Riceviamo e pubblichiamo:
Nel 1890, a Milano, in Galleria, la truppa intervenne contro una manifestazione per la celebrazione del Primo Maggio. Nello stesso anno, negli Stati Uniti, nelle grandi città come New York, Washington e Baltimora, milioni di lavoratori scesero in piazza per rivendicare la riduzione dell’orario di lavoro a otto ore.
L’Unione dei lavoratori di Abbiategrasso manifestò il Primo Maggio del 1912 contro la guerra in Libia. Nel 1957, durante un comizio, Giuseppe Di Vittorio denunciò una situazione sociale italiana caratterizzata da profondi squilibri: bassi salari, disparità tra rendimento del lavoro e profitti del padronato.
Nel 1947, a Portella della Ginestra, la banda criminale di Salvatore Giuliano sparò contro la folla di contadini riuniti per celebrare il Primo Maggio: undici morti e numerosi feriti, in una strage di matrice politico-mafiosa.
Questi sono solo alcuni momenti delle lotte di donne e uomini che proseguirono fino alle grandi conquiste degli anni ’60 e ’70 nei luoghi di lavoro e nella società: lo Statuto dei Lavoratori, la legge 833 che istituì il Servizio Sanitario Nazionale, e altri diritti fondamentali, tra cui la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.
Il Primo Maggio 2026 trova il nostro Paese in una situazione politica e sociale molto difficile. Le disuguaglianze sono aumentate: milioni di persone vivono in povertà assoluta e oltre quattro milioni rinunciano a curarsi. Il sistema sanitario è in difficoltà e sempre più orientato verso il privato.
Il lavoro, come sancito dall’articolo 1 della Costituzione, dovrebbe essere il fondamento della Repubblica, ma oggi è spesso precario. Nei primi tre mesi dell’anno si contano 231 morti sul lavoro: una vera e propria tragedia. Salari e stipendi restano stagnanti, erosi anche dall’inflazione, mentre i servizi sanitari e socio-sanitari risultano inadeguati.
Molti giovani sono costretti a emigrare all’estero per trovare un lavoro dignitoso. Il sistema scolastico appare sempre più diseguale e i costi dell’università sono spesso insostenibili per le famiglie. Intanto, la ricchezza si concentra nelle mani di pochi: circa 427 mila persone possiedono patrimoni superiori al milione di euro, pari al 5% delle famiglie.
Le pensioni minime registrano aumenti molto limitati, insufficienti a rispondere al caro vita. A livello internazionale, il contesto è segnato da conflitti e instabilità, con gravi conseguenze umanitarie, come dimostrano le migliaia di vittime civili nei teatri di guerra.
Nonostante questo scenario, la spesa per la difesa continua ad aumentare, raggiungendo nel 2026 i 32,4 miliardi di euro, con un incremento rispetto all’anno precedente.
Fin dal 1890, lavoratrici e lavoratori hanno dovuto lottare, spesso pagando con la vita, per ottenere dignità, diritti, condizioni di lavoro migliori, la riduzione dell’orario e salari più equi.
Oggi, il Primo Maggio deve essere una giornata di impegno e mobilitazione per un cambiamento reale: contro il lavoro precario, per la sicurezza nei luoghi di lavoro, per salari dignitosi e servizi pubblici adeguati.
Il 25 Aprile rappresenta la lotta per la libertà conquistata 81 anni fa da donne e uomini della Resistenza, che si opposero al nazifascismo e contribuirono a costruire la nostra Costituzione.
Devono essere giornate partecipate, dedicate alla difesa della libertà, della democrazia e dei valori costituzionali nati dalla Resistenza.
Renato Nuccio, Carla Ladetto, Massimo Costantini





