Alessandro Argentero, biellese con una lunga esperienza nella gestione ambientale in ambito industriale e oggi volontario in diverse realtà, richiama un concetto fondamentale: la pulizia e la qualità dell’ambiente riflettono la civiltà di un Paese. Dopo anni trascorsi a lavorare negli stabilimenti e a svolgere attività di audit ambientale, Argentero si dedica al volontariato per migliorare il benessere animale (delle colonie feline in particolare) e la salute del territorio, certo che questi due aspetti siano inscindibili: “Una società evoluta non guarda solo al PIL, ma alla qualità della vita, al rispetto degli animali e alla tutela dell’ambiente”.
L’articolo 9 della Costituzione stabilisce che la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, e che disciplina la tutela degli animali. Il codice penale prevede inoltre specifiche sanzioni per l’uccisione e il maltrattamento degli animali. Queste norme esistono, ma la loro applicazione dipende dalla sinergia tra istituzioni, aziende, volontari e cittadini.
Un territorio modificato dall’uomo richiede cura costante. Argentero sottolinea che la società moderna è costruita su un territorio un tempo naturale: “Abbiamo trasformato boschi e campagne in spazi urbani e industriali, usando materiali che non si degradano facilmente; per questo ora l’ambiente non si autoregola più e non possiamo applicare le stesse regole di un ecosistema naturale. Nel contesto urbano, ad esempio, i gatti liberi trovano cibo e ripari ma non predatori, così la sterilizzazione, sebbene a molti non piaccia, diventa un atto di responsabilità per evitare proliferazioni insostenibili”.
Anche se nel Biellese il tema delle colonie feline può apparire a molti secondario, richiama in realtà una questione più ampia: ogni popolazione animale inserita in un ambiente modificato dall’uomo richiede equilibrio e presidio. Il caso dei cinghiali ce lo insegna: la disponibilità di risorse, l’assenza o la riduzione di alcuni fattori naturali di contenimento e la trasformazione degli habitat possono favorire una crescita difficile da governare. Le conseguenze si osservano nei campi, nei terreni privati, nelle vigne e lungo le strade.
Il volontariato svolge spesso un ruolo decisivo accanto all’azione delle amministrazioni: associazioni e cittadini si fanno carico di catturare, sterilizzare e reintrodurre i gatti, oltre a monitorare la salute delle colonie. Quando le colonie crescono senza controllo, i conflitti aumentano: “Le normative esistono, ma senza sensibilizzazione rischiano di rimanere sulla carta - Argentero insiste sulla necessità di formare i cittadini, a partire dalle scuole, affinché comprendano che la convivenza con gli animali richiede responsabilità – Occorre comprendere per imparare a gestire”.
Il ruolo delle imprese
Nel dibattito pubblico è diffusa l’idea che le aziende non facciano abbastanza per l’ambiente. Una convinzione che non sempre tiene conto degli obblighi a cui molte imprese sono sottoposte.
Argentero, che per sette anni ha lavorato come responsabile ambientale, ricorda che le imprese sono obbligate a seguire procedure stringenti: devono classificare i rifiuti attraverso l’Elenco Europeo dei Rifiuti (ex catalogo CER), un codice a sei cifre che identifica il settore produttivo, il processo e la tipologia di scarto. I rifiuti pericolosi sono contrassegnati con un asterisco e la tracciabilità è affidata ai registri di carico e scarico; smaltire un rifiuto in un luogo non autorizzato è vietato. Le aziende possono inoltre adottare un sistema di gestione ambientale come la ISO 14001 per monitorare gli impatti, gli obblighi di conformità e l’uso delle risorse.
Per i danni alle colture causati dalla fauna selvatica esistono procedure specifiche, che in Piemonte coinvolgono Regione, Province, Ambiti Territoriali di Caccia e Comprensori Alpini, a seconda dei casi e delle competenze territoriali.
Il ruolo dei singoli: cittadini, consumatori e volontari
“La gestione ambientale comincia dai singoli. Ogni cittadino è un consumatore: quando acquista, sceglie anche il tipo di produzione da sostenere. Comprare prodotti locali (il cosiddetto chilometro zero) riduce il trasporto, limita l’impatto ambientale e supporta le aziende che investono sul territorio…”
Se un’azienda usa imballaggi riciclabili o adotta pratiche etiche, scegliere i suoi prodotti equivale a promuovere un comportamento rispetto a un altro. Acquistare da un produttore virtuoso, riducendo anche i costi e l’impatto del trasporto, contribuisce a rendere più responsabile l’intera filiera del consumo. In questo modo i cittadini influenzano la prosperità di imprese rispettose dell’ambiente. Ma come sottolinea Argentero, nonostante le scelte consapevoli “Non esiste il consumo a impatto zero. Ciascuna produzione ha i suoi consumi e per quanto ci si avvicini, è difficile raggiungere la totale assenza di conseguenze (negative) a livello ambientale”.
L’invito è di remare controcorrente: “Fare volontariato richiede tempo e dedizione, ma restituisce valore a chi lo pratica e alla comunità. Anche una passeggiata con un sacco per raccogliere lattine e bottiglie abbandonate, può essere un’azione concreta. Sappiamo che molto spesso ciò che facciamo non verrà compreso o potenzialmente screditato, ed è proprio per questo che dobbiamo pensare alla sensibilizzazione dei più giovani, coloro che in futuro avranno la possibilità di remare controcorrente e invertire, uno dopo l’altro, il flusso del fiume”.
“Molti giovani crescono in città, lontano da animali selvatici e campagne; vivono l’ambiente attraverso smartphone e video - talvolta manipolati dall’intelligenza artificiale – Questo distacco porta spesso a non percepire la gravità dei problemi”. Chi conosce gli animali solo tramite video esilaranti fatica a interpretarli come esseri viventi con esigenze specifiche.
“Per questo le scuole dovrebbero dedicare maggiore attenzione all’educazione ambientale: insegnare il rispetto della natura, degli animali, illustrare normative e buone pratiche. Accendere una scintilla è il primo passo: non tutti diventeranno volontari, ma chi si sente supportato da un contesto favorevole troverà più facile agire”.
Nel Biellese non mancano esempi positivi: ampi spazi verdi, iniziative di pulizia e monitoraggio ambientale, oltre a esperienze legate alla sostenibilità e alla produzione di energia rinnovabile. La sfida, però, è ancora aperta e occorrono istituzioni pronte a recepire normative e bandi, cittadini che non si limitino a criticare, ma che segnalino, partecipino e consumino responsabilmente, aziende che continuino a investire in sistemi di gestione e certificazioni.
“La cura della natura non è un tema per ecologisti incalliti – conclude Argentero – ma un indicatore della civiltà di un territorio. Si riflette sulla salute, sull’economia, sulla sicurezza ed è anche una garanzia per il futuro. Il Biellese parte da una condizione favorevole, ma occorre agire adesso per evitare peggioramenti negli anni a venire”.
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