Per trent’anni è stato uno dei fotografi più presenti sulle prove speciali dei rally nel biellese e non solo in quanto molte volte il suo impegno sconfinava con le altre provincie del Piemonte. Roberto Marchisotti, fotocronista freelance di Biella, racconta oggi un archivio unico nel suo genere: oltre 30 mila scatti realizzati tra il 1973 e il 2000, con ritratti dei principali protagonisti delle competizioni e un patrimonio fotografico interamente catalogato che racconta un’epoca dello sport automobilistico, alcuni dei quali, controfirmati dall'autore, sono riportati nell'articolo.
“I rally sono sempre stati i miei preferiti – racconta Marchisotti – ero portato a rischiare perché era la mia specialità”. Una dichiarazione che sintetizza bene il suo approccio al lavoro: presenza costante nei punti più estremi dei percorsi, spesso in condizioni difficili e con soluzioni tecniche studiate sul momento per ottenere lo scatto perfetto.
Tra gli episodi più significativi ricorda le notti passate a fotografare alla Romanina, al guado di Castelletto Cervo, dove tra acqua e condizioni proibitive realizzava immagini in controluce con l’uso dei doppi lampi. Oppure i salti della Bossola e la prova speciale della Bessa, dove spesso si posizionava in punti isolati e senza la presenza di altri colleghi, anticipando le traiettorie delle auto per ottenere prospettive uniche. Non meno impegnative le condizioni alla prova di Curino, con la pioggia torrenziale, o le postazioni storiche come l’inversione a Crocemosso, i tornanti di Pollone detti “Le Ramasse”, Madonna del Sasso e Selve Marconi.
“Mi coricavo anche per terra per creare l’effetto voluto”, racconta ancora il fotografo, che ha sempre vissuto il lavoro sul campo con un forte spirito di adattamento. “Non ero lì per divertimento, correvo per lavoro”, conclude Marchisotti, un lavoro che si concludeva con il ritorno a casa “stanchi ma soddisfatti, con il mio malloppo fotografico”.






























