Primavera: tempo di cambiamenti di stagione, fioriture e prime escursioni a piedi sulle Alpi Biellesi. Ma perfino di brutte sorprese, che seminano amarezza anche ad alta quota. Come ogni anno, la bella stagione del 2026 inizia infatti con una spiacevole sorpresa per alcuni alpeggi delle nostre zone: porte forzate, serrature rotte, tentate irruzioni nelle abitazioni montane. Questo è ciò che maggiormente si ripresenta a cadenza annuale in luoghi che si pensano fuori dal mirino dei malintenzionati.
È giunta in redazione una segnalazione da chi frequenta le montagne della Valle Cervo: “Tutti gli anni ci ritroviamo a fronteggiare problematiche di questo tipo: provano a irrompere nelle baite, in cerca di chissà che cosa, e spesso recano danni alla struttura. Per noi rappresenta un grave problema: forzano la serratura, a volte con l’ausilio di arnesi da scasso, e prendono a calci la porta, cosa che crea non poche difficoltà tecniche. In diverse occasioni abbiamo addirittura dovuto sostituire sia porta che serratura”, dichiarano alcuni proprietari di alpeggi.

Si tratta di un grave atto vandalico e di un tentativo di irruzione che non possono essere tollerati, specialmente in ambiente montano: “I valori della montagna si basano sulla solidarietà e sull’aiuto reciproco. Simili azioni non dovrebbero essere nemmeno lontanamente concepite. Rispettare la montagna significa rispettare anche chi la frequenta e ogni particolare che contraddistingue il suo ambiente. Gli alpeggi, così come i rifugi e i bivacchi, raccontano il passato e il presente di chi ha vissuto quei luoghi e di chi ha reso possibili tanti momenti di spiritualità, gioia e condivisione. Rappresentano un punto di riferimento, un luogo sicuro. Personificano il rispetto e l’impegno di chi si prodiga a mantenerli con fatica e dedizione”, queste le parole di chi mantiene vive le nostre zone montane.
Nella stessa valle si sono verificati altri numerosi atti vandalici alpini nel corso degli anni, come per esempio quelli recati ai bussolotti dei “Libri di Vetta” del Monte Cresto e della Punta Tre Vescovi o al bivacco Padre Mauro Antoniotti, posto appena sotto la cima del Monte Bo. Non solo in più occasioni sono stati riportati danni alla struttura, ma in passato è stata anche profanata la statua della Madonna, posta a vegliare sulle cime in prossimità della costruzione. Il fenomeno, che si manifesta nei più fantasiosi e svariati modi, non si limita alla Valle Cervo, ma ha colpito diverse valli del Biellese. A titolo esemplificativo alcuni atti di vandalismo nei confronti dei rifugi alpini in Valle Oropa o quelli compiuti nei confronti della croce del Monte Mars in Valle Elvo.

Si tratta pertanto di un’inciviltà continua nel tempo e diffusa nello spazio. Un atto concreto di maleducazione e mancanza di valori che si ripropone in diverse modalità, ma che ottiene un unico effetto: un danno gratuito, che non ha possibili giustificazioni e che non trova limiti di alcun tipo. Nemmeno il più faticoso e grande dislivello mette un freno ai profanatori dello spirito di condivisione e solidarietà che vige sulle Alpi. È una riprova del fatto che con ogni probabilità i principi comunitari della montagna risultano a loro completamente estranei.









