Benessere e Salute - 12 maggio 2026, 18:20

Mobilità sanitaria passiva, Riboldi: “Il Piemonte investe per tornare attrattivo”

Mobilità sanitaria passiva, Riboldi: “Il Piemonte investe per tornare attrattivo”

Mobilità sanitaria passiva, Riboldi: “Il Piemonte investe per tornare attrattivo”

“La mobilità passiva è un tema reale, che conosciamo bene e sul quale stiamo lavorando con interventi strutturali e di lungo periodo”. Lo dichiara l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi, commentando i dati relativi alla mobilità sanitaria extra-regionale.

Secondo Riboldi, il fenomeno non può essere letto “in modo superficiale o ridotto soltanto a una classifica tra Regioni”, ma va inserito in un quadro più ampio, legato anche alla posizione geografica del Piemonte e alla presenza, nelle aree confinanti, di strutture sanitarie fortemente attrattive.

L’assessore richiama inoltre il tema dei tetti di budget e degli extra-budget delle cliniche accreditate, che incidono sui flussi tra territori. Nel 2024, sottolinea, sono venuti meno oltre 12 milioni di euro di mobilità attiva prodotti dal privato accreditato, a causa dei limiti derivanti dal tetto nazionale di budget. A questo si aggiunge l’incremento del costo dei farmaci, stimato in circa 4 milioni di euro.

“Parliamo quindi di dinamiche molto più articolate rispetto a quanto spesso viene raccontato – afferma Riboldi –. Se si considera il delta negativo del 2023 e si sommano la riduzione della mobilità attiva del privato accreditato e i maggiori costi farmaceutici, si arriva a un impatto complessivo di circa 24 milioni di euro”.

Per l’assessore, questo non significa “subire passivamente il fenomeno”, ma lavorare per rendere il Piemonte più attrattivo, attraverso nuovi ospedali e assunzioni di personale.

Negli ultimi anni, ricorda la Regione, è stato avviato un piano di rilancio della sanità pubblica piemontese, con quasi 5 miliardi di euro di investimenti destinati alla realizzazione di 11 nuovi ospedali e all’ammodernamento della rete sanitaria regionale, comprese tecnologie e grandi apparecchiature.

In questa prospettiva rientra anche il percorso per il riconoscimento di 7 IRCCS pubblici, a partire dall’Azienda Ospedaliero Universitaria SS Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria, territorio particolarmente esposto alla mobilità passiva per la vicinanza con Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna.

“Oggi il Piemonte ha un solo IRCCS, Candiolo. Rafforzare la rete pubblica dell’alta specializzazione significa aumentare la capacità di trattenere pazienti e attrarne da fuori Regione”, conclude Riboldi.

C.S. Regione Piemonte, G. Ch.

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