Sedicesimo appuntamento con “Riascoltati per voi”. Dopo aver toccato il cielo con un disco entrato nella storia come “A Night at the Opera”, nel 1976 i Queen si trovano davanti a una scelta delicata: ripetersi e cavalcare l’onda del successo, oppure rischiare e guardare oltre. Ovviamente, scelgono la strada più difficile, quella che distingue le grandi band da tutte le altre. “A Day at the Races” nasce così, come un album che non urla, ma convince. Meno spettacolare in apparenza, più solido nella sostanza. Qui i Queen mettono in mostra una maturità nuova, fatta di canzoni curate, arrangiamenti eleganti e un equilibrio perfetto tra potenza rock e raffinatezza melodica.
In “A Day at the Races”, i Queen sembrano più uniti che mai. Ogni membro ha spazio, ogni idea trova il suo posto. Un album più diretto, ma sempre raffinato. C’è meno barocco, ma più equilibrio. Le canzoni sono curate, potenti, spesso emozionanti. Non è un album immediato come altri della loro immensa carriera, ma cresce ascolto dopo ascolto. Ed è proprio questo uno dei suoi grandi pregi.
Gli arrangiamenti vocali sono uno dei punti più di forza del disco: cori curatissimi, armonie perfette, tutto costruito con grande attenzione. Freddie Mercury è in grandissima forma, lo si sente e lo si percepisce. Passa con naturalezza da momenti delicati a esplosioni vocali piene di energia. Non cerca mai l’eccesso gratuito: qui è espressivo, intenso, sempre credibile. Brani come “Somebody to Love” mostrano tutta la sua anima soul e gospel, mentre altri pezzi mettono in luce il suo lato più rock.
Prodotto dai Queen stessi, segno di una band ormai pienamente consapevole dei propri mezzi. Brian May e le sue schitarrate sono subito riconoscibili, melodiche, capaci di essere potenti ma anche delicate quando serve. I suoi assoli non sono mai messi lì per stupire, ma per accompagnare e valorizzare le canzoni. Così come il basso di John Deacon lavora in modo elegante e discreto, dando solidità a tutto l’album, mentre Roger Taylor tiene il ritmo con una batteria energica, decisa, ma sempre al servizio del gruppo. È l’equilibrio tra questi elementi che rende il disco così compatto e convincente, quasi insuperabili.
Questo è un disco perfetto per un ascolto attento, senza fretta. E’ ideale da ascoltare tutto intero, perché il suo fascino sta proprio nel viaggio completo, non nel singolo brano isolato. Con le cuffie rende ancora meglio, soprattutto per apprezzare i cori e i dettagli degli arrangiamenti. “A Day at the Races” è un album elegante, profondo, meno appariscente ma ricchissimo. Ed è la dimostrazione che i Queen, nel 1976, erano già un passo (forse molti di più) avanti a tante altre band e sapevano guardare oltre il successo immediato.
I miei brani preferiti sono: "Tie Your Mother Down", "You Take My Breath Away", "The Millionaire Waltz", "You and I", "Somebody to Love", "White Man", "Good Old-Fashioned Lover Boy" e "Teo Torriatte (Let Us Cling Together)".
Voto: 9,5
Tracce:
1) Tie Your Mother Down – 4:48
2) You Take My Breath Away – 5:09
3) Long Away – 3:34
4) The Millionaire Waltz – 4:54
5)You and I – 3:25
6) Somebody to Love – 4:56
7) White Man – 4:59
8) Good Old-Fashioned Lover Boy – 2:54
9) Drowse – 3:45
10) Teo Torriatte (Let Us Cling Together) – 5:50
Durata: 44 minuti.
Formazione:
- Freddie Mercury – voce, pianoforte.
- Brian May – chitarra, voce.
- Roger Taylor – batteria, voce, percussioni.
- John Deacon – basso Fender, chitarra acustica
Dopo aver ascoltato le ultime note, ci congediamo da “A Day At The Races” dei Queen, il disco che per questa settimana è stato la nostra macchina del tempo. Questo nostro viaggio non è mai statico; ogni riascolto svela una nuova strada, un nuovo dettaglio nascosto che merita di essere visitato. Fatemi sapere le vostre impressioni, i vostri ricordi e le vostre riflessioni.
Grazie per aver condiviso la rotta anche questa settimana, il prossimo vinile è già sul piatto. A presto!





