Un ritorno atteso nella quiete del borgo
Con l’arrivo di maggio, mese tradizionalmente consacrato alla devozione mariana, Pettinengo ritrova il ritmo raccolto delle sere di preghiera. Alle ore 20:15, tra le case silenziose di canton Gurgo, torna a levarsi la voce corale del Rosario, in un appuntamento che unisce fede, memoria e identità.
L’oratorio ritrovato, cuore della comunità
Da quando il Circolo Culturale Sardo di Biella, insieme alle associazioni del territorio, agli enti locali e al sostegno di soci benemeriti, ha restituito alla comunità il seicentesco oratorio di canton Gurgo, questo scrigno del Barocco piemontese è tornato a vivere come luogo di incontro e spiritualità. Le sue porte si aprono ogni sera di maggio, accogliendo fedeli e visitatori in un clima di intima partecipazione, in sintonia con il parroco don Ferdinando Gallu.
“Dove due o tre sono riuniti”
La preghiera si svolge nel segno delle parole evangeliche tratte da Matteo (18,20): «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». Un messaggio che qui si fa esperienza concreta, nella semplicità di un ritrovarsi insieme, condividendo silenzi e invocazioni.
Lingue che pregano, culture che si incontrano
L’oratorio, liturgicamente dedicato ai Santi Grato d’Aosta ed Eusebio da Cagliari, diventa così crocevia di culture e tradizioni: un luogo in cui la lingua sarda e quella piemontese si intrecciano naturalmente nella preghiera. Un segno tangibile di quella attenzione alla lingua materna più volte incoraggiata da papa Francesco, che invita a riscoprire il valore autentico dell’espressione spirituale nelle parole più intime e familiari.
Voci e melodie tra Sardegna e Piemonte
Accanto al gruppo locale delle “pie donne”, sarà il diacono Elio Ceresa a sostenere e accompagnare i momenti della preghiera mariana. I partecipanti potranno seguire la recita grazie ai fogli di navata, che riportano i testi del “Rosariu cantadu” sia in limba sarda sia nella variante piemontese propria di canton Gurgo. In alcune serate, gli inni mariani risuoneranno nelle melodie tradizionali di Atzara e di Belvì, creando un dialogo armonioso tra le due culture.
Un’unica fede, molte voci
Le voci si alterneranno, offrendo a ciascuno la possibilità di pregare nella propria lingua e, al tempo stesso, di accogliere quella dell’altro. È in questa fusione di suoni, parole e devozione che l’oratorio ritrova la sua anima più profonda: non solo luogo di culto, ma spazio condiviso dove le radici si incontrano e si riconoscono, nel segno di una fede che unisce e supera ogni distanza.





