COSTUME E SOCIETÀ - 23 aprile 2026, 07:20

“Amistade”, poesia di Nicola Loi: canto antico della fraternità nella lingua dei padri

Dalla Sardegna al mondo: itinerari poetici tra Biella e La Plata (Argentina)

“Amistade”, poesia di Nicola Loi: canto antico della fraternità nella lingua dei padri

“Amistade”, poesia di Nicola Loi: canto antico della fraternità nella lingua dei padri

“Amistade” – amicizia – è l’offerta poetica che Nicola Loi, da Ortueri, rivolge al Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella: un testo che si colloca nel cuore del nostro tempo, interrogandone le tensioni con tono misurato e profondo. In un’epoca segnata da fratture e derive disumanizzanti, la parola poetica riacquista funzione essenziale, divenendo luogo di elaborazione del dolore e strumento di ricomposizione dei legami.

Nell’idioma ancestrale, custode di stratificazioni storiche e culturali, l’autore afferma che l’amicizia “intro ’e sos coros ponet raighina”: essa attecchisce nell’intimo, generando vincoli duraturi. L’immagine, di evidente matrice naturale, rimanda a un processo silenzioso e fecondo, in cui il rapporto umano si consolida attraverso il tempo e la reciprocità. Tale legame trascende ogni delimitazione: “sorr’e frade, sos de s’altura, piana e marina”, evocando una comunità estesa, che annulla distanze e differenze.

Priva di barriere anagrafiche o costrizioni sociali, essa si manifesta “in libertade che una calarina”, libera e vitale come una giovane giumenta, figura di energia originaria e slancio vitale. In questa prospettiva, l’amicizia si configura quale forza spontanea, sottratta a ogni artificio, capace di restituire autenticità all’esperienza dell’incontro.

Nel richiamo sapienziale al monito antico – mala tempora currunt – emerge la consapevolezza della complessità del presente. Eppure, “sos bonos nde connoschent su valore”: solo chi possiede rettitudine interiore riconosce la portata di tale vincolo, fondato non sull’offesa ma su libertà, concordia e amore. In esso si esprime una nobiltà sostanziale, lontana da ogni ostentazione, nella quale si compendia l’onore dell’essere umano.

La voce poetica si distingue nettamente dal frastuono aggressivo – “no est sa ’ogh’e craba” – rifiutando ogni forma di invettiva per affermarsi quale espressione armonica e generativa. Non amplifica il conflitto, ma lo dissolve, restituendo centralità alla dignità dell’altro e alla relazione come spazio condiviso.

In tale orizzonte, la poesia si delinea come autentica “cultura della pace”: non costruzione ideologica, bensì esperienza trasformativa, che incide nella coscienza. Essa promuove solidarietà, alimenta comprensione e rinnova il senso di appartenenza a una comune umanità.

Il componimento, tradotto da Antonio Ledda e rielaborato da Roberto Perinu, confluirà nell’antologia del laboratorio linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”. L’iniziativa, oltre la dimensione didattica, si configura come presidio culturale: l’apprendimento dell’idioma materno diviene veicolo di trasmissione identitaria, occasione di dialogo intergenerazionale e strumento di continuità della memoria.

Inserito in un contesto più ampio, il progetto si estende oltre i confini nazionali, collegando idealmente il sodalizio biellese con il Circolo Sardo “Antonio Segni” di La Plata, in Argentina. Grazie agli incontri digitali, la distanza geografica si trasforma in prossimità simbolica, alimentata dalla condivisione linguistica e letteraria. Ne scaturisce un ponte culturale che unisce comunità lontane ma profondamente affini.

In questo spazio relazionale, la parola poetica custodisce una fiamma antica: quella di un popolo che, pur disperso, continua a riconoscersi nei propri valori fondativi. Una luce che rischiara senza consumare, che unisce senza omologare, trovando nella fraternità – radice e orizzonte – la sua espressione più compiuta.

Nell’immagine, Ferula communis L., volgarmente conosciuta come finocchiaccio. Nome sardo, ferula, feurra, ferla. Nome spagnolo, Férula, cañaheja.

Amistade

Ischis chi s'amistade,

Intro 'e sos coros ponet raighina.

Bides che sorr'e frade,

Sos de s'altura, piana e marina.

No connoschet edade,

In libertade che una calarina.

Cando est totu a tundu,

Dogn'unu vivet pasidu e giocundu.

Est sa vera richesa,

Sos bonos nde connoschent su valore.

No connoschet ofesa,

Est libertade, paghe cun amore.

Est solu nobilesa,

In s'amistade est totu s'onore.

No est sa 'ogh'e craba,

Chi a boghes minetat a su Paba.

Est contras a sa gherra,

Sabidoria est e onestade.

Sa rosa de sa terra,

Chi est abbàda cun sa bonidade.

Bandera in-dogni serra,

Abba e alenu pro s'umanidade.

No connoschet murrunzu,

Ierru, beranu, isti'e atunzu.

Intret a sos mortores,

Fine che pensamentu o callentura.

No sichent sos fiores,

No cherimus de bombas disaùra.

E pros sos benidores,

S'amistade sa sola bon'aúra.

Siat in sa terra tota,

Una dotrina: sa pius connota.

Nigolau Loi, su 22 de abrile 2026

Amicizia

Sai che l'amicizia,

Dentro i cuori mette radici.

Vedi come sorelle e fratelli,

Quelli dei monti, pianura e marina.

Non conosce età,

In libertà come una cavallina.

Quando è a tutto tondo,

Ognuno vive sazio e giocondo.

È la vera ricchezza,

I buoni ne conoscono il valore.

Non conosce offesa,

È libertà, pace con amore.

È solo nobiltà,

Nell'amicizia è tutto l’onore.

Non è la voce di capra,

Che a urla minaccia il Papa.

È contro la guerra,

Saggezza è e onestà.

La rosa della terra,

Che è innaffiata con la bontà.

Bandiera in ogni cima,

Acqua e respiro per l'umanità.

Non conosce lamento,

Inverno, primavera, estate e autunno.

Entri negli assassini,

Finemente come preoccupazione o febbre.

Non secchino i fiori,

Non vogliamo di bombe sventura.

E per ci verrà dopo di noi,

L'amicizia la sola buona fortuna.

Sia nella la terra tutta,

Una dottrina: la più insigne.

Nicola Loi, 22 aprile 2026

C.S. Simmaco Cabiddu, Su Nuraghe

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