COSTUME E SOCIETÀ - 06 maggio 2026, 08:50

Sardegna e Biellese: a San Giovanni d’Andorno si rinnova un legame secolare

Le “Voci di Su Nuraghe” al Santuario di San Giovanni Battista di Andorno.

Le “Voci di Su Nuraghe” al Santuario di San Giovanni Battista di Andorno.

Domenica 10 maggio 2026, alle ore 17.00, il Santuario di San Giovanni Battista d’Andorno torna a essere luogo dell’anima e della storia, crocevia silenzioso dove si intrecciano destini, memorie e spiritualità. Qui, tra le pietre antiche e l’eco delle montagne biellesi, si rinnova un appuntamento non solo liturgico: l’incontro tra la Sardegna e il Biellese.

Un filo continuo unisce passato e presente fin dalla riapertura del santuario nel 1997, quando l’allora rettore canonico don Giovanni Saino restituì questo luogo alla comunità. Oggi, nel solco di quella eredità, don Paolo Santacaterina accoglierà fedeli e amici in una celebrazione solenne, impreziosita dalle “Voci di Su Nuraghe”, dirette da Roberto Perinu. I canti in limba sarda, intensi e profondi, si eleveranno come preghiera e racconto, custodendo l’anima di un popolo e restituendola alla condivisione.

È un’esperienza che supera il rito, capace di unire devozione e radici in un’unica vibrazione. Perché a San Giovanni d’Andorno non si celebra soltanto una Messa: si rinnova un patto antico tra comunità lontane solo in apparenza. Le genti della Bürsch e quelle della Sardegna continuano a riconoscersi in una storia comune, fatta di partenze, lavoro, sacrificio e incontri che hanno attraversato i secoli.

Tutto ebbe nuovo impulso nel XVIII secolo, quando, nel 1720, la dinastia sabauda assunse la guida del Regno di Sardegna, aprendo rotte inedite tra Isola e Continente. Fu allora che uomini della Valle Cervo raggiunsero la Sardegna, portando con sé saperi e mestieri: costruirono miniere, infrastrutture, ferrovie e architetture, contribuendo a modellare il volto moderno dell’Isola. Un cammino che si intreccia con la storia nazionale e culmina nel 1861, con la nascita del Regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele II, nel segno di una continuità, che affonda le sue radici proprio nell’antico Regno sardo.

Di questo lungo viaggio restano tracce vive nel santuario: le tabulae gratulatoriae custodiscono i nomi di oltre sessanta impresari della Valle del Cervo, protagonisti di più di mille opere realizzate in Sardegna. All’esterno, le pietre parlano ancora, incise con nomi e storie che compongono un mosaico umano fatto di fede e lavoro, di distanze colmate e identità condivise.

«Nel ricordarli – sottolinea il presidente di Su Nuraghe, Battista Saiu – la celebrazione sarà preceduta dall’Hymnu Sardu Nationale, un momento che unisce lingua, tradizione e spiritualità. La memoria non è soltanto passato: è presenza viva, capace di orientarci e di dare senso al nostro cammino».

Nel raccoglimento della valle, la voce della Sardegna tornerà a risuonare tra le montagne del Biellese. Un dialogo che non conosce confini, dove l’Isola e la terraferma si riconoscono parte della stessa storia. Un abbraccio fatto di suoni, parole e silenzi, in cui il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio all’essenziale: la comunità, la memoria, la fede.

C.S. Eulalia Galanu, Su Nuraghe

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