "È arrivato il momento di decidere che cosa si vuole fare della non autosufficienza nei prossimi anni – ha aggiunto –. I dati demografici sono chiari: il numero degli anziani fragili è destinato a crescere e serve una programmazione condivisa".

Secondo ARBI, il territorio deve aprire un confronto stabile tra istituzioni, sanità, servizi sociali e strutture residenziali. "Non vogliamo essere chiamati soltanto quando un ospedale deve dimettere una persona e non sa dove collocarla. Vorremmo essere coinvolti prima, nella costruzione dei percorsi assistenziali e delle strategie future".

Per questo l'associazione annuncia l'invio di una serie di comunicazioni a Regione Piemonte, ASL, Comuni, Prefettura e organizzazioni sindacali. L'obiettivo è ottenere un posto nei tavoli di lavoro che stanno discutendo la revisione del modello assistenziale regionale. Tra le preoccupazioni espresse durante la conferenza stampa c'è anche la crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. "Esiste un problema di vocazione verso queste professioni – è stato evidenziato –. Ci sono meno giovani che scelgono questo settore e spesso chi viene formato lascia le strutture dopo pochi mesi per entrare nel sistema pubblico attraverso i concorsi". Le RSA chiedono quindi una programmazione più efficace della formazione e soluzioni condivise per garantire stabilità agli organici.

Nel corso dell'incontro è stato affrontato anche il tema delle rette, spesso oggetto di polemiche. "Capiamo perfettamente le difficoltà delle famiglie – ha detto Garbella – ma è importante spiegare che non esistono margini di profitto. Con le rette dobbiamo garantire vitto, alloggio, assistenza sanitaria e sociosanitaria ventiquattro ore su ventiquattro, infermieri, operatori, fisioterapisti, manutenzioni e tutti i servizi necessari. Quello che incassiamo viene reinvestito interamente nell'assistenza".

La presidente ha inoltre ricordato come le strutture aderenti abbiano scelto di mantenere rette inferiori rispetto ai valori massimi individuati dalla Regione Piemonte già nel 2012. 

Guardando al futuro, ARBI propone anche una riflessione sul ruolo che il settore potrebbe svolgere nello sviluppo del territorio. "Si parla spesso di calo demografico come di un problema – ha concluso –. Forse dovremmo iniziare a considerare che il Biellese, grazie alla qualità della vita, ai costi contenuti e alla rete di servizi esistente, potrebbe diventare un territorio attrattivo anche per molte persone anziane provenienti da altre regioni o da altri Paesi europei".

s.zo.

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