In Valle Cervo qualcuno l’ha ribattezzato “ladring”: non è un nuovo sport, ma la pratica sgraziata di chi sale agli alpeggi con arnesi da scasso al posto della piccozza. Con l’arrivo della bella stagione 2026 i proprietari di baite biellesi hanno ritrovato serrature divelte e porte prese a calci. Ogni anno, denunciano, si ripresenta un problema ricorrente: tentativi di irruzione che costringono a riparazioni costose e cancellano la sensazione di sicurezza.
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“I valori della montagna si basano sulla solidarietà e sull’aiuto reciproco”, ricorda chi tiene vivi gli alpeggi. Rifugi e bivacchi sono punti di riferimento che raccontano storie di fatica, accoglienza e comunità. La loro violazione è un insulto a un intero modo di vivere. Basta una serratura sfondata per capire che non è il lupo a far danni... ma l’ignoranza.
I danni non si fermano alle porte. Nel Biellese, nel corso delle stagioni, sono stati deturpati libri di vetta, danneggiati bivacchi, profanati simboli sacri e abbattute croci. Agli atti di deliberato sfregio, si sommano le discariche improvvisate: lattine e cartacce sotto alle piante, copertoni nei torrenti e rifiuti vari nei boschi. I pascoli, i torrenti e le sorgenti dell’alpe sono patrimoni fragili che vanno preservati. L’Oasi Zegna, ad esempio, ricorda che chi cammina entra in un habitat complesso e invita a non uscire dai tracciati e a non lasciare rifiuti, nemmeno organici, per non alterare i delicati equilibri naturali. La civiltà di un territorio si misura anche da come si presenta agli occhi di chi lo attraversa.
C’è posto per tutti sulle Alpi Biellesi, ma non per tutto.





